Intervista a Valerio Giubilo


Norvegia, Croazia… Ma nelle enormi anticamere delle sale da gioco internazionali si sente aria di casa. Nei propri turni di pausa, i ragazzi si stringono intorno ai loro coach (Valerio Giubilo, Emanuela Capriata e Dario Attanasio).
Raggruppati intorno ai tre tablet appoggiati al centro del tavolo, tutti insieme seguono gli incontri dei loro compagni impegnati nella competizione. Da questa pennellata di Azzurro provengono appassionati incoraggiamenti, calcoli, commenti e a volte scongiuri. Quando la tensione diventa eccessiva, i nostri tirano fuori tutto il loro spirito italiano: chiamano i ragazzi seduti al tavolo vicino e organizzano un match di calcio Italia-Svezia di fronte alla sede di gara…

Valerio Giubilo è stato recentemente nominato coach della Nazionale italiana under 26. Questa estate ha accompagnato i nostri ragazzi a Tromso (Norvegia, Campionati Europei giovanili – European Youth Championships 2015) e a Opatija (Croazia, Campionati mondiali giovanili a partecipazione libera – World Youth Open Championships 2015), arrivando, in quest’ultima competizione, a conquistare la medaglia d’oro nella specialità “squadre Board a Match” (Gianluca Bergami, Alessandro Calmanovici, Margherita Chavarria, Giovanni Donati, Alessandro Gandoglia, Giacomo Percario, Valerio Giubilo).
Come sei diventato coach della Nazionale open under 26?
Sono stato contattato ad Aprile dal Presidente. L’intento della Federazione era permettere a Gianpaolo Rinaldi, precedente coach, diviso fra Nazionale femminile e junior, di dedicarsi esclusivamente alla prima, anche in vista dei mondiali. Sono stato felice di accettare la proposta.
La prima competizione che hai affrontato come coach sono stati i Campionati Europei a squadre under 26 a Tromso. Hai stabilito tu le convocazioni (Giuseppe Delle Cave – Gabriele Zanasi, Giovanni Donati – Alessandro Gandoglia, Gianluca Bergami – Alessandro Calmanovici)?
No, la squadra era già delineata.
Quindi non sei stato tu a far rientrare Giuseppe Delle Cave, assente, negli ultimi anni, dalla Nazionale giovanile?
No, ma mi è stato detto che, se avessi accettato, Giuseppe sarebbe rientrato, in quanto esistevano dei dissapori con il coach precedente.
Come vi siete preparati all’Europeo?
Siamo riusciti a organizzare tre raduni (uno a maggio, uno a giugno e uno nei giorni precedenti alla partenza per Tromso), ciascuno di 3-4 giorni.
Come si svolgono i raduni?
I ragazzi delle tre Nazionali giovanili hanno ricevuto, tutti insieme, lezioni da ciascuno dei tre coach. Hanno giocato a mani preparate, che poi abbiamo commentato insieme. La competizione era molto vicina, quindi ho controllato il sistema di ogni coppia, aggiungendo dei gadget. Abbiamo analizzato anche i sistemi degli avversari, insegnando ai ragazzi contromisure per le dichiarazioni più aggressive.
Col senno di poi avresti voluto affrontare qualche argomento in particolare, oltre a quelli trattati, durante questi raduni?
Dal punto di vista tecnico i raduni mi hanno decisamente soddisfatto. Il rammarico che ho io, in parte, è di non aver potuto lavorare su Delle Cave – Zanasi come ci sarebbe stato bisogno di fare.
In che senso?
Pur essendo due giocatori esperti, non avevano mai giocato insieme. Questo purtroppo ha influito sul risultato finale.
Sei deluso dal risultato di Tromso?
Mi aspettavo qualcosa di meglio, l’ossatura della squadra era in grado di poter lottare per una medaglia, ma sapevo che il nostro destino era legato al rendimento della coppia Zanasi-Delle Cave, che purtroppo non avevano mai giocato insieme. Prima dell’ultimo giorno eravamo ancora in lotta per una medaglia, anche se raggiungerla era molto difficile, quindi nello standard che mi potevo aspettare. Non ho grandi rimproveri da fare, mi dispiace che anche una coppia affidabile come Gandoglia-Donati abbia un po’ fallito in certi momenti. Non voglio dare la colpa alla sfortuna, diciamo che non è girata bene negli incontri determinanti e ovviamente abbiamo anche commesso degli errori, proprio negli scontri diretti, che con questa formula valgono doppio.
