Bridge, lo Sport della Mente

World Bridge Team Championships 2017 (1)

da | Ago 11, 2017 | 2 commenti

Si apre domani a Lione, con la cerimonia inaugurale, la 43esima edizione della manifestazione più prestigiosa del calendario mondiale: la Bermuda Bowl.
Sebbene con quel nome ci si riferisca all’intero evento, in realtà quello è il titolo della competizione Open, alla quale vanno però aggiunti la Venice Cup per le signore, e la d’Orsi Cup per i Senior.
Due anni fa a Chennai, a tenere banco, sia prima che durante la competizione fu l’autentico terremoto che aveva appena squassato il nostro sport, a base dei noti, numerosi scandali riguardanti coppie di assoluto vertice mondiale. Tutti speravano che la scena se la prendesse il solo bridge giocato, e che finalmente si potesse tornare ad ammirare i campioni al tavolo da bridge, senza controllare come muovono il carrello, o posizionano le carte d’attacco, o comunque cercare di indovinare quale potesse essere il codice segreto usato. La speranza fu vana, perché già prima dell’inizio la coppia polacca formata da Cesary Balicki e Adam Zdmudzinski fu oggetto di ulteriori indagini, a seguito delle quali ai due venne ritirato l’invito a partecipare dal Credential Committee. La vicenda ha avuto poi strascichi grotteschi: prima la EBL, con una decisione quanto mai controversa, li ha assolti, ma poi la loro federazione, la PBU, li ha sottoposti a nuovi accertamenti trovandoli colpevoli. In India, i due vennero rimpiazzati da Piotr Gawrys a Michal Klukowski, tra l’infuriare della polemica, ed a buon diritto: la Polonia si era infatti qualificata per la Bermuda Bowl con Balicki-Zdmudzinski in squadra, e l’opinione generale era che, come le altre nazioni che avevano avuto lo stesso problema (Israele, causa Fisher-Schwartz, Monaco a seguito del coinvolgimento di Fantoni-Nunes, e Germania, dopo la confessione di Piekarek-Smirnov), si dov’esse a sua volta ritirare. L’ira comune è poi peggiorata: la Polonia, infatti, addirittura vinse, ma un per uno strano scherzo del destino ha poi mancato la qualificazione a questo evento, giungendo solo nona agli europei di Budapest. E’ solo la seconda volta nella storia che il paese detentore non è rappresentato, ed accade per la seconda volta consecutiva: a Chennai, infatti, ad inaugurare la serie toccò proprio all’Italia, vincente a Bali due anni prima, ma solo tredicesima agli “Europei” di Opatjia l’anno seguente.
Tutti, amministratori, giornalisti, giocatori, appassionati del mondo intero sperano che solo impasse, squeeze e cue-bid occupino questa volta la scena nelle prossime due settimane. Ne abbiamo bisogno, ma se dovesse accadere che qualche altra coppia venga trovata colpevole, che questo ben venga: il nostro sport ha assoluto bisogno di un totale repulisti.
L’Italia, dopo la magra spedizione indiana – avemmo colà le sole donne – torna questa volta agli antichi splendori, allineando rappresentanti in ciascuna delle tre categorie. Come è andata in proposito è risaputo: ottima prova dei Senior, che si sono facilmente qualificati in quel di Budapest; faticosissimo il cammino dell’Open, che ha staccato il biglietto per la Francia solo all’ultima mano, e rocambolesca la partecipazione delle signore, arrivate qui solo grazie al ritiro, nemmeno due mesi fa, di una delle originarie aventi diritto. Le nostre chance di ben figurare sono principalmente legate ai più anziani, i quali sono i soli ad avere solide probabilità di qualificazione alla fase a KO – traguardo tuttavia non scontato – e forse anche qualcosa di più. Le donne sono invece attese da una prova durissima, ma non per la loro qualità nella circostanza, bensì perché è la loro categoria, in sé, ad essere difficile da leggere, come poi vedremo nel dettaglio. In India, una formazione simile staccò con relativa facilità il biglietto per la fase finale, ma poi perse nettamente – e neanche troppo – dalla corazzata Olanda. Quello della fase a KO è un limite che le nostre formazioni Ladies sono state spesso capaci di superare, ma senza poi mai andare oltre. Dispiace invece dire che, realisticamente parlando, le possibilità di vere avanzare la squadra Open sono molto basse. La formazione si è qualificata a malapena, solo all’ultima mano dell’Europeo, ed allora aveva in campo Lauria-Versace, mentre ora i due, causa il passaggio ai colori di Monaco, non sono più della partita. Lo schierare Garozzo significa mettere al tavolo un signore che vanta più titoli mondiali da solo, di quasi tutti gli altri campioni in gara messi insieme (prometto di fare il calcolo preciso nei prossimi giorni), ma l’ultimo dei suoi successi risale al 1975 (ha però perso altre tre finali da allora: 1976, 1979 e 1983). Ha dimostrato di essere sempre validissimo, anche nei suoi splendidi novant’anni, ma non si può comunque pensare che Benito e Franco Masoero possano offrire quanto abbiamo perso col ritiro di Alfredo e Lorenzo. In ogni caso, lo spazio per almeno un posto tra le prime otto ci sarebbe.
