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La “Legge” non è uguale per tutti – capitolo I

LE PRESE TOTALI NON BASTANO

Seduti in Sud raccogliete dal board la seguente mano:

Picche763 CuoriA8752 QuadriK984 Fiori10

e non avete ancora terminato di ordinare le carte che il vostro avversario di sinistra, mazziere, apre di 1Picche.

Il contro del partner vi mette di buon umore, probabilmente sarete voi a giocare la mano, forse una manche, e comunque si prospetta un interessante board competitivo.

Ma il cartellino rosso dello stop di Est, seguito da quello del 4Picche, interrompe bruscamente i vostri pensieri e … comincia ad assalirvi un pò di angoscia. Per quanto possiate ripetervelo, alla ricerca di qualche indizio o di un suggerimento, l’andamento della licita è stato semplicemente:

redjack_2012_24_10_l1
Che cosa dichiarate? E perché?

Rilassatevi.
Dal tavolo del torneo trasferiamoci nel salotto di casa, più confortevole e meno impegnativo, e cercate di dare una risposta considerando il problema con maggior distacco.
“Dipende” rispondete saggiamente senza sbilanciarvi troppo.
E’ vero, dipende dal tipo di torneo, dalla situazione di zona, dagli avversari, dal compagno (c’è da fidarsi del Contro?).
Certo avreste preferito che gli avversari avessero le Cuori e voi la stessa mano con le Picche. La decisione se dichiarare o no a livello 4 sarebbe stata forse più facile.
Ma è inutile tergiversare, la verità è che, per quanto vi sforziate, non trovate elementi concreti sufficienti a risolvere il dilemma.

LE PRESE TOTALI

La licita che abbiamo riportato è abbastanza usuale ed il vero problema è che per dichiarare correttamente in situazioni competitive gli elementi da prendere in considerazione sono tanti e spesso aiutano poco e così ci si rifà all’esperienza, all’istinto o alla fortuna del momento per imbroccare la decisione giusta.

Un concetto che può venirci in aiuto è quello delle cosiddette PRESE TOTALI, la somma cioè delle prese che le due linee possono conseguire giocando ognuna nel proprio migliore atout.
Conoscere o ipotizzare con precisione il numero di prese totali di una smazzata consentirebbe di risolvere quasi tutti i problemi di licita nelle situazioni competitive (anche quello, apparentemente insolubile, posto all’inizio dell’articolo) e di decidere se passare, lasciando giocare gli avversari, contrare per punirli, o dichiarare, per difendersi o perché la punizione non sarebbe sufficientemente remunerativa rispetto al conseguimento del proprio contratto.
E’ il numero di prese totali, infatti, a determinare il PAR assoluto di una smazzata, anche se questo può dipendere dalla situazione di zona o dalla posizione relativa dei giocatori.
Ritornando alla sequenza proposta, se le prese totali nella smazzata fossero 17 si dovrebbe passare o al massimo si potrebbe contrare. Se gli avversari sono in grado di realizzare 4Picche voi andreste 4 down a 5Cuori, un pessimo affare in qualsiasi situazione di zona. Inoltre, dati i vostri onori e il contro del compagno (in cui avete la massima fiducia, naturalmente) potete sperare che gli avversari vadano sotto e se siete alla ricerca di un top potreste addirittura rischiare un bel contro speculativo.

La smazzata completa potrebbe essere questa (esempio n.1):

redjack_2012_24_10_m1
Voi realizzate 8 prese a Cuori mentre gli avversari ne realizzano solo 9 a Picche.

Oppure dovreste dichiarare 5Cuori, se vi sono 18 prese totali e siete in favore di zona, perché ve la cavereste pagando solo 500 contro 620, anche se il vostro partner ha l’abitudine di contrare un po’ leggero.

Ed ecco la distribuzione che vi dà ragione (esempio n.2):

redjack_2012_24_10_m2
Ma potreste dichiarare 5Cuori in qualsiasi situazione di vulnerabilità, tranne che in zona contro prima, se le prese totali fossero 19, come nel diagramma che segue (esempio n.3):

redjack_2012_24_10_m3
Due down contro la manche a Picche.

LA “LEGGE” STATISTICA

Ebbene, queste smazzate non sono molto differenti, sia per la distribuzione non particolarmente sbilanciata e con lo stesso numero di atout (18 carte di atout, 9 Picche e 9 Cuori) sulle due linee, sia per il punteggio più o meno equamente distribuito (21 per E‐O e 19 per N‐S) e sempre lo stesso per tutti e quattro i giocatori.
Sono quindi del tutto rispondenti ai criteri della Legge formulata da Jean‐Renè Vernes più di 45 anni fa nel suo libro “Bridge moderne de la dèfense” (1966), e di cui vi diamo una interpretazione “statistica”: nell’80% di tutte le smazzate competitive le prese totali sono uguali al numero di atout sulle due linee, ovvero più o meno una presa.
Perfetto: 18 atout totali e 17, 18 e 19 prese totali, tutto secondo quell’80% della “Legge”.
Peccato che al posto dei tre ipotetici Sud alle prese con le tre smazzate precedenti non è la stessa cosa che ci siano 17 prese (è meglio passare o al limite contrare), 18 prese (difendere solo in prima) o 19 (difendere sempre tranne che in seconda contro prima). La “Legge” serve a ben poco. Quello che potrebbe servire per prendere la decisione giusta è sapere il numero esatto delle prese totali in ciascuna smazzata e … non è ancora sufficiente.

