Bridge, lo Sport della Mente

NATIONAL AMERICANO A ORLANDO (2)

da | Nov 27, 2016 | 0 commenti

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Marion Michielsen e Zia Mahmood, vincitori del Nail Life Master Pairs

Marion Michielsen e Zia Mahmood, vincitori del Nail Life Master Pairs

Fra le palme della Florida, si è conclusa la prima gara cruciale del National Americano d’Autunno: il Nail Life Master Pairs.

Il prestigiosissimo torneo è stato vinto da Marion Michielsen e Zia Mahmood, una coppia mista formata dalla trentenne olandese così forte da “giocare come un professionista uomo” (queste le parole con cui un noto campione Azzurro descrisse lo stile particolarmente “aggressivo” di Marion durante un Campionato a Salsomaggiore a cui lei prese parte) e dalla stella del Bridge mondiale, “Zia” per tutti, pakistano ma residente da tempo fra New York e Londra.

Bernardo Biondo

Bernardo Biondo

MichielsenMahmood erano terzi al termine dell’ultima sessione di venerdì sera. Davanti a loro, gli americani Hjordis (Disa) Eythorsdottir e Jay Becker e, piacevole sorpresa per i nostri colori, il poliedrico talento Bernardo Biondo.

L’Arbitro-organizzatore-campione romano ha fatto coppia con il viennese Alexander Wernle, con cui aveva esordito a Reno in occasione del National Americano di Primavera. Purtroppo lo straordinario risultato dei primi turni non è bastato ad assicurare a Bernardo un posto sul podio a stelle e strisce.

Michielsen-Mahmood si sono garantiti la vittoria con oltre un top di vantaggio. Dopo aver vinto per quattro volte le più prestigiose competizioni femminili nei National Americani e vari altri titoli a livello mondiale (oro a squadre miste e a squadre femminili alle World Bridge Series nel 2014), Marion conquista così la sua prima grande vittoria in un evento open. Un’infilata di successi che non contribuirà a convincerla a riprendere dal cassetto la sua laurea in giurisprudenza, che non trova spazio fra i numerosi impegni di Bridge e il fatto che la giovane olandese vive per amore in Svezia, dove le leggi sono diverse.
E’ invece addirittura la sesta volta che Zia vince questo evento.
L’irlandese Tom Hanlon e il canadese Leslie Amoils si sono classificati secondi; sul terzo gradino del podio sono saliti i locali Les Bart e Gloria Bart. Fra gli italiani in gara, il miglior risultato complessivo è quello di Andrea Manno e Massimiliano Di Franco, quarantunesimi in totale.

L’ACBL ha un nuovo Presidente

Bob Heller, nuovo Presidente ACBL

Bob Heller, nuovo Presidente ACBL

A margine dei tornei, rilevante è il cambio al vertice dell’ACBL (American Contract Bridge Federation): Bob Heller ha preso il posto di Ken Monzingo alla presidenza. Vestirà il ruolo formalmente dal primo gennaio e per tutto il 2017.

L’attività dei volontari è cruciale per lo sviluppo del Bridge

ha dichiarato il neoeletto, che ha alle spalle una lunga gavetta a livello locale e distrettuale (l’ACBL è divisa in distretti che hanno pressappoco il ruolo dei nostri Comitati Regionali). Heller si dice preoccupato perché, parallelamente all’aumento dell’età media dei tesserati, anche i volontari progressivamente hanno meno energie e si ritirano. Si impegnerà quindi a formare una nuova generazione di volontari, obiettivo per il quale già Monzingo aveva gettato solide basi. Anche per le Associazioni, promette Heller, saranno previste agevolazioni e contributi.

Premi Nobel al tavolo!

olafsson

Magnus Olafsson, Premio Nobel per la Pace nel 2005

Al National sta partecipando Magnus Olafsson. Se il nome a livello agonistico non vi dice abbastanza, usate Google e troverete il bridgista niente meno che nelle liste dei vincitori del premio Nobel. Olafsson ha ricevuto infatti, nel 2005, il riconoscimento per la Pace per avere insieme ad altri scienziati islandesi contribuito alla ricerca di armi di distruzioni di massa in Medio Oriente. Il 62enne del Nord Europa, da tempo residente a New York, ha ripreso a giocare a Bridge dopo 23 anni di interruzione, approfittando del pensionamento.

Olafsson non è l’unico bridgista premio Nobel. Robert Curl vinse nel 1996 il riconoscimento alla Chimica per aver inventato il buckminsterfullerene, una molecola in cui i sessanta atomi di carbonio si dispongono ai vertici di un particolare poliedro (che rappresenta perfettamente la forma dei moderni palloni da calcio). La sua scoperta potrebbe trovare campo di applicazione nella medicina per trasportare all’interno delle cellule tumorali alcuni farmaci mirati.

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