Ancora una volta il Bridge raggiunge gli ambienti accademici. È accaduto martedì scorso, 17 Ottobre, alla prestigiosa Università Mediterranea di Reggio Calabria, precisamente nel dipartimento di Giurisprudenza ed Economia. Il nostro sport della mente è stato protagonista della tesi di laurea magistrale in Economics del dott. Carmelo Sarica.

Il titolo del testo è: “Bridge e decisioni: parallelismi tra le regole di un gioco sociale e i processi decisionali nelle scienze economiche.”

Bridge: amore a prima vista

Carmelo e il suo relatore, il prof. Massimiliano Ferrara, hanno incontrato il Bridge proprio presso l’ateneo calabrese pochi mesi fa.
Valeria Sculli ha proposto al Rettore dell’Università Mediterranea di inserire fra i laboratori accademici un corso di Bridge; il Rettore Catanoso ha inoltrato l’offerta a tutti i dipartimenti. Sono stati attivati due corsi: il primo presso la facoltà di Architettura (laboratorio di estimo e valutazione, prof. Francesco Calabrò) e il secondo presso la facoltà di Economia, seguito appunto dal prof. Massimiliano Ferrara. In totale, circa 60 ragazzi hanno aderito all’iniziativa. A tenere le lezioni è stato il promotore FIGB Devid Ceccanti, assistito da Valeria e da Anna Romano.

Dopo 12 lezioni, i ragazzi più appassionati hanno cominciato anche a giocare presso le Associazioni locali.
Fra loro, ovviamente, c’è Carmelo: “Avevo sentito parlare del Bridge, ma non ne sapevo quasi nulla. Mi sono subito innamorato di questo sport: la fortuna non conta, tiene allenata la mente ed è bello potersi confrontare con persone di tutti i livelli e le età.”

Anche il prof. Ferrara si è appassionato. Docente e laureando hanno quindi deciso che la tesi di Carmelo sarebbe stata incentrata proprio su questo: “Io e il professore ci siamo documentati e abbiamo visto che si sarebbe potuto condurre uno studio molto interessante. La tesi inizia con una breve storia del Bridge e una spiegazione del gioco. Prosegue poi con parallelismi fra le decisioni che devono essere compiute da un manager e quelle di un giocatore. Infatti, le abilità richieste, ad esempio, a un amministratore delegato sono le stesse che devono avere un difensore o un dichiarante durante il piano di gioco: concentrazione, analisi, capacità di scelta sotto stress e così via.”

La tesi di Carmelo comprende una lunga parte matematica, in cui vari algoritmi vengono applicati alle situazioni di gioco. “L’uomo, però, è più efficiente del computer, nel Bridge come nell’economia” ha spiegato il neolaureato. “I giocatori esperti compiono scelte migliori. Le macchine, per riuscire, dovrebbero calcolare tutte le possibili mosse, ma sarebbe un processo troppo lungo.”

Bridge, economia ed alta finanza

Il Bridge è uno dei cinque sport della mente (insieme a scacchi, dama, go e xiangqi), ma è di gran lunga il più popolare fra i geni della finanza. Viene infatti raccomandato da manager del calibro di Bill Gates e Warren Buffett, appassionatissimi giocatori.

Per quale motivo?

Bill Gates e Warren Buffet

Sebbene tutti gli sport della mente allenino il nostro cervello a seguire determinate strategie e a compiere scelte, allenando capacità di astrazione e logica, soltanto il Bridge stuzzica la capacità di prendere decisioni basate sulle così dette “informazioni imperfette”: ovvero dati che danno un quadro solo parziale della situazione.

Mentre nei giochi di pedana tutti i pezzi sono sotto gli occhi dei concorrenti, nel Bridge gli avversari (e il compagno, per la maggior parte del tempo) hanno le carte coperte. Durante la licita e il gioco della carta bisogna quindi elaborare strategie basate su inferenze e sul calcolo della probabilità.

Bob Hamman, campione del mondo e Manager di SCA Promotions, miliardaria società di sponsorizzazione con sede a Dallas, ha spiegato il concetto con particolare efficacia: “Il Bridge è una metafora della vita: nella maggior parte dei casi non sai come sia esattamente la situazione intorno a te, ma devi per forza fare qualcosa, e anche abbastanza velocemente. E se sbagli, cosa che capita spesso, devi essere molto rapido ad accettare l’errore e a passare alla prossima smazzata senza rimuginazioni, per non compromettere ulteriormente il rendimento.”

Il Bridge e la teoria dei giochi

Il laboratorio che si è tenuto all’Università Mediterranea aveva l’obiettivo di utilizzare il Bridge per illustrare alcuni concetti della teoria dei giochi.

La teoria dei giochi è la scienza matematica che studia i processi decisionali che ogni individuo compie quando interagisce con altri soggetti rivali, al fine di ottenere il massimo guadagno. Viene utilizzata in Economia, Scienze Politiche, Psicologia, Informatica e Biologia. Studia tutte le decisioni logiche compiute da esseri umani, animali e computer.

Ci sono molte applicazioni della teoria dei giochi al Bridge, la più famosa delle quali è il principio della scelta ristretta.

Studi accademici sul Bridge

Non è la prima volta che il Bridge tocca gli ambienti universitari.

L’esempio più rilevante in Italia riguarda addirittura una tesi di dottorato (Maurizio Fiaschetti, Leonardo Becchetti, Giancarlo Marini, 2014). La ricerca, condotta a Tor Vergata, ha dimostrato che i giocatori di Bridge, per via delle loro spiccate abilità di lavoro di squadra, sono maggiormente inclini ad applicare comportamenti cooperativi, a compiere scelte polarizzate e a prendere la decisione che porta al miglior risultato.

Ricerche compiute all’estero hanno dimostrato che i bambini che giocano a Bridge hanno una performance notevolmente superiore ai loro coetanei nei test scolastici (Shaw, Carlinville – Illinois). Questo sport della mente porta a sviluppare il pensiero critico e inferenziale, che permette ai ragazzi di avere risultati migliori non solo nelle scienze matematiche, ma anche in letteratura e arte.

Un’altra ricerca (Clarkson Smith e Hartley) pubblicata nell’autorevole “Journal of Gerontology” conferma che fra giocatori e non giocatori di Bridge ci sono differenze di rendimento per quanto riguarda memoria e capacità di ragionamento a favore del primo gruppo (in questo caso, la fascia d’età esaminata è 55-91 anni).

Nel 2000, una scienziata, Marian Cleeves Diamond, ha dimostrato che il Bridge favorisce addirittura le difese immunitarie, stimolando la ghiandola del timo a produrre linfociti T.

Tornando alla nostra nazione, sono molti i ragazzi appassionati di Bridge che hanno dedicato a questo argomento la loro tesi di laurea, in discipline che spaziano dall’Economia (Francesco Ferrari, “Calcolo delle probabilità nel gioco del Bridge”), alla Matematica (Matteo Baldi, sull’algoritmo di generazione di smazzate casuali) alle Scienze della Comunicazione (Simon Fellus, “Mettersi in gioco”).

Bridge, passione di una vita

Carmelo ha concluso brillantamente gli studi: la sua tesi è stata valutata col punteggio pieno e tanto di lode (“110 non è un gran risultato nel Bridge, però!” scherza lui). Il giovane di Reggio Calabria ora sogna un’esperienza nel Nord Italia, ma garantisce: “ovunque andrò, il Bridge verrà con me. Mi piacerebbe trasferirmi a Milano o a Torino. Questa è anche la città della squadra Lavazza: sarebbe veramente un sogno incontrare quei campioni!”