La SUDDIVISIONE DELLE PRESE TOTALI

Molto dipende, infatti, da come le prese totali sono suddivise sulle due linee. Ad esempio, 18 prese totali divise 7‐11 portano ad una difesa troppo onerosa in qualsiasi situazione di zona.
E che ne dite della smazzata seguente di 19 prese (esempio n.4)?

redjack_2012_24_10_m4
Stesse caratteristiche dei precedenti esempi: 18 atout, punteggio salomonicamente ripartito tra le due linee (20 e 20), distribuzione non eccezionale.

Ma qui le 19 prese totali sono divise addirittura 11 a Cuori e 8 a Picche e siete decisamente in attacco!
Gli avversari stanno difendendo sulla vostra manche a buon mercato, soprattutto se siete in seconda contro prima.

Passare, come suggerito dall’esempio n.3, contrare e ritrovarsi con un pugno di mosche, o dichiarare, avventurandosi con la speranza che ci sia la smazzata n.4?

Siamo in bilico tra 17, 18 e 19 prese totali e tra situazioni di difesa reale e situazioni di attacco reale sulla stessa linea.

Il vero problema della valutazione della mano, in termini di prese totali, è quindi suddivisibile in due parti, cioè occorre determinare:

1) il numero esatto di prese totali presenti nella smazzata
2) la loro reale suddivisione sulle due linee.

La Legge, anche se con la sua variabilità statistica coprisse il cento per cento delle smazzate competitive , non risolve la prima parte del problema e non riguarda affatto la seconda, su cui non dà alcuna indicazione. Naturalmente  Larry Cohen, che nel suo “To bid or not to bid” (1992) ha “riscoperto” la Legge, riporta tutti esempi in cui il numero delle prese e degli atout coincidono e in alcuni casi, per rendere esatta la corrispondenza, ha perfezionato i correttivi suggeriti da Vernes, che aveva già fatto rilevare come la Legge fosse più attendibile, ma non esatta, quando la forza onori era più o meno equamente distribuita tra i due campi.

Come abbiamo visto, è difficile stabilire con precisione queste caratteristiche della smazzata e spesso non si è in grado di decidere se passare, contrare o dichiarare.

Sento già qualcuno protestare vivacemente: grazie, questi esempi sono mani costruite ad hoc e non hanno niente a che fare con la realtà pratica.

A dire il vero se ne possono trovare facilmente altre simili nei vari tornei, ma non sarebbero comunque da ritenersi prove attendibili, tali da mettere in dubbio la validità e la possibilità di applicazione della Legge di Vernes, perché selezionate proprio a tale scopo.

Allora vi presenterò alcune smazzate scelte, non da me, a dimostrazione della validità della Legge, in cui si sottolinea l’importanza delle situazioni che si creano al tavolo, altre in cui piccole modifiche cambiano del tutto i risultati, altre ancora in cui l’esperienza e l’intuito prevalgono. Esempi non “sospetti”, che mettono in evidenza come la Legge non sia proprio uguale per tutti.

Quali sono questi esempi inconfutabili? Una vera sorpresa, che scoprirete nel prossimo articolo.

Red Jack

Giacomo Andrea Crucinio (CRM010, Milano Bridge), laureato in fisica, docente, giornalista, consulente di editoria aziendale e uffici stampa per società in gran parte high tech, ha come principali interessi musica, cinema e, naturalmente, bridge. E’ sposato, 3 figli (unica pecca: nessuno di loro gioca a bridge). “La passione per il bridge è scaturita in un fumoso bar della Facoltà di Scienze di Milano. Mi ha affascinato subito, ma impegni personali, familiari e di lavoro non mi hanno permesso di praticarlo con quella assiduità che avrei voluto. Pur non avendo mai smesso di seguirne le vicende, la mia pratica del bridge si è concentrata di più sugli aspetti teorici, certamente non emozionanti come le smazzate ‘vissute’ direttamente al tavolo, ma non meno interessanti. Strada facendo ho annotato dubbi, riflessioni o analisi su argomenti mai veramente risolti, come quello delle prese totali, che spero di pubblicare in un prossimo futuro. La firma red.jack è una vecchia abitudine di firmare articoli di settori diversi con nomi e sigle diverse. In questo caso è un nickname di sapore più attuale”.

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