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#iorestoacasa… Emozioni

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Il contributo di Maurizio Pattacini per la rubrica #iorestoacasa… i bridgisti si raccontano

Ho il tempo per scrivere e per ricordare qualche emozione che il bridge mi ha dato.

Sono nato nel 1953 a Reggio Emilia, quindi “vecchio del mestiere”. Ho cominciato a giocare a bridge che avevo 18 anni in modo casuale. Guardavo gli universitari del bar che frequentavo, i quali avevano deciso di imparare questo gioco. Quindi non ho avuto nessun insegnante.

L’emozione che vi voglio raccontare è quella che più mi ha reso felice (bridgisticamente parlando).

Villamoura (Portogallo): Campionati Europei a squadre. Tralascio di scrivere come sono arrivato a giocare in Nazionale in coppia con Antonio Sementa (meriterebbe un articolo a parte). Il C.T. Carlo Mosca coadiuvato dal responsabile del “club Azzurro” Giancarlo Bernasconi oltre alla nostra coppia convocò Buratti – Lanzarotti e Lauria -Versace.

L’obiettivo era arrivare tra i primi quattro, risultato difficile da conseguire, in quanto l’Italia non vinceva un titolo continentale da ben 16 anni!! I nostri primi tre incontri, fortunatamente, sono stati facili (temevo molto l’impatto iniziale) e nella squadra regnava armonia. La spedizione era composta anche da chef Brandonisio, il quale aveva portato parmigiano, salumi e pasta dall’Italia e il sottoscritto caffè (Cagliari), perché a Modena conoscevo il proprietario.

Bernasconi aveva allestito una camera “riunioni-(ristorante)” dove ci si radunava e si faceva gruppo. Personalmente la mattina portavo il caffè caldo fatto con la moka in camera di Versace, perché, a mio parere, era quello da “coccolare” maggiormente.

Il quarto incontro si giocò contro l’Austria e… in una delle prime mani, ero impegnato in un banalissimo 4Picche (11 prese). Non vi racconto come sono andato down. Emozione? Penso di sì e, come accade, pur sforzandomi a non ripensarci ho giocato tutto l’incontro nella “nebbia” facendo ovviamente altri errori. Devo riconoscere che, terminato il turno, i miei compagni di squadra mi hanno capito, incoraggiato, minimizzando l’accaduto.

Ma le sofferenze, purtroppo, non erano finite. Abbiamo proseguito con entusiasmo e determinazione, ma ci sono stati un paio di tempi “stregati” dove gli avversari indovinavano tutto, e soprattutto io e Antonio quasi niente. La nostra formazione si è venuta a trovare poco sopra la metà classifica. E’ stato in quel momento che il capitano ha deciso di lasciarci riposare, io e Antonio, per qualche incontro. Credetemi, giocare a quei livelli è molto stressante… ma non giocare è sicuramente peggio. Comunque, per il bene della squadra, questo ed altro. Siamo sempre rimasti molto uniti e le continue “adunate” che facevamo in camera mia per un buon caffè ci aiutavano a darci la carica.

A metà Campionato abbiamo ripreso il comando della classifica, ben decisi a non mollarlo sino alla fine. Il gruppo era molto unito ed io, molto rinfrancato, quando sono sceso di nuovo in campo ho reso al massimo. Ormai eravamo in dirittura d’arrivo. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarci. La concentrazione e la voglia di vincere erano dentro di noi. Poi, appena ho giocato l’ultima carta dell’ultima mano dell’ultimo incontro, i nostri compagni ci sono venuti incontro sorridendo!! Ci siamo abbracciati!! “Siamo campioni d’Europa”!! Il resto non contava più niente.

Non vi nascondo che mi sono molto emozionato quando sul podio ho sentito l’inno di Mameli. Le lacrime, però, le ho versate da solo, in camera, mentre tutti erano a fare festa. Ho telefonato a Roberta, mia moglie, per annunciarle la nostra vittoria. Un traguardo ottenuto avendo al mio fianco una Grande donna. Senza di lei mai sarei diventato Campione d’Europa. Poi… poi non volevo andare a Pechino ai Campionati del mondo… Ma questa è un altra storia…

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