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Richiesta di opinione sulla versione semplificata del conto di prese vincenti

Quesito

Ogni mano viene ridotta ad una visione standard di valutazione.
L’osservazione di forza riguarda solo le prime due posizioni gerarchiche di ogni seme, e quindi al massimo coinvolge 2 carte di ogni seme, per mantenere neutralità di visione rispetto ad essi e per aumentare l’affidabilità di quanto valutato in rapporto alla futura integrazione con la forza della mano del partner.
In queste prime due posizioni di seme, ai fini di presa gerarchica vincente, possono valere solo contenuti gerarchici maggiori di QJ perché altrimenti soccombenti rispetto ad Asso e Re presupposti sempre nelle mani della linea opponente per ipotesi conservativa.
Partendo da questa ipotesi conservativa, se nelle prime due posizioni di seme si avesse AK, si conterebbe 2W, cioè 2 prese vincenti avendo indicato con W la presa vincente. Se si avesse AQ, si conterebbe 1.5W, ovvero una presa vincente e mezza. Se si avesse AJ, si conterebbe solo 1W di presa vincente, in quanto nei primi 2 giri di gioco nel seme il Fante di questa configurazione non potrebbe mai fare presa a causa della presupposta ipotesi conservativa di K e Q nelle mani di linea opponente. Se si avesse KQ, si conterebbe 1W, cioè una sola presa vincente di 2° giro di gioco nel seme dopo aver pagato l’Asso nel 1° giro. Se si avesse KJ o K2, si conterebbe sempre 0.5W, cioè mezza presa vincente per la probabilità di trovare l’Asso mancante a destra o a sinistra.
Tutti i suddetti valori di presa esauriscono tutti quelli di origine gerarchica di un seme capeggiato da due carte, valori gerarchici indicabili con W(H), o più semplicemente con H. Ricapitolando, si avrebbe 2W prese per AK, 1.5W per AQ, 1W per AJ fino a A2, 1W per KQ, 0.5W per KJ fino a K2, 0W a partire da QJ fino a 32.
Il massimo valore gerarchico di un seme considerabile dalle sue prime due carte sarebbe così sempre di 2H, più genericamente di 2W prese realizzabili nel 1° e/o nel 2° giro di gioco nel seme.
Il “più genericamente” presupporrebbe che vi fosse almeno un’altra natura, od origine, di presa possibile in un seme, come infatti è per effetto di regola di presa quando si giocasse “a colore”, cioè con seme regnante.
In tal caso, in regime di gioco a colore, sono possibili, oltre i valori di presa H causati dal dover seguire la gerarchia del seme giocato avendone carta, anche valori di presa W(D) di origine distributiva, più semplicemente valori di presa D, causati dal non avervi carta quando giocato.
Se nelle prime due posizioni di un seme non vi fossero carte, ovvero il seme fosse vuoto, applicando le regole di gioco a colore, praticamente obbligato da tale vuoto indicabile con V, il seme avrebbe valore di presa pari a 2W(D), o più semplicemente 2D.
Se nel seme vi fosse invece una sola carta a rappresentarlo, situazione indicabile con S di singola carta, il valore di presa del seme sarebbe di 1D di presa vincente distributiva di 2° giro di gioco nel seme perché, al solito, la sua presenza obbligherebbe quasi sempre alla scelta di gioco a colore e non senza (NT), permettendo nel suo secondo giro di gioco di “tagliare” l’obbligo a seguire la sua gerarchia sostituendola con quella del seme regnante.
Ricapitolando, per ogni vuoto V di seme si avrebbe un valore di 2D, e per ogni singola carta di seme si avrebbe un valore 1D di 2° giro di gioco. Questo implica che, essendo 1D valore esclusivamente di presa di 2° giro, un Asso di sola carta a rappresentare il seme varrebbe 1H+1D ovvero 2W. Lo stesso non potrebbe essere vero per K singolo, in quanto il suo valore sarebbe di 0H+1D, ovvero di 1W.
Riassumendo per valore di presa W delle sue prime due posizioni gerarchiche, un seme potrebbe valere:
2W se Vuoto, se Asso singolo o se AK; 1.5W se AQ; 1W se carta singola non Asso, se AJ fino a A2 o se KQ; 0.5W il suo KJ fino a K2; 0W se QJ fino a 32.
Questa valutazione di valore W, volutamente “ridotta” della mano, se da una parte consegna tutte le residue R prese di 3° giro, o più, nei semi esclusivamente alla fase di licita distributiva a seguire, e quindi alla qualità del “fit” da riscontrare, dall’altra non solo semplifica e accelera al massimo la conta di forza, ma rende comune per sempre ai due partner di linea l’oggetto di misura che oggi, invece, comune non è in quanto fatalmente la reale distribuzione nei semi dei giri di gioco fatti molto improbabilmente potrebbe rispecchiare le distribuzioni delle due mani di linea, dove ognuno dei due partner ha contato la propria forza. Cosa ora resa al massimo improbabile da accadere avendo presupposto sempre svolto il più probabile scenario futuro di gioco, quello di almeno 2 giri di gioco in ogni seme. Questo scenario non solo facilita e rende più garante la somma di forze W di linea, perché subito dichiarate e sommate al colpo d’apertura, ma, cosa sommamente più importante, essendo espresse da un numero W di prese, le collega direttamente con un preciso livello L, o due, di gioco possibile.
Solo la valutazione W, perla tra le perle, potrebbe salvare dal naufragio quando si dovesse affrontare un mare già forza 3D, o 4D, o più, delle prese distributive, in casi estremi rigonfio fino di forza 32W, tutte possibilmente realizzabili e terrificanti se paragonate alle 6H possibili di un mare piatto di zero prese D, o alle massime 8H possibili di mare increspato con zero D o con 1D.
L’esempio massimo in tal senso sarebbe quello di 4 mani con 13 carte di stesso seme, ognuna di forma AKQJ1098765432, dove si conterebbe forza 2H (AK)+6D (3 vuoti) = 8W su 8W al massimo possibili, e, ovviamente, 32W di tavolo = 8H (AK x 4) + 24D (6 vuoti x 4).
L’esempio minimo sarebbe invece di 4 mani a distribuzione 4-3-3-3 carte nei semi con ognuna del tipo: A72-K83-Q94-J1065, di valore 1H+0.5H+0H+0H = 1.5W che porterebbe a 6H il totale più piatto del tavolo.
In linea di massima, il numero W contato per la propria mano è collegabile al livello L di gioco possibile mediante l’equazione L = W – 1, per cui ogni mano d’esempio massimo darebbe come livello L di gioco: 7 = 8 – 1, mentre ogni mano d’esempio minimo, quando sommata dal partner con 3W, darebbe come livello L di gioco: 2 = 3 – 1, ovvero la linea di partnership potrebbe realizzare un livello 2L di 8 prese trovando una buona qualità di fit.
Valutando la mano di linea di partnership in questo modo si ottiene lo stretto controllo degli 8 giri più critici di gioco di qualsiasi contratto possibile si fosse dichiaranti.
Carlo P.

