Come canta Sinatra “and now the curtains fall”, cala il sipario su questa tormentata edizione della Bermuida Bowl, la quarantaduesima della storia. Tormentata prima, dagli scandali che hanno portato al ritiro di tre formazioni europee, e tormentata qui, per la conseguente elettricità residua, facilmente avvertibile.
La WBF ha reagito con un nuovo Codice di Disciplina, e promettendo battaglia contro gli imbroglioni, così che nei prossimi mesi saranno inevitabilmente molte le conseguenze di quanto da poco accaduto.
Da un punto di vista più strettamente organizzativo, l’evento è stato però un successo senza precedenti, grazie alla straordinaria dedizione, e volontà di collaborazione di tutti gli amici indiani, i quali non hanno risparmiato risorse umane e finanziarie per assicurare ai partecipanti un trattamento a cinque stelle. Tra le varie iniziative, bisogna ricordare gli spettacoli offerti in occasione delle cerimonie di apertura e chiusura, una volta consueti, ma che sempre più di rado si sono visti causa le mutate condizioni economiche in giro per il mondo.
Mancavano due verdetti all’appello, quello della Bermuda Bowl, il più prestigioso di tutti, e quello del Transnational Open Teams, evento normalmente definito “minore”, ma che in realtà vede sempre schierate formazioni formidabili, e così è stato anche qui.
Nell’Open la vittoria è andata alla Polonia, dopo un incontro a dir poco bizzarro fino alla fine. Dopo la prima giornata la Svezia veleggiava a oltre +50 dagli avversari, ma la situazione si è esattamente ribaltata alla fine del secondo. Gli scandinavi hanno però reagito con un settimo tempo raro a vedersi a questi livelli: 70-6, che potevano essere 81-1 se Upmark avesse trovato un attacco vincente (ci torneremo dopo: nel frattempo tenete a mente che la Svezia avrebbe guadagnato 11 IMP invece di perderne 5).
Il pendolo è però tornato ad oscillare dall’altra parte: Polonia 65-33 nell’ultima frazione, e il titolo per 307,5-293. Date adesso un’occhiata allo scarto finale: 14,5 IMP; l’attacco di Upmark valeva il titolo. Eccovelo:
Voi avete PiccheAKQxxx CuoriJxx Quadrixxx Fiorix
L’avversario di destra (Gawrys) apre di 1Fiori “Polish”, voi dite 2Picche, passo a sinistra e 4Picche il compagno. A destra 5Cuori, licita che mostra una mano molto forte (19+ o equivalente distribuzione). Passo, voi, passo a sinistra e “contro” il compagno, che chiude i giochi. A voi.
Upmark, che nello stesso tempo ha anche realizzato quello che è stato definito “l’attacco dell’anno”, in questa mano non ha saputo fare niente di meglio che mettere in tavola l’APicche, ma se ne è pentito undici prese dopo. Quello che batteva era Fiori: il compagno aveva AKDx, e dopo aver incassato due prese nel colore il terzo giro avrebbe promosso il Fante di Sud.
Io penso che Upmark abbia sbagliato, dato che il contro del compagno non poteva non promettere valori laterali, ma lo svedese ha evidentemente giocato sul fatto che Gawrys avrebbe comunque perso quello che c’era da perdere. Inoltre: non pensate che Nystrom avrebbe potuto fare di meglio che dire 4Picche con quattro cartine e tutta quella merce a Fiori, ovvero avrebbe dovuto orientare l’attacco?

PolandLa Polonia, vincitrice della Bermuda Bowl
Michal Klukowski, Piotr Walczak, Krzysztof Jassem, Piotr Gawrys, Marcin Mazurkiewicz, Stanislaw Golebiowski, Michal Nowosadzki, Jacek Kalita

Il Transnational lo ha vinto ZIMMERMANN, e lo ha fatto a passo di carica. I monegaschi hanno infatti costretto al ritiro sia gli avversari dei quarti che quelli di semifinale, ed anche i finalisti di BULGARIA OPEN hanno giocato l’ultimo parziale solo per onor di firma. Con questa vittoria, Pierre Zimmermann e Frank Multon hanno conquistato il terzo titolo nella competizione (2007 e 2009 i precedenti), un record che sarà difficile da battere. Onore anche a Geir Helgemo e Thor Helness, che con Zimmerman avevano già vinto nel 2009), e a Krzysztof Martens, già vincitore nel 1997 nella prima edizione (nella squadra BURGAY).

ZimmermannLa squadra Zimmermann, vincitrice del Transnational
Krzysztof Martens, Tor Helness, Pierre Zimmermann, Geir Helgemo, Franck Multon