Ma veniamo ad un’analisi più complessiva, ovvero che tenga conto del quadro generale.
Nell’Open, i favori del pronostico sono ancora una volta per per USA 1, ovvero la mitica formazione NICKELL, capace di vincere più di qualunque altra negli ultimi vent’anni (ventidue, per essere precisi: la sua epopea cominciò nel 1995, con la vittoria nella Bermuda Bowl di Pechino; da allora ne sono arrivate altre nel 2000, 2003 e 2009, insieme agli argenti del 1997 e del 2005). I nordamericani si erano un pochino appannati nelle ultime stagioni, solo per tornare di recente agli antichi splendori, allineando una serie di solidi risultati sia a livello di “Nationals”, che nell’ambito dei Trials. Molto forte anche la seconda squadra a stelle e strisce, USA2, che è una mistura di giovani (Moss e Grue), meno giovani (Pszczola e Rosenberg), e un pochino attempati (Martel e Fleisher). Questa formazione ha avuto risultati molto alterni di recente, ma è comunque pericolosa. Fuori dagli USA, le principali contendenti per la qualificazione prima, e poi per le medaglie, sono tutte le europee (ricordando in merito quanto già detto a proposito dell’Italia). Tra queste, L’Olanda, campione olimpica l’anno scorso a Wroclaw, ha perso il pezzo più pregiato, rappresentato dalla coppia regina Brink-Drijver, ma i sostituti, ancora Juniores fino a solo tre anni fa, sono eccellenti. Oltre agli orange, le più accreditate tra le rappresentanti del vecchio continente sono senza dubbio la Francia padrone di casa, e Campione d’Europa in carica (ma che ha offerto, da favorita, una scadente prestazione l’anno scorso in Polonia) Monaco e Svezia, ma almeno per la qualificazione anche le rimanenti, Bulgaria e Germania (soprattutto la prima), si presentano con le carte in regola. Guardando al di fuori, Brasile, Cina, India, Indonesia e forse anche Argentina e Australia sono potenziali contenenti per i primi otto posti, e qualche noia potrebbero darla anche Nuova Zelanda e Egitto. Insomma, un quadro quanto mai complicato, che lascia prevedere una battaglia durissima.
Tra le signore la faccenda è più semplice: le due squadre americane, le sette europee – ricordo che la Francia partecipa di diritto, e dunque le formazioni di questo lato del mondo sono una più del solito – e la Cina sono nettamente più forti delle altre. Qualche volta, in passato, si è vista una qualche sporadica performance di altre compagini, ed in particolare, tra le presenti, Canada e Argentina, ma le probabilità non sono loro favorevoli. Difficile indicare chi sia la quadra più accreditata per l’oro, ma dovendo scegliere, io selezionerei USA1, mentre USA2 appare ben al di sotto della tradizione americana (ma si è pur sempre qualificata). Rimaneggiate e ringiovanite sono sia l’Olanda (priva delle stelle Mikielsen e Wortel, entrambe espatriate), che la Francia. Può essere certamente pericolosissima l’Inghilterra, e, più in generale, tutte le qualificate ai KO hanno una qualche possibilità di vincere, abbastanza simile per tutte. In questo ambito, come già detto, anche le azzurre possono dire la loro.
Tra i Senior vale all’incirca la considerazione fatta per le donne in merito a squadre americane ed europee, ma qui la Cina non dovrebbe essere un fattore, come invece dall’altro lato. La differenza principale, però, è che qui le due USA sono nettamente più forti delle altre, entrambe imbottite, come sono, di numerosi campioni del mondo che non sfigurerebbero in ambito Open. Tuttavia, in passato sorprese in merito non sono mancate, e la categoria si presta abbastanza a risultati al di fuori del pronostico. In questo ambito, come detto, niente è precluso per i nostri canuti rappresentanti. Se passeranno il “taglio” – e certo ce la possono fare, anche se dovranno pur sempre sudare per riuscirci – niente è impossibile.
Il formato è uguale per tutti: prima un girone all’italiana di ventidue squadre (sempre che non ci siano ulteriori ritiri nell’Open) – quindi ventuno turni, sedici mani ciascuno – nella prima settimana, poi quarti e semifinali su novantasei mani, in entrambi i casi in due giorni (quarantotto al giorno), infine la finale: altre novantasei mani per Women e Seniors, ma centoventotto per l’Open: le ultime due sessioni da giocarsi nella giornata conclusiva. Il ritmo è volutamente blando: si vuole fare in modo che le squadre non arrivino alla fasi decisive troppo affaticate, ad evitare quegli orrori che tanto imbruttivano le finali fino a qualche tempo fa.
Come già detto, e come dissi anche due anni fa, speriamo che si tratti di una festa di sport: il nostro.