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Francesco Saverio Vinci, il manager che scala le classifiche

Incontriamo Francesco Saverio Vinci, capitano della squadra VINCI (F.S. Vinci, M. Bessis, T. Bessis, F. Fantoni, F. Hugony, C. Nunes). Da due anni la formazione detiene il titolo dei Campionati Assoluti a Squadre Libere. Col suo compagno Fabrizio Hugony, Vinci è anche neocampione italiano a Coppie Open.

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Francesco Saverio Vinci51 anni, di Milano
Trader finanziario, dal 2010 Direttore generale di Mediobanca
Sposato, padre di Riccardo (10 anni) ed Elettra (8 anni)
Master FIGB
Segno zodiacale scorpione

Medaglie d’oro:
1997: Campionati Italiani a Coppie Allievi 1° anno (partner: M. Nori)
2005: Coppa Italia 3° Categoria/NC (squadra Camozzini)
2012: Campionati Italiani a Squadre Libere (squadra Vinci)
2013: Campionati Italiani a Squadre Libere (squadra Vinci)
2014: Campionati Italiani a Coppie Libere (partner: F. Hugony)

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Come hai cominciato a giocare a bridge?

Nel 1996 il mio primo matrimonio è finito. Sentivo di avere bisogno di un hobby e ho deciso di approfondire il bridge, un gioco che mi aveva sempre affascinato.
Il mio primo compagno è stato un collega e amico, Marco Nori. Insieme abbiamo cominciato a partecipare alle prime competizioni, ottenendo anche buoni risultati, il migliore l’oro ai Campionati a Coppie per Allievi del 1° anno. Dopodiché abbiamo vinto una Coppa Italia di terza categoria. Marco era più forte di me, perché giocava dai tempi dell’università. Però per lui il bridge era un passatempo, mentre io avevo voglia di agonismo.

Così, quando a Milano Fabrizio Hugony mi ha proposto di provare a giocare a bridge in modo competitivo ho accettato. Fra gli impegni di lavoro e familiari Fabrizio e io abbiamo cominciato a studiare e a fare coppia insieme. A poco a poco abbiamo impostato una squadra. Inizialmente non avevamo buoni risultati e il nostro percorso è cominciato con una retrocessione.

Un risultato non esattamente incoraggiante…

La vittoria si conquista per gradi. Lo dico sempre anche a mio figlio, quando si lamenta per qualche sconfitta. Bisogna faticare molto e soprattutto imparare a vincere. Sembra facile? No, e per imparare a vincere è necessario prima imparare a perdere.

Perché imparare a perdere?

Perché così si diventa umili.

Cosa vuol dire nel bridge essere umili?

Ad esempio giocare un sistema alla propria portata. Il nostro (Fiori forte, precision, ndr) è di una trentina di pagine, niente a che fare con quello dei professionisti, ma in questo modo sono sicuro di ricordarlo. Per via del lavoro non posso dedicare troppo tempo al bridge e quello che ho preferisco investirlo cercando di migliorare la mia tecnica e l’affiatamento col mio compagno.

Quando sono arrivati i primi buoni risultati?

Nel 2010 abbiamo vinto il bronzo alla Coppa Italia Men (Squadra Vinci, F.S. Vinci, D. De Falco, G. Ferraro, F. Hugony, F. Lo Presti, F. Mazzadi, G.P. Ruspa, ndr). L’anno successivo invece abbiamo superato le Selezioni per il Transnational mondiale e siamo andati a giocare a Veldhoven (Squadra Vinci, M. D’Avossa, D. De Falco, G. Ferraro, F. Hugony, F. Lo Presti, ndr).

Sempre nel 2011 Dano De Falco ci ha suggerito di reclutare i due giocatori francesi Michel e Thomas Bessis. Quell’anno la nostra squadra ha vinto la serie A ed è tornata in Eccellenza. Allora per i Campionati successivi abbiamo cercato di rinforzarci ulteriormente. Approfittando del fatto che Fulvio Fantoni e Claudio Nunes giocavano in una squadra internazionale abbiamo chiesto loro di fare i Campionati italiani con noi.

