Studi Scientifici

Il Bridge è stato oggetto di numerosi studi scientifici in Italia e all’estero, condotti da istituti di ricerca e università. I risultati ottenuti dimostrano che:

  • Il Bridge aumenta le capacità di memoria e ragionamento. Studio condotto su persone di età 55-91 anni da Louise Clarkson Smith ed Alan A. Hartley

    pubblicazione: Journal of Gerontology – Vol 45, Issue 6, pp 233-238

  • Il Bridge aumenta sensibilmente le prestazioni intellettuali dei bambini in età scolare (misurate con l’Iowa Test of Basic Skills – ITBS) in tutte e cinque le aree testate: lettura, linguaggio, matematica, scienze, studi sociali. Christopher Shaw, Carlinville IL

    http://web2.acbl.org/documentLibrary/teachers/statisticallyspeaking.pdf

  • Gli anziani che giocano a Bridge hanno un rischio di insorgenza di demenza senile diminuito del 74%. Giochi enigmistici come i cruciverba riducono il rischio solamente del 38%. 2003, Verghese, the New England Journal of Medicine

  • Giocare a Bridge potenzia il sistema immunitario. La stimolazione del timo comporta un’aumentata produzione di linfociti T. 2000, Marian Cleeves Diamond

    http://www.berkeley.edu/news/media/releases/2000/11/08_Bridge.html

  • Giocare a Bridge migliora le abilità sociali (comportamento cooperativo). 2014, Becchetti, Fiaschetti, Marini – Tor Vergata

    http://www.siecon.org/online/wp-content/uploads/2014/10/Becchetti-Fiaschetti-Marini-167.pdf

  • Il Bridge favorisce la rigenerazione del cervello, tramite la formazione di nuove sinapsi e perfino neuroni. Joseph Coyle, Harvard Medical School

Il premio Nobel per l’economia George Akerlof ha dichiarato che la crisi economica mondiale potrebbe essere correlata alla diminuzione del numero di giocatori di Bridge.

Estratto del libro di Akerlof “Animal Spirits” (2009):

Il cambiamento culturale che prese il via a partire dalla fine degli anni ’20 si manifestò anche nella scelta dei passatempi.

Durante gli anni ‘30, cioè nel periodo della Depressione, il gioco del Bridge sbocciò letteralmente. Dal 1941, con la fine della Grande Depressione, un sondaggio condotto dall’Associazione dei Produttori Americani di Carte rilevò che il Bridge era diventato il gioco più popolare, praticato addirittura dal 44% delle famiglie statunitensi.

Si tratta di un gioco di coppia, in cui è necessario cooperare – un’attività sociale, che fin dall’inizio veniva frequentemente raccomandata anche come metodo per trovare amici o addirittura fidanzarsi.

Era considerato anche un ottimo modo per migliorare la socialità (sebbene di tanto in tanto potesse essere la causa della fine di amicizie o di divorzi). […]

Nella prima decade del XXI secolo il Bridge attraversa un serio declino; viene visto come un passatempo per anziani ed è praticato da pochi giovani. Al contrario, il poker – e specialmente la sua variante Texas hold’em – ha un ampio seguito. Questo, a differenza del Bridge, è un gioco individuale, in cui hanno molta importanza il “bluff”, la dissimulazione e il sangue freddo. Solitamente si pratica per denaro.

Naturalmente sappiamo che potrebbe non esserci alcuna correlazione fra quello che avviene al tavolo da gioco e ciò che accade nell’economia. Ma se fra i giochi di carte, che sono praticati da milioni di persone, si passa al “bluff”, all’inganno, non trovate scontato assumere che questo passaggio si rispecchi anche nel mondo del commercio?

Il Bridge è stato oggetto di numerosi studi scientifici in Italia e all’estero, condotti da istituti di ricerca e università. I risultati ottenuti dimostrano che:

  • Il Bridge aumenta le capacità di memoria e ragionamento. Studio condotto su persone di età 55-91 anni da Louise Clarkson Smith ed Alan A. Hartley

    pubblicazione: Journal of Gerontology – Vol 45, Issue 6, pp 233-238

  • Il Bridge aumenta sensibilmente le prestazioni intellettuali dei bambini in età scolare (misurate con l’Iowa Test of Basic Skills – ITBS) in tutte e cinque le aree testate: lettura, linguaggio, matematica, scienze, studi sociali. Christopher Shaw, Carlinville IL

    http://web2.acbl.org/documentLibrary/teachers/statisticallyspeaking.pdf

  • Gli anziani che giocano a Bridge hanno un rischio di insorgenza di demenza senile diminuito del 74%. Giochi enigmistici come i cruciverba riducono il rischio solamente del 38%. 2003, Verghese, the New England Journal of Medicine

  • Giocare a Bridge potenzia il sistema immunitario. La stimolazione del timo comporta un’aumentata produzione di linfociti T. 2000, Marian Cleeves Diamond

    http://www.berkeley.edu/news/media/releases/2000/11/08_Bridge.html

  • Giocare a Bridge migliora le abilità sociali (comportamento cooperativo). 2014, Becchetti, Fiaschetti, Marini – Tor Vergata

    http://www.siecon.org/online/wp-content/uploads/2014/10/Becchetti-Fiaschetti-Marini-167.pdf

  • Il Bridge favorisce la rigenerazione del cervello, tramite la formazione di nuove sinapsi e perfino neuroni. Joseph Coyle, Harvard Medical School

Il premio Nobel per l’economia George Akerlof ha dichiarato che la crisi economica mondiale potrebbe essere correlata alla diminuzione del numero di giocatori di Bridge.

