Per una serie di circostanze concomitanti e favorevoli, ho avuto l’opportunità ed il piacere di vivere da vicino le Selezioni per la squadra nazionale femminile che, almeno per il prossimo Campionato Europeo, rappresenterà l’Italia.
Fare una cronaca di questi sei giorni (semifinale e finale) sarebbe troppo lungo e finirebbe per annoiare i lettori; mi limiterò pertanto soltanto all’ultimo scorcio di gara che poi è stato quello determinante.

Salsomaggiore Terme, cielo grigio e pioggerellina incessante, Palazzo dei Congressi, domenica 11 marzo 2018 ore 12,45: otto giocatrici, quelle partecipanti alla fase finale della Selezione, si siedono ai tavoli per tirare le carte dell’ultimo degli otto turni previsti.

Una apparente tranquillità e qualche battuta, accompagnata da un sorriso, riesce a stento a mascherare la tensione che le attanaglia dentro; nonostante due giorni e mezzo e 112 mani giocate non è ancora possibile immaginare come andrà a finire: solo tre miserabili imps separano le due squadre e, naturalmente, tutto può succedere.

A questo punto è proibito ogni pronostico, un po’ per scaramanzia un po’ perché sarebbe veramente un azzardo e nessuno vuole rischiare una magra figura.

Seguo la sala aperta: le prime tre mani sono giocate con molta attenzione e prendendosi tutto il tempo possibile; un paio di swing ma nulla di rilevante. I fuochi d’artificio devono ancora arrivare.

La quarta mano segna la prima vera svolta: una incomprensione fra le sorelle Martellini, Silvia dirà alla fine di avere valutato il contro della sorella come punitivo, consente a Monica Buratti di realizzare il contratto di 3Fiori+2 contrate; nell’altra sala un normale parziale a cuori sulla stessa linea e doppio score: 14 imps alla squadra Colombo. In sala aperta si avverte un momento di nervosismo che però viene presto superato: c’è ancora tanto da giocare e la partita non è ancora conclusa.

Si prosegue così con piccoli spostamenti fino alla mano 9: in sala aperta E/O gioca e mantiene un “normale 6 SA” (33 P.O. sulla linea) ma nell’altra sala una incomprensione conduce ad un contratto che si rivela errato (6Cuori-3), altro doppio score che porta altro fieno (17 imps) nella cascina di casa Colombo.

Questo accade alle ore 14,00 circa, il destino dell’incontro sembra ormai segnato ed è stata sufficiente una sola ora di gioco: un parziale di 43 a 5 a soli 7 board dalla fine sembra difficilmente ribaltabile, anche se in altre occasioni si è visto di peggio.

Ovviamente in aperta non si conosce l’andamento dell’altra sala ma le quattro giocatrici hanno troppa esperienza per non percepire che il match deve avere preso una certa direzione.

L’incontro prosegue ormai quasi monotono con mani pari o piccoli swing fino alla mano 15: in aperta E/O non riesce a mantenere il contratto di 4Cuori (1 down) realizzato invece in chiusa, ma dieci imps sono troppo pochi per azzerare il gap che si è creato e ormai non restano abbastanza mani.

Si gioca l’ultima ma, a merito della serietà e dell’impegno delle giocatrici, con la stessa attenzione ed intensità come fosse la prima; appena l’ultima carta è sul tavolo tutte si alzano e chiedono con ansia – anche se sembrano consapevoli – il risultato finale; subito dopo la tensione si scioglie, si abbracciano e le perdenti, con apprezzabile spirito sportivo, si congratulano con le avversarie e poi tutte a correre fuori: le vincitrici a festeggiare con le compagne, le altre a rammaricarsi per l’occasione sfumata e (figurativamente) leccarsi le ferite.

Ma questo è lo sport, perché è bene ricordare che il bridge è sport: qualcuno vince e qualcuno perde ma, come diceva il famoso Barone, importante è partecipare.

Ecco, forse se un appunto può farsi a queste Selezioni è proprio quello della partecipazione: sarebbe stato bello vedere in gara più squadre, magari con quelle giovani di belle speranze che in Italia certamente non mancano; ci saranno altre occasioni e speriamo che non siano ancora sprecate.

Organizzazione puntuale come sempre, allestita anche una mini-sala rama per pochissimi spettatori, arbitraggio discreto ma sempre presente e attento: nonostante la posta in palio il gioco si è svolto in modo regolare e sereno. Mi sembra che solo in una occasione è stato richiesto un intervento arbitrale “pesante”, il cui esito avrebbe potuto incidere molto sul risultato di una mano, che è stato risolto con la consueta rapidità e professionalità.

Tutte le giocatrici che ho avuto il piacere di vedere giocare in sala aperta sono state sempre molto professionali, pazienti e collaborative; in generale anche l’atmosfera era abbastanza distesa: lo stesso è accaduto in sala chiusa.

A loro deve andare il mio ringraziamento personale, oltre che quello della Federazione, per avere consentito di offrire agli spettatori di BBO (punte di oltre 800 per sala) un servizio che, impreziosito anche dai validi commenti tecnici in diretta, mi auguro sia stato gradito e apprezzato.

Ma, senza che sia scambiata per adulazione ed assicurando che non sono stato corrotto, mi sembra giusta una menzione speciale ancora una volta per la coppia Buratti/Aghemo che, anche in questa occasione, sono state delle vere stakanoviste del bridge: hanno giocato sette turni della finale, oltre agli otto della scorsa settimana; non so se sia un primato da Guinness ma sicuramente meritano un applauso speciale.

Alla conclusione della gara Valerio Giubilo, il coach della Nazionale femminile che ha seguito da vicino tutto l’evolversi della gara, si è complessivamente dichiarato soddisfatto dell’esito finale, pur nella consapevolezza che i prossimi tre mesi saranno cruciali: a lui e a tutta la squadra Colombo, che da oggi chiameremo la “nazionale”, i migliori auguri di buon lavoro da tutti i bridgisti.