E’ finita l’avventura delle ragazze italiane, sigillata da una mano non poco sfortunata: 6Picche-1 chiamate dalle nostre – avevano il 90% di probabilità a favore – e non dalle avversarie olandesi.
Per carità, l’incontro era già finito da tempo, e forse già dopo il primo tempo di ieri – il quarto in assoluto – che le azzurre hanno purtroppo perso molto, troppo pesantemente per pensare ad un recupero. I 51 IMP concessi, infatti, si sono sommati ai 10,7 che già avevamo di distacco, ed a quel punto le nostre hanno probabilmente smesso di crederci. Hanno provato a lottare nel quinto tempo, ma lo hanno perso di ulteriori 9 IMP, e nell’ultima frazione, forse finalmente liberate dal groppo alla gola, si sono addirittura staccate, arrivando a riprendersi quasi 40 IMP. Poi le olandesi hanno segnato qualcosa, fino agli ultimi, beffardi 13 nella mano già raccontata, così che ci hanno sopravanzato anche nelle ultime sedici mani, anche se solo di un misero IMP, per imporsi 273,7-202.
I punti concessi dalle nostre rappresentano il numero più alto di tutti e dodici i quarti di finale – e questo dopo essere state, e per largo distacco, la squadra con la migliore “difesa” di tutto il campionato nella fase di qualificazione – mentre quelli segnati sarebbero bastati a vincere la bellezza di nove volte (o undici: in due casi avremmo vinto contro entrambe le squadre avversarie tra di loro).
Questo può dare la cifra della prestazione: hanno concesso troppo; troppi errori, spesso di concentrazione, e tutti legati all’assurda paura di perdere che le ha chiaramente attanagliate sin da quando hanno conosciuto il nome dell’avversaria, per loro un immotivato spauracchio. Non c’è stato niente che il povero Giagio abbia potuto fare: hanno continuato a farsi attanagliare dall’ansia, quando fino al giorno prima erano pienamente convinte dei loro mezzi.
Peccato, perché era dal 2009 che non giocavamo una Venice Cup – anche allora, a San Paolo, raggiungemmo i quarti, dove venimmo battuti dalla Francia – ma questa volta avevamo più speranze. La squadra aveva dimostrato solidità, compattezza, qualità tecniche all’altezza della situazione, e fiducia. Proprio quella è mancata nel momento cruciale.
Si meritano però un lungo applauso, perché hanno dimostrato di poter competere ai livelli più alti, e se solo lo volessero, di non dover aver paura di nessuno. Grazie “bimbe”, e grazie al loro Coach.
Rimanendo alla Venice Cup, la Francia ha finito per vincere la dura battaglia contro le danesi. L’incontro è stato in bilico fino alle ultime sedici mani, ma lì le transalpine hanno innestato il turbo, vincendo l’ultima frazione 64-21 e concludendo così 232,3-184.
Con questo risultato, ci sarà in semifinale una pennellata di italiano, dato che tra le sei bleus c’è Deborah Campagnano, italianissima di nascita, di crescita e di formazione bridgistica, ma sposata, e recentemente trapiantata oltralpe.
A completare il quadro delle semifinali “rosa” ci sono l’Inghilterra, che si è vendicata della finale persa a Bali contro USA 1 battendola agevolmente (le americane erano esattamente le stesse sei, mentre la Draper ha rimpiazzato la Stocksdale tra le inglesi), e USA 2, che ha prevalso sulla Cina nell’incontro col punteggio più basso di tutta la Venice Cup (le azzurre avrebbero vinto contro entrambe!). Oggi vedremo Francia-Inghilterra e Olanda-USA 2, incontri dei quali vi posso offrire niente più che un modesto pronostico a favore di inglesi e olandesi.
Il maggior livello di suspense si è avuto nella Bermuda Bowl, dove ben tre dei quattro incontri minacciavano uno spareggio a sole cinque mani dalla fine, quando il distacco era, in tutti i casi, nell’ambito di una sola cifra.
Il caso più eclatante era quello di Inghilterra-USA 1, incontro che sembrava finito a sedici mani dalla fine – gli inglesi conducevano di 48 IMP – ma che gli alfieri di Nickell avevano rimesso in piedi, tanto da avvicinarsi a -9. A +8 era la Polonia sulla Francia, e +5 La Cina su USA 2.
Il primo match si è chiuso subito: gli inglesi hanno segnato due swing medi in due mani consecutive, ed hanno lasciato troppo da fare agli avversari. Anche la Polonia ha segnato qualcosina, ma la Francia si è riavvicinata a -13, e proprio la penultima mano – ricordate quanto accaduto all’Italia? – si prestava esattamente per quella cifra. I francesi si sono (erroneamente, come abbiamo visto, ma fortunatamente) fermati a manche, ed hanno così dato una speranza ai loro colori, ma poco più tardi altrettanto – ed altrettanto erroneamente – hanno fatto Gawrys-Klukowski in Rama. Game Over.
