Il Bridge e la Federazione Italiana Gioco Bridge

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Bridge, lo Sport della Mente

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Storia della Federazione Italiana Gioco Bridge
Nel 1937 nasce in Italia l’Associazione Italiana “Ponte”,
oggi Federazione Italiana Gioco Bridge.
Solo 10 dieci anni più tardi nascerà quella europea.

La Federazione Italiana Gioco Bridge nasce in Italia a Milano nel 1937, grazie a un gruppo di appassionati quali Piero Acchiappati, Paolo Baroni, Adolfo Giannuzzi, Raoul Morpurgo, Enzo Pontremoli, Federico Rosa, Giano Vedovelli e Ciro Verratti.

Allora si chiamava “Associazione Italiana Ponte”, nome imposto durante il fascismo per “doveroso rispetto all’autarchia del linguaggio”, come ebbero a spiegare i Soci Fondatori nel “Bollettino”, prima embrionale versione di quella che sarebbe poi diventata la rivista ufficiale della Federazione: Bridge d’Italia.

Il gioco del ponte è tutt’altro che di origine inglese – si legge nella rivista – e fu praticato per la prima volta nel 1873 sulle rive del Bosforo; gli ideatori furono: un finanziere rumeno, un greco, un banchiere turco e, quel che a noi più interessa, un italiano, cioè l’allora delegato del Regio Governo presso la Commissione di Rodope: il Cavalier Edoardo Graziani. (…)
Esiste infatti una radice di origine slava: “biritch” che corrisponde al verbo italiano “tagliare” e tutti quelli che conoscono e giocano l’italianissima “briscola” riconosceranno l’analogia che questo gioco ha con quello del “bridge” per l’esistenza di un colore privilegiato: l’atout. (…)

Senz’altro più complessa la derivazione del bridge da altri giochi di carte, così come anche l’origine etimologica del suo nome.

La prima sede dell’Associazione fu in Via Alessandro Manzoni n. 1 a Milano. È importante ricordare questa sede anche perché ospitò per molti anni, negli splendidi locali di Palazzo Borromeo, il Circolo degli Industriali, vera fucina di bridgisti di altissimo livello e campioni che hanno onorato la maglia Azzurra.

Nello stesso anno di nascita della Federazione Italiana, è stata costituita la Lega Americana del Bridge Contratto (American Contract Bridge League, ACBL), frutto della fusione di due distinte federazioni. La Lega Europea di Bridge (European Bridge League, EBL) sarebbe stata fondata dieci anni più tardi (1947) e la Federazione Mondiale di Bridge (World Bridge Federation, WBF) altri 11 anni dopo (1958).

Tra i 12 Presidenti della Federazione Italiana Gioco Bridge ricordiamo Luigi Firpo, già Senatore della Repubblica.

Bridge Sport della mente

Nel 1993, sotto la Presidenza CONI di Arrigo Gattai, e grazie all’impegno Segretario Generale CONI Mario Pescante, la Federazione (l’Associazione Italiana Ponte è diventata Federazione Italiana Bridge nel 1951) ha raggiunto l’ambizioso sogno di veder elevare il Bridge al rango di sport. La solida reputazione che vanta ancora oggi è il frutto di decenni di scelte federali che hanno avvicinato il Bridge ai principi di integrità sportiva, allontanandolo dal pregiudizio dell’azzardo legato ad alcuni giochi di carte. Una tappa davvero storica.

Cinque anni dopo, lo stesso traguardo è stato raggiunto a livello internazionale con il riconoscimento della World Bridge Federation da parte del CIO. L’Unesco ha riconosciuto che il Bridge è uno sport di intelligenza con un’importante componente di convivialità, che può sviluppare le capacità intellettuali e migliorare le doti comunicative.