Risposta di Ruggero Pulga

Buongiorno,
Sono per natura un simpatizzante dei metodi che utilizzano i punti prese. Alcuni vecchi giocatori come me hanno infatti conosciuto anche il Culbertson. Il famoso maestro americano valutava infatti ĺe prese onori esattamente come fa lei, aggiungendo ulteriori elementi di valutazione anche di terzo giro dichiarativo dei quali però lasciava una certa facoltà di applicazione e giudizio al giocatore.
Come ella mi può insegnare le prese a bridge nsscono anche dalle vincenti di lunga cosî come dai tagli nel gioco a colore. Delle prime il suo metodo non fa menzione ma cerca di trovare compensazione dando valore distribuziònale alle corte. In pratica a parità di teste una 4441 avrebbe valore come una 8221 . Verò è che la lunga perde il suo valore se un altro seme surge a ruolo di dominante, come la corta del resto quando il seme dominante è coincidente col suo colore. Penso che la valutazione delle corte però abbia significato soprattutto in proporzione diretta alla quantità di fit appurato e poco a prescindere da esso. Un po’ più indipendente è invece la valutazione delle lunghe almeno in termini offensivi .La valutazione offensiva del potenziale di linea difficilmente può prescindere dai fit nei colori. In assenza di quest’ ultimo le prese di carte alte arrivano in genere fino a un certo punto. Con tutti gli assi e tutti i re cioè con 8w in assenza di fit si vincono mediamente dalle 10 alle 12 prese e praticamente mai si arriva a 13 che sarebbe il livello sette previsto con la formula L= W – 1.
Concludendo apprezzo il messaggio che porta la sua analisi che io leggo come una maggior attenzione alle prese e non solo ai punti onori. Trovo però che l’ applicazione del concetto debba sempre lasciare spazi alla discrezionalità del giocatore. Ogni bel gioco deve conservare gelosamente il suo spazio di creatività.

Redazione

Bridge D'Italia è la rivista ufficiale della Federazione Italiana Gioco Bridge

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