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Campionati del Mondo a Squadre: Italia – USA2 (Finale Senior) (1)

da | Set 4, 2017 | 0 commenti

Per la prima volta nella storia federale una nostra formazione ha raggiunto la finale della più prestigiosa competizione del calendario mondiale nella categoria Over 60, il d’Orsi Senior Trophy, trofeo dedicato a Ernesto d’Orsi, ex Presidente della WBF scomparso ad inizio 2015.

L’Italia vanta diciannove finali nella categoria Open – quattordici vinte e quattro perse – e, sebbene in tempi lontani, e con un formato del tutto diverso (le due contendenti Italia e USA erano le sole a competere nel 1974, anno di istituzione della Venice Cup), ha giocato per il titolo anche nel settore femminile, ma mai era successo tra i più anziani, dove non avevamo finora saputo fare di meglio di un quarto di finale nel 2007 a Shangai.

Il cammino delle due avversarie era stato assai diverso: durissimo il quarto degli italiani contro USA1, mentre sul velluto è scorsa via la semifinale contro l’India, di fatto già piegata prima del limite (gli asiatici hanno giocato le ultime mani solo per onor di firma, dato che si trovavano a -81 prima dell’ultimo sesto di gara). Gli americani, invece, avevano sudato le proverbiali sette camicie sia nei quarti contro il Giappone – erano indietro a due tempi dalla conclusione, e quando ne mancava uno si trovavano avanti di un solo, misero IMP – sia in semifinale contro la Svezia, dalla quale ancora perdevano di quattro IMP prima della campanella dell’ultimo giro. Quest’ultimo dato la dice lunga su quanto lungimirante sia stata la scelta, da parte dei nostri, di giocare contro USA 1 invece che contro i nordici nei quarti di finale.

Gli avversari vantavano un curriculum impressionante: titoli mondiali contavano Sontag (due Bermuda Bowl, due d’Orsi Trophy, una Rosenblum e un Open Transnational), Becker (una Bermuda Bowl), Silverman (una Rosenblum Cup) e Berkowitz (un Open Tansnational). Insomma, dei fenomeni, completati dal professionista Allan Graves e dallo sponsor, Jeff Wolfson.

Tutto è iniziato con 1NT fatto su entrambi i tavoli, poi i nostri hanno cominciato bene il loro cammino.


Buratti aveva ragione di aspettarsi qualcosa in più della mano un pochino emaciata messa giù dal compagno, ma solo l’attacco a picche l’avrebbe battuto, attacco che non si poteva chiedere al povero Graves. Questi ha selezionato una quadri, e Nord ha poi facilmente condotto in porto il suo contratto, e con quello l’Italia ha scritto 11 IMP a fronte del 3Picche-1 di Amedeo Comella.
Subito dopo, USA 2 ha recuperato 2 IMP.


I nostri hanno pagato quegli IMP con poca colpa, causa una distribuzione selvaggia esasperata dall’apertura di Sontag in sala aperta. Comella avrebbe guadagnato lo stesso ammontare se avesse detto passo su 5Fiori, ma era probabilmente troppo chiedere.

Dal board 4 al board 9 sono volati solo spiccioli, tutti banali e tutti dalla nostra parte, a conferma della concentrazione con la quale i nostri canuti rappresentanti stavano giocando: +1 nella 4 e nella 6, e +2 nella 7, per portarci sul 15-2. Poi, gli statunitensi hanno pareggiato il conto.


Tutto su una carta: dopo l’identico attacco a picche, vinto da entrambi i Sud con l’Asso, Failla ha giocato cuori per il Re e ne ha pagato il prezzo: quadri per Est che ha dato il taglio a picche al compagno. -1. Sontag ha invece inserito il Fante, e quando Comella ha proseguito a fiori il dichiarante ha reclamato il resto una volta effettuato l’ovvio sorpasso a picche, e con quello 13 IMP.

Dopo due mani pari, un’esagerazione di Buratti-Failla – o almeno così era sulla carta – ci è costata 6 IMP.


Se ho capito bene, la sequenza di Nord in chiusa mostrava una mano medio-debole con l’appoggio, quindi delle due l’una: o ha stiracchiato l’uno, o lo ha fatto l’altro. Fatto sta che le perdenti secche erano quattro, ed erano inevitabili, ma l’FioriA al posto del Re avrebbe reso la mano giocabile, e dopotutto qualche volta bisogna pure tirare in porta.

Sono seguite due mani pari – possiamo dimenticarle – e poi altri 6 IMP sono andati a USA 2.


Il “support redouble” di Becker-Graves, di prammatica per molti esperti americani, ha funzionato bene, nella circostanza, mentre dall’altro lato Sabbatini non ha avuto il coraggio, o forse gli strumenti, per fare competizione. Il totale ha visto i nostri avversari concludere a +12, sul 27-15.