Organigramma FIGB

Presidente della Federazione Italiana Gioco Bridge: Francesco Ferlazzo Natoli
Vice Presidente Vicario: Ezio Fornaciari
Vice Presidente: Stefano Back, Gino Ulivagnoli
Consigliere: Patrizia Azzoni (Consigliere tecnico), Alvise Ferri, Luigina Gentili (Consigliere atleta), Elisabetta Maccioni, Pierfrancesco Parolaro, Enrico Penna (Consigliere atleta), Alessandro Piana
Segretario Generale: Gianluca Frola

Collegio Revisori dei Conti: Piergiorgio Finocchiaro (Presidente), Attilio Pietro Panzetti, Francesco Salvatori

Francesco Ferlazzo Natoli, Presidente della Federazione Italiana Gioco Bridge

L’attuale Presidente della Federazione Italiana Gioco Bridge è l’Avv. Francesco Ferlazzo Natoli. Stimato professionista di Messina, Ferlazzo Natoli ha messo per lungo tempo la sua passione per il Bridge e la sua professionalità al servizio di questa disciplina e della Federazione, occupandosi prima della giustizia sportiva, rivestendo poi per anni il ruolo di Consigliere per approdare infine alla massima carica di Presidente FIGB il 25 Febbraio 2017.

L’Assemblea elettiva si è svolta nel Salone d’Onore del CONI al Foro Italico, come di prassi per le discipline sportive. Netto il responso delle urne: con il 55% delle preferenze, Ferlazzo Natoli è stato proclamato dodicesimo presidente della Federazione Italiana Gioco Bridge; consenso che è stato suggellato dall’elezione dei dieci Consiglieri federali, tutti parte della cordata dell’Avvocato.

L’obiettivo dell’esecutivo è razionalizzare le spese di gestione, investire nel proselitismo sia a livello centrale che locale, portare un numero sempre maggiore di persone a conoscere il bridge e a potersene appassionare.

Ottime notizie vengono anche dall’ambito agonistico di alto livello. Durante il primo anno di Presidenza Ferlazzo Natoli, l’Italia ha ottenuto un oro nella Universiadi europee, un argento nei Campionati Mondiali a Coppie Under 21, un argento nei Campionati Mondiali Seniores a Squadre e la qualificazione delle Nazionali a Squadre Under 21 e Under 26 ai Campionati Mondiali di Settore che si giocheranno quest’anno in Cina.

Nei prossimi Campionati Europei che si svolgeranno a giugno in Belgio, ad Ostenda, i campionissimi del bridge azzurro, tutti ai vertici delle classifiche mondiali, rientreranno in Nazionale come titolari dopo quattro anni di interruzione.

La Federazione Italiana Gioco Bridge oggi, i dati

I dati italiani del bridge: quasi 24 mila iscritti suddivisi al 50 % tra uomini e donne.
Il totale dei tesserati è di 23.825, suddivisi ex equo tra uomini e donne, di cui 12.343 uomini e 11.482 donne.
Gli agonisti sono in totale 4.061, uomini 2.405 pari al 59 %, 1.656 le donne, pari al 41%.

Il bridge è giocato con interesse ed entusiasmo da tesserati che vanno dai 10 ai 100 e più anni.

Circa 2.000.000 gli italiani che conoscono il bridge, circa 200.000.000 nel mondo.
Gli Albi federali contano circa 530 arbitri e 330 Insegnanti in attività.
La Lombardia è la regione dove si gioca più a bridge con 52 Associazioni o Società sportive dilettantistiche, seguita dal Lazio con 40, Toscana 37, Emilia Romagna 24, Piemonte 23, Veneto 22, Marche 18, Campania e Sicilia 16, Puglia 13, Liguria 12 e il resto delle regioni sotto i 10.
La maggiore parte delle asd/ssd ha una propria Scuola Bridge e/o Centro di avviamento allo sport.

Il bridge è considerato e praticato come gioco didattico anche da 1.500 studenti in diverse scuole sull’intero territorio nazionale.

Palmarès Italia

L’Italia contende agli Stati Uniti il primato di Nazione storicamente più forte del pianeta. Il mitico “Blue Team” ha dominato lo scenario mondiale per circa 20 anni (1957/1975); dal 2000 il “nuovo Blu Team” ha ripercorso, con risultati poco più altalenanti, la stessa strada.

