NABC_Denver2015Dopo venti mani, delle ventisei giocate nel complesso del primo turno di finale del Blue Ribbon Pairs, Alejandro Bianchedi e Massimiliano Di Franco avevano ammassato un’enorme 63,4%, e conducevano con quasi due top sui secondi. Purtroppo, le mani rimanenti sono state disastrose, ed i nostri – Alejandro, argentino, gioca per la squadra Lavazza, ha nonni italiani, e parla molto bene la lingua: è quasi italiano anche lui – hanno concluso quel tempo al dodicesimo posto. Un secondo parziale in media li ha poi portati a piazzarsi sedicesimi, un risultato comunque più che buono, dato l’impressionante campo di partenza della finale, comparabile a quello di una finale mondiale.
Il prestigioso titolo è andato a Joe Grue e John Hurd, il secondo consecutivo per il primo dei due, che fa piacere vedere completamente recuperato dopo i seri problemi che la vita gli aveva riservato nel recente passato. Il giovane americano, considerato da molti il più grande talento degli ultimi anni in competizione con Agustin Madala, si era infatti perso nella dipendenza da droghe, tanto da finire in prigione per quasi tre anni prima di essere liberato sulla parola. La sua foto segnaletica, molto inopportunamente pubblicata a suo tempo su un sito specializzato, rimane una delle cose più brutte viste nel nostro gioco, da un punto di vista giornalistico. Se, infatti, dare la notizia era doveroso per uno del mestiere, sbattere, come si suo dire, il mostro in prima pagina fu un’operazione al minimo discutibile.

John Hurd e Joe GrueJohn Hurd e Joe Grue

Al secondo posto si sono piazzati i giovani francesi Thomas Bessis e Frederik Volcker, grazie ad una seconda frazione sul piede di oltre il 60% che li ha portati vicinissimi ai vincitori, mentre terzi sono giunti gli statunitensi Owen Lien e Zach Drescol, anch’essi molto giovani ed al comando dopo la semifinale. Insomma, come già nel campionato del mondo di Sanya dell’anno scorso (dove Bessis era presente, sul secondo gradino, insieme al connazionale Cedric Lorenzini), un podio con un’età media di poco superiore ai trent’anni. Pare proprio che i giovani leoni abbiano cominciato col divorare i vecchi.
Sono solo altre due le segnalazioni relative ad italiani presenti nel bollettino: quella di Federico Iavicoli, quarto su trentasei squadre presenti nel Thursday Evening Swiss Flight A (la categoria più alta), e quella del vostro scriba, che ancora in coppia con Enrico Castellani è arrivato nono, su ottantotto coppie, nel Thursday Open Pairs Flight A (e avremmo potuto riportare una seconda vittoria con solo un pizzico di attenzione in più: i primi erano a meno di un top da noi). Così facendo abbiamo concluso i Nationals di autunno con una sessantina di Gold Points, a -940 dalla qualifica di Gold Life Master: lunga e lastricata di lacrime è la strada che porta alla gloria (l’inglese “a long and windy road”).
Oggi comincia la Reisinger, la competizione a squadre in assoluto più dura e prestigiosa di tutto il calendario mondiale, che vedrà ai nastri di partenza tutti i giocatori più formidabili del pianeta. Tra questi, gli italiani di LAVAZZA nella loro consueta formazione americana, ma privi di Agustin Madala che è dovuto improvvisamente tornare a Buenos Aires, e della quale sarò di nuovo il Coach (e quindi con Maria Teresa Lavazza cng, Alejandro Bianchedi, Norberto Bocchi, Massimiliano Di Franco, Giorgio Duboin e Zia Mamhood). Inoltre saranno della partita Lorenzo Lauria e Alfredo Versace con CAYNE, Antonio Sementa con ZIMMERMAN, e Irene Baroni ed Andrea Manno con MOORTHY. Come sempre, ogni giorno bisogna sopravvivere al taglio, e non è banale: il Board-A-Match è la competizione più spietata che c’è, e raramente c’è rimedio agli errori. Non è amata dai giocatori più deboli proprio perché non offre loro nessuna salvezza: qui, non si possono guadagnare 13 IMP grazie ad un colpo di fortuna. Si può al massimo vincere un board grazie alla dea bendata, ma dato che ce ne sono 52 disponibili nella giornata, alla lunga, e nemmeno troppo, il maggiore talento e la superiore concentrazione finiscono sempre per prevalere.