Il thriller di maggior effetto è stato però quello di Cina-USA 2. I cinesi si sono staccati a +11 con due mani da giocare, e si sono fermati a manche nell’oramai famosa mano 31 (lo slam era evidentemente difficile, ad ulteriore onore delle nostre). Sospiri di sollievo della delegazione del Celeste Impero, ma di breve durata: nell’altra sala il cinese in Est ha scelto il momento meno opportuno per imbizzarrirsi, offrendo agli avversari un’inopinata chance di incassare una bella cifra, e così è stato. 1400 in 5Cuorix sono costati 13 IMP, ed il comando a USA 2 per 2 IMP. Finita? Ma naturalmente no!
L’ultima mano aveva visto tutta la sala giocare 3NT in NS, e tutti sono andati sotto di due o tre prese. I cinesi erano caduti di due, dunque un -3 nell’altra sala sarebbe risultato in 2 IMP ed il pareggio sul filo di lana. Ma gli americani, unici del lotto, sono atterrati a 5Fiori, e lì, se si gioca per andare sotto – le carte non offrono praticamente speranza, se si crede all’attacco (un evidente singolo) – non si può fare peggio di -2.
L’americano, però, non conosceva lo stato del match, e si è aggrappato alla misera chance della quale disponeva (ridicola) per portare a casa il suo contratto, e così si è, sulla carta, scavato la fossa. Per mettercelo dentro, però, i cinesi dovevano giocare perfettamente: incassare due atout, giocare Cuori, e quando in presa sul successivo colpo in bianco a Quadri tornare Cuori per far saltare le comunicazioni col morto. Sono arrivate le due Fiori, è giunto il ritorno a Cuori, c’è stato il colpo in bianco a Quadri, ma Ovest, al redde rationem, dopo una lunghissima pensata che ha fatto collassare la metà degli spettatori, e certo la totalità dei cinesi, si è deciso per una Picche! Tutto quello che il dichiarante doveva fare era cedere un’altra Quadri, e l’ha fatto, costruendosi così la nona presa, e così la vittoria finale 238-236.
Niente palpiti invece in Bulgaria-Svezia: i nordici hanno sempre condotto, anche largamente, e tranquillamente – più di quanto dica il punteggio finale di 223-202,5 – hanno vinto.
Oggi vedremo Svezia-USA 2 e Inghilterra-Polonia. Il secondo incontro è da molti qualificato come finale anticipata, ed è, come direbbero gli inglesi “too close to call”: impronosticabile. Gli inglesi sono pericolosissimi, e possono inventare swing dal niente, inoltre, hanno una formidabile solidità nelle sventure. I polacchi sono più tecnici e più continui. Dovrebbe essere un magnifico spettacolo, grazie anche alla differenza di stili.
Il primo è anch’esso difficile da valutare: i giovani americani sono molto forti, ma è molto debole il loro sponsor, e se dovessero capitargli mani complicate il costo sarebbe salato. Gli svedesi sono abbastanza solidi, ma rispetto ad altre formazioni del passato concedono qualcosa in qualità. Insomma, anche qui siamo circa pari, ma ad un livello che anch’io considero inferiore a quello dell’altro incontro.
Concludiamo con il d’Orsi Trophy, e devo cominciare col dire che spero che nessuno dei miei amici australiani legga i miei pezzi. Infatti, li avevo pronosticati (abbastanza) favoriti sulla Svezia, convinzione che si era ulteriormente rafforzata dopo il +72 accumulato nei primi due tempi. La gufata ha però funzionato benissimo: dal quel momento in poi gli Aussie hanno segnato la miseria di 61 IMP nelle quattro frazioni rimanenti, contro i 191 degli avversari, i quali hanno concluso pipa in bocca sul 253-195.
Poca storia in USA 1-Norway, con gli americani, favoritissimi (non me ne voglia il mio eroe Bob Hamman se questa affermazione dovesse costare cara anche a lui!), che si sono solo un pochino distratti nel finale, ma hanno ancora vinto 220-182,7.
Più tirati gli altri due incontri, anche se nessuno fino all’ultima carta. A dispetto dei distacchi contenuti, infatti, sia la Polonia sull’Inghilterra (vendicata così la sconfitta in finale di San Paolo 2009) che USA 2 sull’Irlanda sono arrivate in porto con ancora diverse mani da giocare.
Oggi si scontreranno da una parte le due americane – come richiesto dal regolamento – e dall’altra Polonia e Svezia. Sulla carta, USA 1 da un lato e Polonia dall’altro sono largamente favorite, ma le avversarie godono pur sempre della protezione loro assicurata dalle mie parole 🙂