Gli ori Azzurri

15 Campionati del mondo a squadre open (Bermuda Bowl)
1957, 1958, 1959, 1961, 1962, 1963, 1965, 1966, 1967, 1969, 1973, 1974, 1975, 2005, 2013

6 Campionati del Mondo a squadre open (Ex Olimpiadi, ora il nome della gara è Vanderbilt Trophy)
1964, 1968, 1972, 2000, 2004, 2008

2 Women’s Teams
1972, 1976

2 Rosenblum Cup
1998, 2002

1 Campionato del Mondo a Coppie Open
2002

1 Campionato del Mondo a Coppie Miste
1998

20 Campionati Europei a squadre Open
1951, 1956, 1957, 1958, 1959, 1965, 1967, 1969, 1971, 1973, 1975, 1979, 1995, 1997, 1999, 2001, 2002, 2004, 2006, 2010

5 Campionati Europei a squadre Femminili
1970, 1971, 1973, 1974, 1977

4 Campionati del MEC Open
1967, 1977, 1979, 1983

2 Campionati del MEC Femminile
1971, 1973

2 Campionati del MEC Senior
1993, 1998

6 Campionati del MEC Misto
1977, 1979, 1981, 1983, 1985, 1998

2 Campionati del mondo under 26 a squadre
1999, 2003

1 Campionato del mondo under 21 a squadre
2016

2 Campionati europei under 26 a squadre
1998, 2002

1 Campionato europeo under 21 a squadre
1998

3 Campionati del MEC Junior
1967, 1971, 1979

1 Campionato del mondo under 26 a partecipazione libera a squadre femminili
2015

2 Campionati del mondo under 26 a partecipazione libera a squadre BAM
2009, 2015

1 Campionato del mondo under 26 a partecipazione libera a coppie open
2013

1 Campionato del mondo under 26 a partecipazione libera a coppie femminili
2013

Come si gioca a Bridge

Le carte sono soltanto lo strumento necessario per sviluppare le manovre per realizzare le prese.

