Bridge, lo Sport della Mente

World Bridge Team Championships (14)

da | Ago 25, 2017 | 0 commenti

Mancano circa trentasei ore, almeno al momento nel quale scrivo, prima che si spengano le luci su questo evento, il quale ha regalato molti momenti di grande interesse tecnico, nonché, per dirla col De André di “Attenti al gorilla”, “la suspense ci fu davvero”. Raramente, infatti, ho visto così tanti incontri decidersi dopo battaglie tanto aspre quanto ricche di continui colpi di scena, per cui, chi ha avuto la fortuna di vivere l’evento da vicino – meglio se nel teatro del vu-graph, ma in ogni caso su BBO – ha sicuramente goduto di uno dei più grandi spettacoli mai offerti dal nostro gioco.
Non si sono per il momento sottratti a questo schema i vari incontri di finale, ed in particolare l’Open vede la perfetta parità dei contendenti, inchiodati sul 96 a 96 – esattamente 2 IMP per mano – mentre nella d’Orsi Cup, dove sotto le luci della ribalta ci sono i nostri vegliardi, solo 7 IMP dividono le due contendenti: USA 2 conduce 80-73.
Seppure acciaccati dal lungo, durissimo percorso, ed appesantiti dall’incipiente senilità – caratteristica, questa, peraltro comune agli avversari – gli azzurri si sono battuti benissimo, dando sfoggio, come recita il bassissimo punteggio, di capacità tecnica da ragazzini, applicata ad un nitido, solido bridge, come ha potuto notare chi abbia seguito l’incontro su BBO. Gli swing in doppia cifra sono stati molto rari, e spesso a nostro favore (dal lato giusto, per esempio, erano i due dell’ultimo parziale di giornata), nell’ambito di un gioco molto attento da entrambe le parti, per niente votato all’arrembaggio.
Le tre frazioni recitano la stessa storia, dato che in nessuna di esse la fatidica soglia dei 2 IMP per mano è stata superata né dall’Italia, né dagli USA. I nemici hanno infatti vinto le prime sedici mani per 27-15, e le seconde per 31-29, mentre noi ci siamo aggiudicati il terzo sesto di gara per 29-22. Peccato che siano giunti due piccoli colpi negativi nelle ultime due mani del giorno, perché dopo 46 smazzate eravamo esattamente pari sul 73-73.
Che dire oltre? Quali sono le nostre possibilità? Che non fosse facile si sapeva, sia per definizione – è la finale mondiale – sia per l’elenco di titoli che gli americani possono vantare, ma la prestazione è andata oltre le previsioni, e gli avversari sono vicinissimi. Non voglio gufare in maniera eccessiva – ma gufare devo, per patto assunto con la parte più bassa e rotondetta del duo romano (e come è noto, pacta servanda sunt: così sono riuscito a coniugare le penne da predatore notturno con il latino di prammatica) -, al punto da consigliare di ripassare l’Inno di Mameli, ma almeno una spilla tricolore si potrebbe anche cominciare a prepararla. Non si sa mai. Aspettate giusto fino alle 19.40, bucando lo schermo con il tifo che i sette si meritano – eh sì, il Capitano va incluso – , e poi sapremo.
In questo momento nessuno si occupa dell’altro incontro ancora in corso accanto alla finale, ovvero quello che nessuno ama giocare, ma che poi dà grande piacere e prestigio quando viene vinto: lo scontro per il bronzo, che tra i Seniores vede di fronte India e Svezia. Ebbene, i favoriti nordici stanno conducendo abbastanza comodamente, avanti di 31 IMP con due tempi da giocare.
Ed ora la Venice Cup, la quale, diversamente dagli altri due eventi, vede la squadra in vantaggio godere di un margine abbastanza ampio. Questa è la Cina, formazione che godeva dei favori del pronostico – o almeno del mio – ma che era partita male, dato che le inglesi hanno vinto il primo parziale per 33-17. Tuttavia, le asiatiche si sono immediatamente scosse, affibbiando alle avversarie un perentorio parziale di 51-26, ribadito da un ancor più ampio 47-14 nel turno successivo. Il totale recita 115-73, che certo non si può definire decisivo, ma che lascia molto lavoro da fare alle sei britanniche se vorranno salire sul palco a cantare “God save the Queen” una volta di più.
Per quanto riguarda il terzo posto, è anche qui la Svezia a menare le danze, avanti come è sulla Polonia per 82-49. Di mani, come già per i più attempati, ne mancano 16 di meno che nella finalissima, dunque, fatte le debite proporzioni, il match si trova più o meno nelle stesse condizioni del suo fratello maggiore, quello per l’oro: chi insegue deve cominciare a spingere sui pedali, e la salita appare ripida.
Veniamo alla Bermuda Bowl, la cui finale, lo ricordo, si disputa su una distanza più lunga delle altre: 128 smazzate invece di 96 (formato oramai storico, che ha avuto negli ultimi venticinque anni un’unica eccezione nel 2013, quando il calendario costrinse all’uniformità delle tre categorie). Francia e USA 2 non hanno quindi giocato quella metà di mani raggiunta invece dagli altri, essendo al momento fermi a 3/8 del totale. I numeri, ed il gioco visto finora, narrano di un equilibrio davvero impressionante: 33-33 la prima frazione, +10 USA nella seconda, e +10 Francia nella terza! Come è noto, i sistemi in equilibrio tendono a collassare rapidamente quando quell’equilibrio si spezza, ovvero, dovesse una delle squadre assestare un colpo duro, ci si può aspettare che l’altra ne subisca l’impatto psicologico, ma fino a quel momento – e tutti i buongustai sperano che non arrivi mai – ci si può aspettare una battaglia all’ultimo sangue, resa piccante dalla grande aggressività di Grue-Moss dal lato stelle e strisce.
Il bronzo sembra invece deciso, visto che la Bulgaria ha dominato la oramai (probabilmente) scarica Nuova Zelanda. I bulgari conducono 115-57, e per indomiti che siano, i “kiwi” hanno davanti un’impresa davvero difficile per arrivare sul podio.
Mi rimane di darvi conto del Transnational, dove ZIMMERMANN – e con essa i nostri Lorenzo e Alfredo (o meglio ex-nostri_ adesso battono bandiera monegasca) – ha continuato la sua marcia verso il quarto titolo raggiungendo le semifinali, sopravvivendo, per farlo, ad uno svantaggio di 21 IMP quando mancavano solo sei mani a finire. Insieme agli alfieri di capitan Pierre, che se la vedranno oggi con la formazione sino-polacca di JINSHUO – in squadra ci sono le stelle baltiche Jacek Kalita e Michal Nowosadzki – le semifinali vedranno protagonisti anche i polacchi di MAZURKIEWICZ (niente meno che i quattro sesti dei detentori della Bermuda Bowl: mancano proprio i due precedentemente citati) e il fritto misto di PERCY, dove insieme a sponsor e compagno militano Gold-Robson e Michielsen-Zia.
Un vero parterre de roi, che ci dice quanto alto sia il livello di questo evento, purtroppo snobbato in casa azzurra (non sarebbe forse stata una cattiva idea farlo giocare alla squadra open una volta eliminata, o almeno ai quattro più giovani). Ma bando ai rimpianti: ci attende una dura giornata davanti agli schermi, per gustare le tante prelibatezze imbandite per i famelici commensali.