Estratto del libro di Akerlof “Animal Spirits” (2009):

Il cambiamento culturale che prese il via a partire dalla fine degli anni ’20 si manifestò anche nella scelta dei passatempi.

Durante gli anni ‘30, cioè nel periodo della Depressione, il gioco del Bridge sbocciò letteralmente. Dal 1941, con la fine della Grande Depressione, un sondaggio condotto dall’Associazione dei Produttori Americani di Carte rilevò che il Bridge era diventato il gioco più popolare, praticato addirittura dal 44% delle famiglie statunitensi.

Si tratta di un gioco di coppia, in cui è necessario cooperare – un’attività sociale, che fin dall’inizio veniva frequentemente raccomandata anche come metodo per trovare amici o addirittura fidanzarsi.

Era considerato anche un ottimo modo per migliorare la socialità (sebbene di tanto in tanto potesse essere la causa della fine di amicizie o di divorzi). […]

Nella prima decade del XXI secolo il Bridge attraversa un serio declino; viene visto come un passatempo per anziani ed è praticato da pochi giovani. Al contrario, il poker – e specialmente la sua variante Texas hold’em – ha un ampio seguito. Questo, a differenza del Bridge, è un gioco individuale, in cui hanno molta importanza il “bluff”, la dissimulazione e il sangue freddo. Solitamente si pratica per denaro.

Naturalmente sappiamo che potrebbe non esserci alcuna correlazione fra quello che avviene al tavolo da gioco e ciò che accade nell’economia. Ma se fra i giochi di carte, che sono praticati da milioni di persone, si passa al “bluff”, all’inganno, non trovate scontato assumere che questo passaggio si rispecchi anche nel mondo del commercio?

Il Bridge è stato oggetto di numerosi studi scientifici in Italia e all’estero, condotti da istituti di ricerca e università. I risultati ottenuti dimostrano che:

Il Bridge aumenta le capacità di memoria e ragionamento. Studio condotto su persone di età 55-91 anni da Louise Clarkson Smith ed Alan A. Hartley

pubblicazione: Journal of Gerontology – Vol 45, Issue 6, pp 233-238

Il Bridge aumenta sensibilmente le prestazioni intellettuali dei bambini in età scolare (misurate con l’Iowa Test of Basic Skills – ITBS) in tutte e cinque le aree testate: lettura, linguaggio, matematica, scienze, studi sociali. Christopher Shaw, Carlinville IL

http://web2.acbl.org/documentLibrary/teachers/statisticallyspeaking.pdf

Gli anziani che giocano a Bridge hanno un rischio di insorgenza di demenza senile diminuito del 74%. Giochi enigmistici come i cruciverba riducono il rischio solamente del 38%. 2003, Verghese, the New England Journal of Medicine

Giocare a Bridge potenzia il sistema immunitario. La stimolazione del timo comporta un’aumentata produzione di linfociti T. 2000, Marian Cleeves Diamond

http://www.berkeley.edu/news/media/releases/2000/11/08_Bridge.html

Giocare a Bridge migliora le abilità sociali (comportamento cooperativo). 2014, Becchetti, Fiaschetti, Marini – Tor Vergata

http://www.siecon.org/online/wp-content/uploads/2014/10/Becchetti-Fiaschetti-Marini-167.pdf

Il Bridge favorisce la rigenerazione del cervello, tramite la formazione di nuove sinapsi e perfino neuroni. Joseph Coyle, Harvard Medical School

Il premio Nobel per l’economia George Akerlof ha dichiarato che la crisi economica mondiale potrebbe essere correlata alla diminuzione del numero di giocatori di Bridge.

Estratto del libro di Akerlof “Animal Spirits” (2009):

Il cambiamento culturale che prese il via a partire dalla fine degli anni ’20 si manifestò anche nella scelta dei passatempi.

Durante gli anni ‘30, cioè nel periodo della Depressione, il gioco del Bridge sbocciò letteralmente. Dal 1941, con la fine della Grande Depressione, un sondaggio condotto dall’Associazione dei Produttori Americani di Carte rilevò che il Bridge era diventato il gioco più popolare, praticato addirittura dal 44% delle famiglie statunitensi.

Si tratta di un gioco di coppia, in cui è necessario cooperare – un’attività sociale, che fin dall’inizio veniva frequentemente raccomandata anche come metodo per trovare amici o addirittura fidanzarsi.

Era considerato anche un ottimo modo per migliorare la socialità (sebbene di tanto in tanto potesse essere la causa della fine di amicizie o di divorzi). […]

Nella prima decade del XXI secolo il Bridge attraversa un serio declino; viene visto come un passatempo per anziani ed è praticato da pochi giovani. Al contrario, il poker – e specialmente la sua variante Texas hold’em – ha un ampio seguito. Questo, a differenza del Bridge, è un gioco individuale, in cui hanno molta importanza il “bluff”, la dissimulazione e il sangue freddo. Solitamente si pratica per denaro.

Naturalmente sappiamo che potrebbe non esserci alcuna correlazione fra quello che avviene al tavolo da gioco e ciò che accade nell’economia. Ma se fra i giochi di carte, che sono praticati da milioni di persone, si passa al “bluff”, all’inganno, non trovate scontato assumere che questo passaggio si rispecchi anche nel mondo del commercio?