Come si gioca oggi, i simultanei, la trasmissione in diretta delle gare, i Campionati italiani e Internazionali. Il campo da gioco del bridge è un tavolo quadrato a cui siedono 4 giocatori seduti ciascuno ad un lato e identificati dai punti cardinali. Nord-Sud ed Est-Ovest formano due coppie avversarie. I componenti di ciascuna coppia vincono o perdono insieme. Ecco perché è fondamentale avere rispetto e cura del proprio compagno e metterlo a proprio agio. Si utilizza un mazzo di carte francesi (i semi sono: picche, cuori, quadri e fiori), senza i jolly. Le 52 carte vengono interamente distribuite fra i 4 giocatori, che quindi ne hanno 13 a testa. Lo scopo del bridge è realizzare prese. Ogni presa è formata da 4 carte, giocate una ciascuno dai 4 atleti al tavolo; una delle 4 carte risulta vincente sulla altre e il possessore di tale carta è colui che realizza la presa per la propria coppia. La parte di gioco vero e proprio è preceduta da un'”asta” (o “licita” o “dichiarazione”), in cui ogni giocatore comunica, attraverso un linguaggio codificato comprensibile a compagno ed avversari, le potenzialità realizzative, in termini di prese, delle proprie carte. Nella fase della dichiarazione la coppia può scegliere un colore dominante, la briscola o atout, e decidere di giocare un contratto ad atout o senza atout; la scelta del tipo di contratto dipende dal numero delle carte posseduto dalla coppia in un seme. Le informazioni codificate vengono espresse posizionando sul tavolo i “cartellini dichiarativi”, contenuti in scatole di plastica denominate bidding box, che hanno sostituito, diversi anni fa, le dichiarazioni a voce, consentendo un minor disturbo ai concorrenti dei tavoli vicini e una maggiore concentrazione. Ogni coppia costruisce quindi un “ponte” che ha lo scopo di scambiare le informazioni necessarie ad impegnarsi per realizzare successivamente il maggior numero possibile di prese. La coppia che si impegna a realizzare il numero di prese più alto vince l’asta, in quella mano è coppia all’attacco e diventa titolare del “contratto”, cioè dell’impegno a ottenere almeno quel numero di prese; la coppia avversaria difenderà per impedirglielo. Il contratto mantenuto porta punti alla coppia in attacco, in misura maggiore quanto più elevato è l’impegno. Anche una sola presa in meno rispetto al “contratto” porta punti alla coppia di difensori. La mano termina quando le 52 carte sono state tutte giocate. Ai giocatori non vengono assegnate le carte casualmente. Al centro di ogni tavolo viene posto un astuccio, denominato “board”, con quattro tasche, ciascuna contenente 13 carte e recante l’indicazione di uno dei quattro punti cardinali. All’inizio di ogni turno ciascuno dei quattro giocatori (che, ricordiamo, sono identificati proprio dai punti cardinali) estrae le carte che gli competono dalla tasca corrispondente alla sua posizione, ove le ripone anche al termine della giocata, per preservare l’ordine. Concluso ogni turno, gli astucci vengono passati da un tavolo all’altro, finché ogni coppia in gara avrà giocato tutte le mani disponibili. Con questo sistema, ciascuno dei giocatori seduti in Nord avrà avuto in mano le stesse carte, così come quelli seduti in Est, Ovest, Sud e così via. È quindi possibile un confronto ad armi pari. Questo concetto è stato elevato alla massima potenza grazie alla tecnologia. Oggi, durante un torneo simultaneo, la distribuzione delle carte è la stessa per tutti i giocatori di tutte le Associazioni di Italia. La Federazione coordina il sistema, preparando le smazzate e inviandole tramite avanzati sistemi di sicurezza ad ogni club, dove il direttore di gara predispone le carte negli astucci. In questo modo, in ogni Associazione di ogni città di ogni regione d’Italia i bridgisti giocano le carte secondo la stessa distribuzione e possono confrontarsi con i medesimi problemi. Ecco perché nella parte dell’asta è necessario che le coppie “dichiarino” il miglior “contratto” possibile; eccessiva cautela o audacia porterebbero a un risultato peggiore rispetto alle coppie che giocano la stessa mano agli altri tavoli. Al termine di ogni torneo, con pochi click i direttori inviano le classifiche a un sistema che le elabora in tempo reale e restituisce la graduatoria nazionale. Se anche le carte venissero mescolate, comunque, il fattore fortuna potrebbe giocare un ruolo solo su un piccolissimo campione statistico. A bridge la fortuna non conta, mai. Il bluff non riveste alcun ruolo: fingere di avere una mano più forte porta innanzi tutto ad ingannare il proprio