Bridge, lo Sport della Mente

Sulle sottoaperture

da | Mag 15, 2017 | 0 commenti

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La questione che ti pongo forse l’hai già affrontata, nel qual caso ti prego di scusarmi.
Il quesito è: qual è la definizione ufficiale di “sottoapertura”?
Io non l’ho trovata, ma mettiamo che sia qualcosa come “apertura effettuata con forza inferiore a quella di una mano media”: in questo caso una sottoapertura di due in un Maggiore potrebbe anche essere una mano con, per esempio, cinque cuori e cinque fiori di otto punti. Quindi la convenzione Wilkosz non rientrebbe tra i trattamenti “brown sticker”, essendo pienamente sanata dalla eccezione due prevista nell’Articolo 2.4 dell’Appendice 1 dell Norme Integrative.
O no? Grazie e ciao
Candeloro Caporaletti

P.S. Vorrei dirti una cosa che io penso, anzi due:
1. In caso ci sia un minimo dubbio tra una interpretazione restrittiva ed una liberale di una norma, concordo che quella liberale dovrebbe sicuramente prevalere, ma…
2. come sai meglio di me, perché così avviene all’estero, sarebbe giusto essere tolleranti nell’ammettere l’uso di famose (e sperimentate) convenzioni internazionali ed essere intransigenti nel proibire l’introduzione di cervellotiche invenzioni personali (anche se nascono gruppi su facebook per sostenerle).
Fatico ad accettare di dover indagare (con tutto il tempo e la pazienza necessari) su meccanismi assolutamente inusuali per poter disputare otto mani di un piccolo torneo a squadre o peggio una o due mani di un Mitchell. E comunque in una situazione regolamentare diciamo borderline, inevitabilmente rimanendo in condizioni di inferiorità.


Ciao Candeloro,
la risposta è “no”, perché quella eccezione è uno specifico riferimento alla multicolor, e la Wilkosz (una qualunque bicolore in sotto apertura, ad eccezione della bicolore minore) non lo è.
Per quanto riguarda la definizione di sotto apertura, l’Official Encyclopedia of Bridge (che non è in realtà il testo di riferimento, a dispetto dell’auto celebrativo titolo) la descrive come “una mano con valori generalmente ritenuti inadatti a quelli di un’apertura a livello di uno”.
Per quanto riguarda il post scriptum: in materia di sistemi, per la filosofia stessa che ha originariamente ispirato le principali riforme (1990 per le limitazioni più generiche, e 1996 per l’introduzione del concetto di “brown sticker”) l’interpretazione più corretta è sempre quella restrittiva, perché il principio che deve sempre applicarsi è quello di proteggere gli avversari dall’uso di convenzioni inconsuete e/o di difficile comprensione.
Non è inoltre vero che all’estero si sia più liberali. Negli USA, per esempio, ben poco è consentito, e così anche in giro per quasi tutta l’Europa (nel nostro continente, fa eccezione la Svezia, che comunque ha una legislazione particolare), il Sud America, l’Africa e l’Asia. L’unica zona dove c’è liberalità è il Sud Pacifico (Australia e Nuova Zelanda), ma anche lì molto meno adesso di quanto non fosse dieci anni fa.
Cordiali Saluti,
Maurizio Di Sacco

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