Nel 2012 abbiamo vinto i Campionati Assoluti a Squadre. L’ultimo turno è stato emozionante. Il Campionato sembrava finito, perché la squadra Lavazza era avanti a noi e bisognava batterli almeno 23 a 7 per superarli in classifica. Ce l’abbiamo fatta, anzi, l’incontro è finito addirittura 24 a 6. E’ stata per certi versi una conquista, perché i Campionati venivano sempre vinti dalle squadre Lavazza e Angelini.

Nel 2013 abbiamo replicato, ma è stato per certi versi meno emozionante, forse perché il finale non era così inatteso.

Arriviamo al 2014. Ti presenti a questo Campionato fresco di medaglia d’oro al Coppie Open. Ci racconti questa vittoria?

Bisogna premettere che io non sono un giocatore molto esperto, quindi cerco di compensare con la determinazione e la voglia di vincere. Il mio carattere però funziona così: se le cose si mettono troppo positivamente, rischio di mollare e perdere. Ad esempio, al Coppie di due anni fa stavamo andando molto bene fino al sabato. Ma io non ho saputo tenere sulla distanza, sono scoppiato. Questa volta invece avevamo iniziato male, 102esimi alle qualificazioni, poi piano piano siamo risaliti, senza particolare fortuna, semplicemente giocando bene.

Fabrizio Hugony e Francesco Saverio Vinci

Si dice “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”.
Immagino che questo lato del tuo carattere sia essenziale per affrontare le grande responsabilità che hai sul lavoro.

Sì. Prima di diventare Direttore Generale di Mediobanca facevo il trader. Tutto quello che comporta adrenalina mi attira. Però non mi piacciono le emozioni fini a se stesse, tipiche di giochi come il poker. A me piace la violenza intellettuale, la tecnica, e quindi il bridge.

Come valuti la tua tecnica?

Devo migliorare tantissimo. Mi rendo conto che mi sfuggono alcuni particolari. Però il mio carattere mi aiuta e inoltre ho un certo istinto: se ho delle sensazioni le ascolto e spesso la decisione è giusta. Anche questo è certamente utile pure sul lavoro, non è facile capire razionalmente i mercati finanziari e le sensazioni possono essere determinanti.

Francesco Saverio VinciA proposito di finanza. Che opinione hai del futuro economico dell’Italia?

Sono molto ottimista. La situazione è sicuramente di gran lunga migliore di quanto ci si potesse aspettare anni fa. L’unico problema è la fiducia dei consumatori, questo renderà un po’ lunga la convalescenza.

Quanto tempo dedichi al bridge?

Riesco a giocare una volta a settimana, perciò non molto. Il lavoro mi impegna tantissimo, quindi devo scegliere a quali Campionati partecipare. A Veldhoven (Transnational mondiale, ndr) sono potuto rimanere solo tre giorni perché dovevo partecipare a un’assemblea della mia banca. Non ho potuto fare le Selezioni quest’anno perché, a prescindere dal risultato, sapevo che non avrei potuto prendere due settimane di ferie d’estate.

Hai nominato Guido Ferraro, con cui hai fatto spesso squadra insieme in passato. Concludiamo con un pensiero per lui.

Guido era un amico unico. Un anno siamo arrivati inaspettatamente in finale in Coppa Italia e lui si è offerto di raggiungerci per giocare qualche round e rinforzare la nostra squadra. Aveva degli impegni a Torino, ma ha fatto di tutto per venire, guidando di notte e ripartendo in tutta fretta appena finito il turno. Ho un rimpianto: avremmo sempre voluto fare una partita di golf insieme ma a furia di rimandare non siamo mai riusciti a organizzarla.

Francesca Canali

Francesca Canali da alcuni anni è responsabile della trasmissione Vugraph durante i Campionati. Da Gennaio 2013 collabora con la sala stampa della FIGB.

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