compagno, con rischi catastrofici. Per vincere a bridge bisogna essere il più possibile tecnici e precisi e giocare come se i compagni e gli avversari facessero sempre la miglior scelta possibile. Il bridge consente di migliorare le proprie capacità di concentrazione, ragionamento, valutazione, strategia, disciplina e decisionali; a questi aspetti sono legati il valore didattico e lo sviluppo e mantenimento delle facoltà cognitive. L’allenamento è fondamentale come in tutti gli sport, in special modo quello con il compagno consente di affinare il linguaggio per la comunicazione durante l’asta e le tecniche di difesa. Altrettanto importante lo studio degli avversari e la definizione delle relative strategie. Anche nei Campionati, normalmente ospitati da grandi strutture quali Palazzi dei Congressi, grandi sale congressuali ecc., tutti i concorrenti si confrontano con le stesse carte. La FIGB ne organizza numerosi, tutti a larga partecipazione (migliaia di concorrenti), assegnando i titoli italiani di varie specialità. Oggi tutti gli appassionati di Bridge possono osservare i Campioni mentre giocano, collegandosi via internet dal divano di casa ad apposite piattaforme che trasmettono in tempo reale Campionati nazionali, europei e mondiali. Avere un posto in prima fila per assistere alle giocate dei più forti bridgisti di Italia o del mondo era una rara opportunità fino agli anni ’80: bisognava come minimo essere fisicamente nella sede di gara e spesso addirittura fare la fila. Immaginate, intorno ai tavoli migliori, un’impalcatura con gradinate e sedie: era il PIT, una sorta di anfiteatro mobile per consentire a 30-40 osservatori di assistere all’incontro. I giocatori cooperavano alzando le carte sopra la testa per permettere agli spettatori di vederle meglio. Con questi presupposti è chiaro che la tecnologia che ha portato per la prima volta lo spettacolo su grande schermo è stata accolta come una magia. Era il 1985 e la rivoluzione ha avuto luogo a Salsomaggiore in occasione dei Campionati Europei grazie, tanto per cambiare, ad un italiano: il prof. Gianni Baldi di Torino, che ha letteralmente costruito la storia tecnologica del Bridge in Italia e nel Mondo. Il professore ha allestito una sorta di cinema a qualche decina di metri dalla sede di gara, dove si poteva ammirare in tempo reale lo spettacolo del Bridge d’eccellenza su comode poltrone. Con l’introduzione di internet, la magia è stata trasportata online. Il bridge agonistico, praticato a livello assoluto, richiede un notevole dispendio di energie fisiche e mentali, e un’alta capacità di concentrazione. Nelle manifestazioni importanti come Olimpiadi e Mondiali si arriva a giocare anche più di dieci ore al giorno. In eventi di quindici giorni, per la particolare tensione richiesta ai partecipanti, si registrano perdite di peso tra i 4 e i 5 kg, nonostante la possibilità di avvicendamento dei giocatori. Come per quasi tutte le discipline sportive, anche per il bridge sono pianificate sedute di allenamento teorico-strategico dedicate allo studio delle caratteristiche delle squadre avversarie. Nelle grandi manifestazioni l’emotività è uno dei fattori che possono incidere negativamente sull’esito della gara e quindi deve essere dominata. Ogni giocata è sotto l’occhio del pubblico, attraverso telecamere, computer e il sistema Bridgerama, e ogni errore si rivela impietosamente agli spettatori in grado di decifrarlo con lampante evidenza e in tempo reale. Oltre ad applicazione, capacità di concentrazione e resistenza, il bridge richiede anche una notevole lealtà. L’intensa attività istituzionale della Giustizia sportiva vaglia la liceità dei comportamenti e delle reazioni nel corso dei tornei agonistici. Le intese segrete tra compagni di gioco sono proibite e possono portare alla squalifica e a provvedimenti disciplinari. Studi scientifici sul Bridge Il bridge è stato oggetto di numerosi studi scientifici in Italia e all’estero, condotti da istituti di ricerca e università. I risultati ottenuti dimostrano che: Il Bridge aumenta sensibilmente le prestazioni intellettuali dei bambini in età scolare (misurate con l’Iowa Test of Basic Skills – ITBS) in tutte e cinque le aree testate: lettura, linguaggio, matematica, scienze, studi sociali. Christopher Shaw, Carlinville IL http://web2.acbl.org/documentLibrary/teachers/statisticallyspeaking.pdf Il Bridge aumenta le capacità di memoria e ragionamento Studio condotto su persone di età 55-91 anni da Louise Clarkson Smith ed Alan A. Hartley pubblicazione: Journal of Gerontology – Vol 45, Issue 6, pp 233-238 Gli anziani che giocano a Bridge hanno un rischio di insorgenza di demenza senile diminuito del 74% Giochi enigmistici come i cruciverba riducono il rischio solamente del 38%. 