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Regolamento in caso di renonce

da | Nov 16, 2016 | 0 commenti

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Ciao Maurizio,
questa volta ho un quesito arbitrale. Si tratta di renonce. Ieri sera, in un torneo a coppie, gioco un contratto a picche e gli avversari cominciano realizzando le loro quadri vincenti. A un certo punto taglio, non accorgendomi di avere ancora una cartina di quadri. Subito dopo gli avversari riprendono la mano e rigiocano una quadri, sulla quale io tranquillamente rispondo con la mia cartina (perdente) che nel frattempo è saltata fuori. Chiamano l’Arbitro il quale mi penalizza di due prese (ero già -1, mi hanno segnato -3).
Il mio questito è: la renonce è stata ininfluente perché quello che ho “rubato” la mano prima, l’ho restituito la mano dopo (paradossalmente se io avessi continuato nella renonce fino alla fine avrei fatto una presa in più). Ora, cercando di trovare una logica nel regolamento, la doppia penalizzazione me la spiego in quanto la prima penalità “punisce” la renonce, la seconda restituisce agli avversari la presa rubata. Ma in questo caso la restituzione c’è già stata per il fatto che al giro dopo ho risposto lasciando agli avversari una presa che altrimenti avrei tagliato e quindi, sempre secondo logica (e buon senso) avrei dovuto subire la penalizzazione di una sola presa. Ho torto?
Grazie, ciao

Ciao Antonino,
se ci limitiamo al merito della decisione arbitrale, non posso che confermarne la correttezza: l’Arbitro ha emanato il corretto dispositivo.
Se, invece, vuoi conoscere la ratio della norma, e soprattutto sapere se si sia mai pensato di modificarla, e come, ed anche perché non sia stato fatto, allora il discorso sarebbe lungo ed il percorso logico-storico accidentato.
Cercherò di cavarmela con poco, dato che sono già intervenuto molte altre volte sull’argomento.
La logica punitiva dell’attuale legislazione sulla renonce (nonché quella futura: non verranno apportate modifiche nella nuova edizione del Codice, prevista a marzo prossimo), deriva dalla necessità di scoraggiare infrazioni volontarie: nell’introduzione al Codice, infatti, si parla di “principio di equità” (la volontà non di punire chi sbaglia, ma solo di risarcire eventuali danni), ma lo riferisce alle infrazioni involontarie. Ora, nel caso della renonce, se venisse applicato il principio di equità, commettere renonce potrebbe portare dei vantaggi quando non venisse scoperta, ovvero, al peggio, causare la semplice restituzione del maltolto quando il fatto venga acclarato. Insomma, potrebbe costituire un’istigazione a delinquere per i giocatori non troppo corretti.
Naturalmente, ci sono casi, come il tuo, dove è ovvio che così non sia, ma come puoi capire per distinguere gli uni dagli altri si dovrebbe richiedere all’Arbitro di entrare nel merito della fase tecnica di specie. Ora, una consolidata tendenza del mondo anglosassone – non la mia, ma in questo sono in minoranza nel WBF Laws Committee – vuole che vengano ridotte al minimo quelle circostanze che richiedano all’Arbitro delle valutazioni tecniche, privilegiando invece gli automatismi. In particolare, poi, nei membri americani del WBFLC è presente una tradizionale simpatia nei confronti dei meccanismi punitivi, che sebbene non trovino unanime riscontro neppure tra di loro, nondimeno rendono difficile anche solo aprire una discussione in merito.
Del resto, meccanismi del genere sono al momento presenti in molti articoli, e posso dire con grande soddisfazione di essere riuscito a far sì che nella prossima edizione molti vengano modificati. Proverò anche con altri, ma ci vorranno altri dieci anni.
Cordiali Saluti,
Maurizio Di Sacco

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