NABC_Denver2015Per quanto riguarda gli eventi principali, quella di ieri è stata solo una giornata di avvicinamento al clou finale, dato che nessuno di essi è arrivato a conclusione, mentre numerosissime, come al solito, sono state le competizioni di ogni genere disputate negli enormi sotterranei dello Sheraton.
Se si guarda al calendario di ogni giorno, si vedrà che vi si giocano una buona dozzina di tornei di vario tipo, la maggior parte con restrizioni di categoria, altri stratified (vale a dire con una divisione per categoria all’interno della classifica), ed altri infine, la minoranza, aperti a tutti. Il principio che viene insomma applicato è che bisogna proteggere i giocatori più deboli, se lo vogliono, da quelli più forti, così da dare a tutti la possibilità di vincere nell’ambito della sua categoria. Inoltre, per garantire la qualità degli eventi principali, per poterli giocare occorre invece possedere un livello minimo – molto alto – di qualità dimostrata sia dai punti posseduti, che sono qui una religione, sia dal livello raggiunto.
Quando si parla di categoria, però, si intende qualcosa di diverso dalle nostre, e non poco. Se, infatti, per raggiungere il livello di Life Master i punti vengono semplicemente accumulati, di qualunque tipo essi siano, per salire poi ulteriormente valgono solo ed esclusivamente certi tipi di punti. In particolare, bisogna possedere 500 Silver Points per fregiarsi del titolo di Silver Life Master, 1000 Gold Points per ottenere quello di Gold Life Masters, e similmente occorrono Diamond e Platinum Points per raggiungere quelle categorie, le più ambite.
I Silver, Gold, Diamond e Platinum Points si ottengono solo in competizioni con quella qualifica: i Silver nei tornei cosiddetti Sectionals (più o meno, l’equivalente di un’area cittadina molto grande, come quella di New York, per esempio; i Gold solo a livello Regional (uno stato, oppure, nell’ambito dei Nationals, quelli riservati ai possessori di almeno 2500 Master Points); i Diamond solamente negli eventi Nationals di livello secondario (come per esempio il Nail Life Master Pairs che si è giocato qui), ed infine i Platinum solo a livello degli eventi di maggior rilievo, come il Blue Ribbon e la Reisinger.
La scalata non è semplice: ieri io ed Enrico Castellani abbiamo parzialmente riscattato la delusione del Blue Ribbon vincendo un Regional – e largamente: abbiamo concluso le cinquantadue smazzate con una media vicina al 66%, con oltre due top e mezzo sui secondi – di centootto coppie che avevano tutte, come anticipato sopra, almeno 2500 Master Points (noi siamo stati accreditati di 3000 per la carriera, ma badate bene: non è stato un regalo, bensì un operazione volta ad impedirci di giocare contro avversari molto più deboli), e così facendo abbiamo incassato ventotto Gold Points per la vittoria, più altri quattordici per il primo posto nella prima sessione, ed il secondo nell’ultima. La strada per il titolo di Gold Life Master è quindi ancora lunghissima: ce ne mancano altri novecentocinquantotto! E ieri l’altro, arrivando quattordicesimi nella prima sessione del Blue Ribbon (eh sì: siamo riusciti dopo di quella nell’impresa di non qualificarci alla semifinale grazie al 41% nella seconda frazione), abbiamo addirittura incassato i nostri primi Platinum: 2,86. La vittoria, poi, ci ha garantito la qualificazione al Blue Ribbon per i prossimi tre anni.
Come avete letto, meccanismi forse complicati, ma, a mio parere, molto efficienti nel restituire il vero valore di un giocatore, e legati ad un’organizzazione di altissima qualità nell’ambito della pianificazione e della gestione dei vari eventi, maturata in oltre sessant’anni di esperienza: il meccanismo che vi ho descritto, e la conseguente struttura dei tornei, risalgono alla fine degli anni quaranta del novecento. Come ho invece scritto in precedenza, gli americani sono indietro anni luce per quanto riguarda l’uso della tecnologia: tutte le informazioni sono ancora pubblicate con cartelli scritti maldestramente a mano.
Detto della mia coppia, vediamo ora agli altri italiani in gara, cominciando da Massimiliano Di Franco, autore, insieme all’argentino Alejandro Bianchedi, di una prestazione superba nel Blue Ribbon: l’undicesimo posto che ha valso loro sia la qualificazione alla finale – passavano settantotto coppie sulle centocinquantasei in gara -, sia un eccellente carry-over nell’ambito della stessa. A proposito del Blue Ribbon, devo riportare che purtroppo Irene Baroni ed Andrea Manno la semifinale non l’hanno giocata, come avevo invece anticipato ieri. Diversamente da quanto riportato dal bollettino, i due erano in realtà stati esclusi di pochissimo a causa dell’esito sfavorevole di un appello, discusso s tarda notte.
Altrove, Dano De Falco è arrivato quinto, con PATRICIA CAYNE, nel Wednesday Flight A Swiss Teams – novantaquattro le formazioni al via, mentre Leonardo Cima e Valerio Giubilo, dopo avere brillantemente raggiunto al finale del loro bracketed di ferro – ieri vi avevo detto della composizione davvero formidabile del campo dei partenti – quella finale l’hanno poi persa a vantaggio di VAINIKONIS, formazione con due campioni d’Europa al suo interno.
Oggi finale del Blue Ribbon, e domani l’inizio della competizione più prestigiosa di tutte, la Reisinger Board-A-Match teams.