Bridge, lo Sport della Mente

Italiani in Cile (3)

da | Mag 13, 2017 | 0 commenti

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La cronaca è sempre tagliente e fa il suo dovere come una lama affilata separa il magro dalla parte grassa del bife de Chorizo. Può piacere o non piacere, ma è la realtà bellezza!

Così dobbiamo raccontare di una sconfitta in semifinale della squadra Ventin (Juan Carlos Ventin, Alfredo Versace, Mustafa Cem Tokay e Giovanni Donati) contro gli americani di Warner.

          1°   2°   3°   4°   Totale
Ventin      36    5   33    56   130
Warner    41   62   18   28   159,3     (c/over 10,3)

I numeri parlano chiaro e se si potesse cancellare il secondo tempo ora staremmo qui a mandare tanti smile sulle chat degli amici, stasera invece solo faccine lacrimose. E dire che nella quarta sessione i nostri le hanno studiate tutte per ricavare imps da quelle mani amorfe e piene di insidie, riuscendo a recuperare tanto, ma non tutto.

Link per gli score, le mani ed i risultati, anche della finale in corso fra Caracci e Warner: http://simultanei.federbridge.it/g2bwram2/pubout/CSB/170508CSBOT17/menu.html

E ora non ci resta che visitare un po’ questa città così grande e moderna. Come posso dimenticare il rapporto che mi lega con questa gente, provata da una feroce dittatura, negli anni della mia giovinezza? Era settembre del 1973 ed un golpe militare portò alla morte tanti oppositori al regime rinchiusi nello Estadio Nacional de Chile, fra cui un cantautore a me caro: Victor Jara. Di lui ho cantato diverse canzoni, in particolare Maria abre tu ventana, che conclude ripetendo:

Tu risa brota como la mañana, brota en el jardin. Maria!

(il tuo sorriso sboccia come l’alba, sboccia nel giardino, Maria!)

Estadio Nacional de Chile dal Cerro San Cristóbal

Il sorriso. È l’unica cosa che non manca mai nei volti dei giovani bridgisti e dei ragazzini incaricati del trasporto dei board predisposti dalla smazzatrice; li vedi un po’ ovunque e, con naturalezza, sono bravissimi ad estorcerti un saluto e un moto di allegria. Con entusiasmo contagioso, nei ritagli di tempo, si accasano al primo tavolino con un mazzo di carte, licitano a voce e via a giocare. Ho visto un piccolino (mi ricordava qualcuno) che, tenendo in mano le redini del gruppo, giocava con sfacciata malizia tutti i contratti come un tresenzista da circolo, salvo poi affossarsi per non aver impegnato prima gli onori della parte corta. Ancora deve mangiarne di empanadas, ma è sulla strada giusta.

La migliore di tutti però, la reginetta di simpatia, è una giovane cilena che si è un po’ invaghita di Giovanni ed ha divertito tutta la compagnia durante il Campionato. Ha il suo bel nome, ma ha diritto alla sua privacy. Con il suo sguardo malizioso e, allo stesso tempo, pieno di allegria è riuscita ad ottenere diverse informazioni a lei utili. Avvicinando l’Elisa De Paola le ha chiesto se Juan è figlio suo e di Mustafa; la nostra connazionale, che ha pochi anni in più di Giovanni, si è un po’ preoccupata e comunque ha negato il fatto. La chica non si è persa d’animo e ha voluto sapere se fosse stato suo fratello. Anche lì: nada de nada. Nel frattempo io avevo cercato di fotografarli insieme, senza riuscirci perché quando mi vedeva si nascondeva: nella sua fantasia mi aveva preso per un malintezionato. Sicuramente era stata ben istruita dalla famiglia su questo argomento sul quale c’è poco da scherzare ed ho evitato di avvicinarla per non turbarla. Finché un pomeriggio è venuta lei a sedersi accanto a me e a chiedermi scusa per avermi trattato male: aveva scoperto che ero il padre del suo idolo e, da bruto che ero, ora mi vedeva come un simpatico signore da trattare bene (hai visto mai!). Ora siamo diventati amici e mi ha chiesto dove abito in Italia, le ho fatto vedere Rimini su Google Maps e lei, abituata ai sette milioni di Santiago, ha unito il pollice e l’indice e mi ha detto: “Pequeña!”, poi si è avvicinata a Ventin con un sorriso a 32 denti e le ha chiesto: “Tu es Versace?”, Juan Carlos le ha detto: “No yo soy Ventin”. Faccia buia…: “Ah, gracias”.

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