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Riscopriamo il piacere di sedersi a un tavolo e giocare

La più grande soddisfazione di questi tre anni di Bridge a Scuola è stata vedere dei bambini seduti allo stesso tavolo a scrutare con diffidenza l’avversario accanto, sorridere maliziosamente per una presa in più fatta quasi inconsapevolmente, l’infantile disperazione per non avere capito nulla, ma proprio nulla, della licita del compagno. E soprattutto, cancellare tutta la delusione e la gioia del momento nell’arco di qualche minuto, fino a non avere più la minima idea delle carte tenute in mano fino a poco tempo prima.

Sembrerebbe una cosa di poco conto è vero. E la sarebbe stata fino a qualche decennio fa, quando andavo a casa dei nonni e li costringevo a interminabili partite a carte, scopa, briscola e poi, durante le feste di Natale (quando gli assembramenti erano obbligatori e regolati da qualche legge famigliare non scritta alla quale non ti potevi opporre), sette e mezzo e la tombola. Sì, in quegli anni mi piaceva anche la tombola… nella quale ero discretamente bravo.

Adesso (al di là della contingenza della difficile situazione che viviamo in questi mesi) non ci incontriamo più con gli amici per sederci a un tavolo e giocare. Magari gli diamo appuntamento on line, in qualche sito o applicazione per giocare a bridge o a scacchi, per fare una guerra simulata, una partita a Scarabeo o all’intramontabile Paroliere (ora lo chiamano Ruzzle ma la sostanza non cambia), addirittura per giocare a “Nomi, cose e città”.

Siamo (e mi ci metto anche io tra i primi) tutto il giorno con gli occhi davanti a uno schermo: di un tablet, di un computer, di un telefonino. Anche in momenti destinati a un po’ di relax. Mi capita infatti di fare una passeggiata e allo stesso tempo giocare qualche mano in una delle tante applicazioni di Bridge robotizzate, talmente assorto che potrei accorgermi più facilmente di un doppio squeeze in una mano che di una Belen che mi cammina a fianco in topless. La verità è che non noterei né l’una né l’altra. Era solo un’iperbole per rendere l’idea.

Dobbiamo far riscoprire ai ragazzi il piacere di sedersi a un tavolo e giocare. La scuola dove lavoro mi ha fornito spunti importanti per farlo. I CPIA (dove CPIA sta per Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) sono sparsi su tutto il territorio nazionale e si occupano di una didattica borderline: scuola in carcere, scuola serale (dove quasi tutti gli studenti sono stranieri da poco tempo in Italia o persone che hanno interrotto gli studi molti anni prima) e scuola in ospedale. Proprio da quest’ultima esperienza nasce l’idea di inventare un gioco da tavolo con numeri e lettere che, come lo Scarabeo o il Paroliere, non fosse ripetitivo e, cosa non da poco, abituasse i ragazzi a giocare con le parole della lingua italiana e a prendere un po’ di confidenza con il calcolo mentale (altra competenza che sta soffrendo dell’interferenza sempre più ingombrante degli smartphone).

Così, in una stanza luminosa dell’ospedale di Siena, tra un’equazione esponenziale e una logaritmica, sono stati messi insieme i primi pezzi del Tetragon, questo il nome che è stato scelto per la versione finale del gioco. Perché quando si fa scuola in ospedale, la didattica passa in secondo (anche terzo) piano. La cosa più importante è tenere occupata la mente dei ragazzi, rendere la loro degenza più leggera possibile.

Una situazione non troppo differente dalla didattica nelle sedi carcerarie. Ho fatto sedere a un tavolo i ragazzi e ho cominciato così a sviluppare le idee chiave del gioco per renderlo il più veloce e semplice possibile. Ho provato, nel corso degli anni, a trasmettere ai miei studenti la mia passione sana per il gioco (parte fondamentale della didattica) con risultati apprezzabili.

Per questo motivo quando la dirigente del mio istituto mi ha dato l’occasione di attivare un progetto BaS l’ho colta al volo, portando ben 8 bambini tra gli 11 e i 14 anni alla bellissima esperienza dei campionati giovanili dello scorso anno. Inutile dire che si sono divertiti da matti.

Prima di salutarvi sono orgoglioso di comunicare che il Tetragon è un progetto divenuto realtà dopo una gestazione di circa dieci anni grazie al coraggio e alla determinazione di una piccola cooperativa dell’alto viterbese, L’ape regina di Acquapendente, dove un gruppo di ragazzi si attiva da anni per belle iniziative sul territorio (visite guidate al Bosco della Sassetto di Torre Alfina, incontri per la didattica sull’educazione alla sostenibilità e altre cose che potete trovare sulla loro pagina web).

Che sia con il bridge, il monopoli, il Tetragon (per maggiori dettagli contattatemi pure tranquillamente) o la tombola (non ci posso ancora pensare che mi piacesse quando ero piccolo!) facciamo riscoprire ai ragazzi il piacere di sedersi a un tavolo e giocare, gioire per una vittoria inaspettata o intristirsi per una sconfitta immeritata. Ma che siamo emozione reali non filtrate da un’app o da un social.
Buon gioco a tutti.

Claudio Marini

Video di Presentazione:
https://www.youtube.com/watch?v=DWT6ZHLUX6U&feature=youtu.be

Redazione

Bridge D'Italia è la rivista ufficiale della Federazione Italiana Gioco Bridge

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