2003, Verghese, the New England Journal of Medicine Giocare a Bridge potenzia il sistema immunitario La stimolazione del timo comporta un’aumentata produzione di linfociti T 2000, Marian Cleeves Diamond http://www.berkeley.edu/news/media/releases/2000/11/08_bridge.html Giocare a Bridge migliora le abilità sociali (comportamento cooperativo) 2014, Becchetti, Fiaschetti, Marini – Tor Vergata http://www.siecon.org/online/wp-content/uploads/2014/10/Becchetti-Fiaschetti-Marini-167.pdf Il Bridge favorisce la rigenerazione del cervello, tramite la formazione di nuove sinapsi e perfino neuroni Joseph Coyle, Harvard Medical School Il premio Nobel per l’economia George Akerlof ha dichiarato che la crisi economica mondiale potrebbe essere correlata alla diminuzione del numero di giocatori di bridge. Estratto del libro di Akerlof “Animal Spirits”: “Il cambiamento culturale che prese il via a partire dalla fine degli anni ’20 si manifestò anche nella scelta dei passatempi. Durante gli anni ‘30, cioè nel periodo della Depressione, il gioco del bridge sbocciò letteralmente. Dal 1941, con la fine della Grande Depressione, un sondaggio condotto dall’Associazione dei Produttori Americani di Carte rilevò che il bridge era diventato il gioco più popolare, praticato addirittura dal 44% delle famiglie statunitensi. Si tratta di un gioco di coppia, in cui è necessario cooperare – un’attività sociale, che fin dall’inizio veniva frequentemente raccomandata anche come metodo per trovare amici o addirittura fidanzarsi. Era considerato anche un ottimo modo per migliorare la socialità (sebbene di tanto in tanto potesse essere la causa della fine di amicizie o di divorzi). Solo occasionalmente veniva giocato per denaro. Nella prima decade del XXI secolo il bridge attraversa un serio declino; viene visto come un passatempo per anziani ed è praticato da pochi giovani. Al contrario, il poker – e specialmente la sua variante Texas hold’em – ha un ampio seguito. Questo, a differenza del bridge, è un gioco individuale, in cui hanno molta importanza il “bluff”, la dissimulazione e il sangue freddo. Solitamente si pratica per denaro. Naturalmente sappiamo che potrebbe non esserci alcuna correlazione fra quello che avviene al tavolo da gioco e ciò che accade nell’economia. Ma se fra i giochi di carte, che sono praticati da milioni di persone, si passa al “bluff”, all’inganno, non trovate scontato assumere che questo passaggio si rispecchi anche nel mondo del commercio?” Libri di narrativa in cui è citato il Bridge Jules Verne, Il giro del mondo in 80 giorni, 1873 Agatha Christie, Carte in tavola, 1936 ; Stanislas-André Steeman, L’assassino abita al 21, 1939 ; Gilbert Picard, Le neuf de la poisse, 1985 Film in cui è citato il Bridge Serie TV Fargo (i protagonisti sono due giocatori di Bridge di alto livello) Operazione Spazio (Moonraker), Lewis Gilbert, 1979 (serie di James Bond) Double Dummy, 2016, Lucas Kost (film interamente dedicato al Bridge) Bridgisti famosi e frasi celebri Alcune delle menti più brillanti del nostro tempo hanno eletto il bridge come disciplina ideale per allenare la mente alle sfide della vita. Fra questi, il 34° Presidente degli Stati Uniti Dwight “Ike” Eisenhower, ritenuto uno dei più capaci comandanti della storia americana per le sue doti politico-diplomatiche, Deng Xiaoping, leader de facto della Cina dal 1978 al 1992, Sir Wiston Churchill, giocatore spregiudicato, il Mahatma Gandhi, Agatha Christie, il fondatore di Microsoft Bill Gates, divenuto un vero e proprio testimonial del bridge, il miliardario investitore e filantropo Warren Buffett, ma anche personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo, come Martina Navratilova, Nils Liedholm, Luciano De Crescenzo e i compianti John Wayne, Omar Sharif e Ferruccio Amendola. Maria Teresa Lavazza e Francesco Angelini sono appassionatissimi bridgisti e accostano da decenni il nome dei propri imperi aziendali a questa disciplina. Nelle loro squadre, hanno trasformato giovani talenti in campioni assoluti. In tutto il mondo, il bridge gode di prestigio oltre che di popolarità. Introdotto in numerose scuole di ogni ordine e grado in tutti gli stati Europei, la sua diffusione è capillare in Paesi come Israele e Cina. Qui le tavole rotonde fra i politici sono frequentemente precedute da partite di bridge: fra i numerosi leader cinesi