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Amarcord (2)

In questo periodo di scarsa o nulla attività, ciascuno di noi si è “inventato” un modo per ingannare come meglio possibile la monotonia: chi gioca al PC, chi legge, chi guarda le “serie” in TV, e così via.
Per contribuire ad offrire una ulteriore occasione di lettura, la Federazione ha pensato di riproporre, una o due volte a settimana, alcuni articoli pubblicati sulla rivista federale “Bridge d’Italia” negli anni passati, sia del vecchio che del nuovo millennio.
Gli articoli, selezionati tra quelli ritenuti più originali e interessanti senza seguire un percorso prestabilito, tratteranno i temi più diversi spaziando dalla tecnica alla politica, dalla cronaca alla cultura, a firma di autori diversi da Benito Garozzo a Pietro Forquet, da Bruno Sacerdotti Coen a Dino Mazza.
Questa iniziativa non vuole rappresentare soltanto un “amarcord”, così come si è deciso di denominarla, ma l’auspicio è che per i “vecchi” bridgisti possa essere un modo per fare un tuffo nel passato, per i “nuovi” invece sarà una opportunità di farsi un’idea di “come eravamo”.
Poiché le riviste non sono digitalizzate, gli articoli saranno proposti sotto forma di pdf, comunque chiaramente leggibili, e saranno preceduti, se del caso, da una breve presentazione dell’argomento trattato.
Per chi poi volesse approfondire si ricorda che nella apposita sezione del sito ufficiale sono archiviati, come documenti pdf, tutti i numeri della rivista a partire da gennaio 1995.
Buona lettura!

Oggi la scelta cade su un articolo pubblicato nel numero di marzo 1996 che è un mix di varietà, gastronomia e tecnica bridgistica: “Un giorno alle corse” a firma di George Rosenkranz.
Tranquilli non si tratta della cronaca di una corsa ippica ma la visita all’ippodromo di Città del Messico da parte di Godfrey e dei suoi amici è soltanto l’ulteriore occasione per parlare di bridge.
Ma chi era l’autore dell’articolo, e perché ambientato proprio a Città del Messico?
George Rosenkranz, ungherese per nascita, è stato un chimico con una vita molto movimentata che lo ha portato in Svizzera, poi in Ecuador, a Cuba allo scoppio della Seconda guerra mondiale e, alla fine di questa, in Messico di cui ha preso la cittadinanza.
Ha raggiunto una vasta notorietà mondiale nel campo medico/scientifico dovuta al fatto che è considerato il “padre della pillola contraccettiva” o, comunque, per avere condotto gli studi che ne hanno consentito la realizzazione.
Ma non solo scienziato, egli è stato un grande giocatore e prolifico scrittore di bridge; il Godfrey citato in questo articolo è il protagonista di alcuni dei suoi libri.
Rosenkranz inoltre ha ideato un suo sistema denominato “romex”, ha rappresentato il Messico nelle competizioni internazionali vincendo, tra l’altro, negli anni ‘80 tutti e quattro i principali tornei U.S.A.
Nel corso di un campionato che stava giocando a Washington D.C. nel 1984 fu involontario protagonista di una spiacevole vicenda: la moglie fu rapita e, pur essendo stato pagato il riscatto di un milione di dollari, fu liberata dalla polizia nel giro di 24 ore e i suoi rapitori catturati e successivamente condannati.
George Rosenkranz si è spento nel 2019 alla veneranda età di 103 anni dopo una vita certamente poco monotona e ricca di grandi soddisfazioni.

“Un giorno alle corse” – Clicca qui per leggere l’articolo

 

Redazione

Bridge D'Italia è la rivista ufficiale della Federazione Italiana Gioco Bridge

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