Parliamo invece di Opatija, dove per gli junior Azzurri (Margherita Chavarria – Giacomo Percario, Giovanni Donati – Alessandro Gandoglia, Gianluca Bergami – Alessandro Calmanovici) è andata decisamente meglio. Hai voluto tu questa formazione?
Sì. E’ stato un ibrido fra passato e futuro, perché volevo che Alessandro Gandoglia e Gianluca Bergami, che stanno per uscire dalla categoria junior per via dell’età, avessero la possibilità di vincere una medaglia. Quindi ho convocato, innanzi tutto, loro e i loro compagni. Anche Giuseppe Delle Cave è al limite dell’età, ma lui si era già organizzato con una squadra internazionale. Ho completato la formazione con Margherita Chavarria e Giacomo Percario. Ho “rubato” Margherita ad Emanuela Capriata perché tanto la maggior parte delle “Girls” ha raggiunto il limite d’età e la squadra deve ripartire comunque con ragazze più giovani e meno mature, mentre Margherita è già molto esperta. Giacomo sta per uscire dalla categoria under 21 e quindi sicuramente dovrò lavorare con lui per il futuro.
Sei contento della scelta che hai fatto?
Moltissimo. Ora Bergami e Gandoglia possono dire di aver vinto un titolo. Bergami-Calmanovici sono stati spesso sacrificati come presenza al tavolo nelle precedenti competizioni, ma questa volta hanno giocato quanto tutti gli altri e si sono stra-meritati il loro oro.
Pensi sia sempre giusto far giocare le tre coppie in egual misura?
No, dipende dalla competizione. In questo caso sì, anche perché Bergami-Calmanovici hanno un gioco molto aggressivo, ottimo per il BaM.
Vincere il BaM è prestigioso quanto vincere un campionato con le formule più classiche?
Certamente. I ragazzi devono sentirlo come un oro a tutti gli effetti. Il titolo nel BaM è bello come quello dello squadre, e sicuramente più bello di quello del coppie. Il BaM è una competizione estremamente tecnica e dura: con ogni carta ti giochi “la vita”. Mi dà grande soddisfazione averla vinta. Abbiamo fatto il 67%, una percentuale strepitosa (già il 60% è tanto, nel BaM). Comunque tengo a sottolineare una cosa: la formula del BaM di questo Campionato non è stata secondo me ideale, perché non c’era alcun carry over dopo la qualificazione. Questo ha penalizzato terribilmente l’Olanda, che ha finito la qualificazione da prima staccata (noi eravamo secondi). Il vantaggio è anche dovuto al fatto che, sapendo di essere ormai qualificati, i miei non si sono concentrati al massimo nell’ultimo giorno di qualificazione, però la formula senza carry over rimane discutibile.

Alessandro Gandoglia, Giovanni Donati, Alessandro Calmanovici, Gianluca Bergami, Margherita Chavarria, Valerio Giubilo, Giacomo Percario
Secondo te perché la formula BaM non è diffusa in Italia?
Francamente non lo so, penso per cultura bridgistica, non credo ci siano altri motivi. Penso che se si provassero a fare delle gare BaM la gente le apprezzerebbe, è una formula molto appassionante. Riassume sia il buono del bridge a squadre, sia gli aspetti migliori delle gare a coppie.
Come commenti l’assenza di alcuni volti importanti del bridge giovanile internazionale a Opatija?
Gli assenti hanno sempre torto.
Oltre al BaM, a Opatija si sono disputati anche i Campionati a Coppie e a Squadre. Un commento sulle altre competizioni?
Le competizioni a coppie vanno prese sempre con le molle perché sono molto soggette alla fortuna. Chavarria-Percario sono andati bene per almeno due giorni. Sono calati l’ultimo giorno, ma sono stati molto spesso in zona podio. Gandoglia-Donati, invece, non sono partiti bene, poi hanno fatto un buon recupero e hanno tentato il tutto per tutto con un gioco molto aggressivo che non sempre è andato a buon fine.
Sicuramente la gara a squadre mi ha lasciato, invece, dell’amaro in bocca, perché i ragazzi nello Swiss hanno giocato davvero bene, tanto da finire secondi. Al momento di scegliere l’avversario dei quarti di finale, avremmo scelto volentieri la Croazia, ma l’ha scelta la Norvegia, che era arrivata prima. A quel punto, c’era da evitare la squadra dei gemelli Rimstedt e quindi si trattava di scegliere fra Australia o Finlandia, due squadre che secondo me offrivano una difficoltà uguale. Abbiamo scelto l’Australia e ovviamente col senno di poi non abbiamo fatto bene, però – e questa è l’unica cosa che mi lascia dell’amarezza – è stato l’unico giorno in cui i ragazzi non hanno giocato bene, mentre gli australiani erano in uno stato di grazia e hanno fatto forse la miglior prestazione della loro carriera bridgistica. Tra l’altro, la Finandia nei quarti è stata abbastanza vicina a lottare con la squadra di Giuseppe Delle Cave, che poi è quella che ha vinto. Questo è segno che comunque è stato giusto scegliere l’Australia.