appassionati, Zeng Peiyan, ex vice primo ministro, e Guo Jinlong, ex sindaco di Pechino. Bill Gates, fondatore di Microsoft Tutti i giovani dovrebbero giocare a Bridge, perché chi sa giocare a Bridge sarà bravo anche in tutte le altre cose della vita. Martina Navratilova, nominata più grande giocatrice di tennis dal 1965 al 2005 Non importa dove vado: posso sempre farmi degli amici al tavolo da Bridge. Bob Hamman, Campione del Mondo, Presidente di SCA Promotions La cosa più grandiosa del Bridge è che mentre giochi sei in una situazione incerta, sconosciuta. Sai quali carte ci sono nel mazzo, ma non sai come sono disposte, e quindi non puoi avere certezze. E anche se non hai certezze, una delle cose spietate di questo gioco è che sei obbligato a dichiarare, o a giocare una carta. Devi fare qualcosa, e quello che farai potrebbe essere sbagliato, quindi semplicemente fai del tuo meglio. E se sbagli, cosa che capita la maggior parte delle volte, devi essere in grado di fartene una ragione e passare alla mano successiva, perché altrimenti non potrai mai avere buoni risultati. Questa è una metafora della vita. Dr. Magnus Olafsson, Premio Nobel (Nobel per la Pace 2005) Quando sono andato in pensione, ho ricominciato a giocare a Bridge. È la miglior decisione che io abbia mai preso! Ora mi sveglio ogni mattina e sono l’uomo più felice della terra. Warren Buffett, Investitore e appassionato di Bridge Il Bridge è un gioco talmente meraviglioso che non mi importerebbe affatto essere messo in galera se avessi come compagni di cella tre buoni bridgisti disposti a giocare per 24 ore al giorno! Romain Zaleski, imprenditore Tutto quello che sono, e come sono, lo devo proprio al Bridge. Lo devo al fatto che è una scuola di formazione stupenda, molto superiore a quei corsi teorici svolti ex-cathedra da alcuni istituti. A Bridge occorre infatti comportarsi in modo intelligente e razionale senza disporre di tutte le informazioni; bisogna poi anche comportarsi in modo da ostacolare lo scambio di informazioni nel campo avversario. Occorre insomma agire correttamente, sempre valutando l’insieme delle probabilità di riuscita e di sconfitta rispetto all’obiettivo prefissato. Perdita di tempo il Bridge? Io sono riuscito nella vita perché sono riuscito nel Bridge. Non il contrario. Zia Mahmood, campione del mondo di Bridge, dopo una vittoria a un Campionato americano: La cosa più bella di questa vittoria è che la nostra squadra era composta da un nero, un ebreo, un indiano e un pakistano che giocavano insieme. È la dimostrazione che il Bridge può riunire persone che provengono da ambienti molto diversi… è la prova che il nostro sport è magico. Juan Antonio Samaranch, Presidente dello IOC (International Olympic Committee) Il Bridge è uno sport e, in quanto tale, il suo posto è qui a Losanna insieme agli altri sport. Mario Pescante, ex Vice-Presidente Vicario dello IOC (International Olympic Committee) Il Bridge è stato definito “lo sport della mente”, ma non è solo uno sport per il cervello: richiede una particolare concentrazione, spirito competitivo, riflessi e resistenza: qualità che possono essere raggiunte solo attraverso la forma fisica. Ernest Hemingway, scrittore La dichiarazione è la parte più affascinante del gioco… è quando tu dici cose anziché giocare carte. Li Lanqing, ex vice-primo ministro della Repubblica Popolare Cinese Il Bridge e la musica sono gli unici linguaggi universali. Benito Garozzo, Campione del Mondo, 90 anni Il mio amore è ancora il Bridge! L’italiano Gianarrigo Rona alla presidenza della World Bridge Federation Dal 2010 l’Avv. Gianarrigo Rona è alla guida della World Bridge Federation (WBF, Federazione Mondiale di Bridge). Originario di Pavia e residente a Milano, Rona è al terzo mandato consecutivo. La riconferma è arrivata il 17 Agosto 2017 con l’Assemblea Elettiva della WBF che si è svolta in Francia, a Lione, durante i Campionati del mondo di Bridge. La scalata di Rona ai vertici del Bridge del pianeta è iniziata dall’Italia. L’avvocato è stato eletto Presidente FIGB nel 1986, mantenendo ininterrottamente la carica per 23 anni (fino al 2009). Il suo è dunque il mandato più longevo della storia federale. Sotto la guida di Rona, il Bridge è stato riconosciuto come disciplina sportiva da parte del CONI (1993). Mentre rivestiva il ruolo di Presidente FIGB in Italia, Rona è stato anche eletto Presidente della European Bridge League (1999). Nello stesso anno è entrato nel Consiglio Esecutivo della World Bridge Federation, diventandone vice-Presidente nel 2006. Ha mantenuto il