Gandoglia, Bergami e Delle Cave quest’anno usciranno dalla Nazionale per sopraggiunti limiti di età. Puoi darci qualche anticipazione sulla formazione dei mondiali 2016?
No, perché c’è una proposta della WBF, presentata ad Opatija, che forse verrà ratificata a Chennai, che prevede di innalzare di due o addirittura tre anni la fascia d’età della categoria junior. Quindi, purtroppo, non possiamo programmare niente, anche se io avrei voluto cominciare a lavorare immediatamente su questo appuntamento.
Abbiamo comunque dei punti fermi?
Se la proposta non venisse accettata, e quindi la soglia rimanesse 25 anni, in prima fila certi ci sono Zanasi, Donati, Percario, probabilmente Margherita Chavarria (che Emanuela mi “cederebbe”). Ci sono anche Calmanovici e Sau. Sau faceva parte della Nazionale youngster a Tromso e in passato ha già giocato con Calmanovici. Entrambi sono sardi ed entrambi ora studiano a Pisa.
Come assortiresti Chavarria-Zanasi-Donati-Percario?
Non posso rispondere adesso. Ci sto pensando, ma prima di prendere decisioni vale la pena aspettare di sapere cosa accadrà con la categoria junior.
Se ampliassero i limiti di età come potrebbe essere la prossima Nazionale?
A bridge si gioca in coppia. Non bastano i nomi separati, bisogna anche vedere come accoppiarli. Se riesco a recuperare Gandoglia, lui giocherebbe con Donati. Inoltre potrebbero aumentare la soglia di due o di tre anni. In quest’ultimo caso rientrerebbe anche Massimiliano Di Franco!
Anche i tuoi figli, gemelli, Gianmarco e Gabriele, fanno parte della rosa della Nazionale (youngster). Sei contento che giochino?
Sono contento, anche perché non ho fatto niente per spingerli. Si sono appassionati da soli.
Ti sentiresti in difficoltà a essere il loro coach in futuro?
Penso sarebbero più in difficoltà loro di me. Infatti, conoscendomi, sanno che molto facilmente verrebbero penalizzati: se mi capitasse di dover scegliere tra loro e una coppia di altri ragazzi al loro livello, darei la precedenza agli altri. Quindi loro dovrebbero fare qualcosa di più.
Un commento sulla Nazionale maggiore, di cui sei stato componente agli Europei di Opatija del 2014.
So solo che la Federazione, in Luglio, ha deciso di convocare Lauria-Versace e Bocchi-Madala. Lauria-Versace hanno dato la loro disponibilità, mentre Bocchi-Madala no. Da quello che ho capito, non ci sarà, come c’è stata invece l’anno scorso, una selezione. Quindi immagino che la Federazione, avendo avuto l’assenso di Lauria-Versace, farà riferimento a loro per decidere chi dovrà andare a Budapest l’anno prossimo. Non so altro.
Vuoi esprimere la tua opinione sulle ultime notizie del mondo del bridge?
Penso che siano double-face. Finché non viene determinata una situazione di colpevolezza, bisogna essere molto cauti. Se viene provato che dei giocatori usano dei metodi illeciti e vengono severamente puniti ed esclusi dal gioco, dal punto di vista dell’immagine del nostro sport si può pagare uno scotto e l’impatto immediato può essere negativo. Allo stesso tempo, però, si può anche avere un buon ritorno, perché si dimostra che si può rendere il gioco pulito. Personalmente non mi piace tanto la metodologia attraverso cui sono venute fuori queste accuse. Penso sia bene usare i canali ufficiali e non quelli mediatici. Se c’è il sospetto che una coppia usi segnalazioni illecite, è bene raccogliere delle prove e segnalare alle istituzioni competenti.
Vuoi aggiungere qualcosa?
Spero che la WBF prenda in fretta una decisione in merito all’ampliamento delle fasce d’età nelle categorie giovanili, così potremo cominciare a lavorare sulle nostre squadre. Se aumentasse la fascia junior, dovrebbe venire ampliata di conseguenza anche la fascia under 21 (youngster). So inoltre che si sta pensando di creare una categoria under 35. Questo è molto positivo per recuperare i ragazzi che, usciti dalla categoria junior, faticano a trovare stimoli per continuare.
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