ruolo al vertice della Lega Europea fino al 2010, quando ha dovuto rassegnare le dimissioni per incompatibilità di cariche, essendo nel frattempo stato proclamato Presidente della WBF. Al momento del suo congedo dalla Lega Europea di Bridge, il Consiglio gli ha conferito la medaglia d’oro e lo ha nominato Presidente Emerito per acclamazione. Nel 2003 Rona è stato nominato “Personalità dell’anno” dall’Associazione Internazionale dei Giornalisti di Bridge (International Bridge Press Association). Durante la presidenza mondiale dell’Avvocato, il Bridge ha raggiunto l’importante traguardo di essere incluso ai Giochi Asiatici 2018, tappa fondamentale per ambire all’inserimento di questa disciplina ai Giochi Olimpici Estivi di Tokyo del 2020. Parlano di noi… CENT’ ANNI DI BRIDGE di STEFANO ROSSI da Repubblica 31/7/1994 MILANO – Da cento anni le loro dichiarazioni le fanno con i cuori in mano. Compie un secolo di vita il gioco di carte più bello, più raffinato del mondo: il bridge. Inventato forse dai sacerdoti egiziani, forse dai bramini indù, forse dalle concubine cinesi, come molte cose di incerta origine è finito per entrare nel patrimonio delle tradizioni inglesi. E oggi poche cose sono più britanniche, a partire dal nome, di questo tressette in frac, cilindro e bastone da passeggio. Perché proprio del tressette il bridge ha la struttura base, ed è magari per questo che gli italiani sono stati innumerevoli volte campioni del mondo con il fenomenale Blue Team, che ha vantato campionissimi come Eugenio Chiaradia, Guglielmo Siniscalco, Giorgio Belladonna, Piero Forquet, Massimo D’ Alelio, Walter Avarelli, Camillo Pabis Ticci e Benito Garozzo. Nomi che sono i Coppi, i Meazza, i Nuvolari di questo gioco. Su tutti Carlo Alberto Perroux, capitano non giocatore. La nascita del bridge viene datata al luglio 1894, quando lord Brougham, che dopo un lungo soggiorno al Cairo era ritornato in Inghilterra, a un tavolo dell’ esclusivo (poteva non esserlo?) Portland Club, durante una partita di whist alla fine della distribuzione dimenticò di voltare l’ ultima carta per designare il seme d’ atout. Di fronte a ciglia inarcate e a monocoli penzolanti sui panciotti si giustificò con inimitabile flemma: “Scusate, credevo di giocare a bridge”. Fu così che il nuovo gioco si rivelò, soppiantando progressivamente il suo antenato whist, che da passatempo delle classi povere era diventato segno di distinzione dei nobili. In realtà, giochi simili al bridge si facevano in Grecia, Russia, Turchia, nei Balcani. Il whist nel ‘ 700 aveva conquistato perfino i ribelli americani, per merito di Benjamin Franklin, e i re francesi. Uno, attaccato al denaro come alle carte, durante una partita si era chinato per raccogliere una moneta da un Luigi. Pronto, un ambasciatore straniero aveva acceso con una candela un biglietto da mille franchi per fargli luce sotto il tavolo. Jules Verne ne Il giro del mondo in 80 giorni lo fa giocare al suo eroe, Phileas Fogg. Sebbene fosse in definitiva arrivato buon ultimo, è solo con il Portland Club che nel nome del bridge le diverse varianti vengono unificate e anche se il gioco non smette di evolversi, dall’ Inghilterra passa rapidamente al resto del mondo e oggi la sua diffusione è planetaria. Fra i giocatori famosi, oltre al solito Omar Sharif, anche John Wayne, Gandhi, Deng Xiaoping. Oggi lo pratica il giudice Gherardo Colombo. Anche dopo che negli anni Trenta aveva fatto scuola il sistema di Ely Culbertson, insofferente delle regole Winston Churchill giocava in modo spregiudicato. E al suo compagno, il segretario privato Masterton, che da buon bridgista gli rimproverava rispettosamente gli scarti sbuffava: “Le carte che butto via non meritano di essere osservate, altrimenti non le scarterei”. Il bridge è considerato il gioco di carte più stressante che esista. Una ricerca ha svelato che sudorazione, battito cardiaco e pressione sanguigna dei giocatori sono spesso simili a quelli di un chirurgo dopo un intervento delicato. Ma il bridge rende immortali. Nel 1863 il “colpo di Vienna” divenne tanto famoso che un giornale inglese scrisse: “La mano causò tale sensazione al circolo che si decise di inciderla a lettere d’ oro e appenderla nella sala da gioco”. Ma il bridge è anche fantasia. Una decina di anni fa gli americani decisero di vincere il mondiale e formarono una squadra di giocatori atleti e asceti, gli Aces di Dallas. Sicuri di sé, sfidarono il Blue Team che non faceva certo vita monacale. E gli italiani li fecero neri.

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