Comincio questo resoconto da una nota purtroppo negativa: si è già concluso il cammino delle azzurre nella Wagar Cup. Le nostre rappresentanti, inserite nel tabellone con il numero cinque, hanno dovuto subito incontrare la testa di serie numero quattro (solo otto erano le formazioni in gara), BJERKAN, una formazione molto titolata. L’incontro non ha avuto storia, a causa del disgraziato primo tempo, perso 0-43. Da quel momento in poi le sei hanno fatto match pari, vincendo di 2 IMP le rimanenti 45 smazzate, ma senza mai avvicinarsi. Per loro, rimangono ancora molti eventi collaterali a disposizione per fare esperienza, alcuni dei quali di altissimo livello.
Tutte e quattro le prime teste di serie hanno passato il turno, sempre con distacchi abissali sulle antagoniste, come è d’abitudine nel bridge femminile quaggiù: le squadre più forti sono tutte sponsorizzate, ed infarcite di campionesse del mondo, anche europee, e certo questo è un fattore importante nel rendere poco appetibile l’iscrizione ai pesci piccoli, e nel far quindi sì che il campo di gara sia sempre molto ridotto.
Per quanto riguarda la Spingold, si è registrata una sola sorpresa, peraltro di un certo rilievo, ovvero l’eliminazione della squadra BEATTY, testa di serie numero 25 e con due campioni del mondo al suo interno (Fred Stewart e Kit Woolsey), incapace di vincere anche solo uno dei due incontri di 30 smazzate che gli presentava la giornata.
Il tabellone era organizzato in sette incontri a KO di 60 smazzate per le prime sette teste di serie, opposte alle ultime sette, mentre le altre cinquantasette squadre necessarie a formare l’odierno tabellone da sessantaquattro sono scaturite da diciannove gruppi da quattro squadre ciascuno. In quell’ambito, è stata eliminata in ogni gruppo la squadra che avesse perso due KO consecutivi, ciascuno di 30 mani.
Tra le prime, MONACO (con Fantoni e Nunes, che anche se oramai monegaschi non mi sento di escludere dalla lista degli italiani), testa di serie numero tre, opposta alla numero ottantotto, mentre tra le altre, le “italianizzate” CAYNE, LAVAZZA, PATRICIA CAYNE e ZALESKI.
Tutte hanno agevolmente passato il turno, ma data la scarsità di informazioni – davvero pessimo il sistema americano in merito, ancora a base di fogli scritti a mano come se i computer non fossero mai stati inventati – posso darvi conto solo di LAVAZZA, formazione della quale sono il Capitano Non Giocatore. Ebbene, la squadra che ha vinto la Vanderbilt la scorsa primavera ha un pochino sofferto nel primo tempo, vincendolo di soli 14 IMP (37-23) contro una formazione piuttosto deboluccia, ma ha dilagato nel secondo, concluso 58-1. Divertente, specie per noi, la prima mano in assoluto dell’incontro: mentre Bianchedi-Di Franco hanno chiamato un 6Fiori assolutamente blindato, nell’altra sala i due americani sono finiti a 6Cuori nella 4-3. Il contratto sarebbe stato battuto immediatamente dall’attacco a Quadri, ma Norberto Bocchi ha, del tutto automaticamente, selezionato il singolo di Fiori, ed ora la mano era imbattibile. Tuttavia, la dichiarante ha pasticciato con il movimento delle atout, ed ha concluso con un inglorioso -6!
Nella Spingold, ma con il numero 89 del seeding, c’erano anche altre tre italiani, come avevo riportato ieri: Antonella Caggese, Leonardo Fruscoloni ed Emanuela Pramotton. La posizione nel tabellone li ha posti di fronte nientemeno che a NICKELL (2) nel primo turno, e sebbene abbiano perso con l’ampio margine che ci si poteva purtroppo aspettare, sono però stati brillantemente capaci di vincere uno dei quattro tempi, il terzo, di 1 IMP, impresa simpaticamente vissuta come un trionfo. L’atmosfera di questa squadra la dice lunga sulla bellezza di eventi quali questo, che permettono di confrontarsi con i giocatori più forti del pianeta.
Al di fuori dei due eventi principali, Wagar e Spingold, vi segnalo molto altro di italiano, con particolare riguardo per Paolo Clair, il quale, con la squadra dove l’abbiamo visto dall’inizio, ovvero BARRETT (Barrett, Clair, Dawson, Kowalski, Romanski), è stato capace di un brillantissimo secondo posto nella fase di qualificazione del Senors Swiss Teams, forte di ben 135 squadre ai nastri di partenza. Oggi la finale per le residue 68 formazioni. En passant, vi faccio notare che la categoria Senior qui in America parte da cinquantacinque anni di età, e non da sessanta come invece a livello internazionale.
New entry tra i giocatori italiani qui citati, Giuseppe Delle Cave, in coppia con Adam Wildawski – un americano di altissimo livello, già capace di vestire la maglia degli USA in due Bermuda Bowl, e che io conosco benissimo in quanto è il rappresentante dell’ACBL nel WBF Laws Committee – si è guadagnato il nono posto nel Monday Open Pairs (novantasei le formazioni al via).
Giorgia Botta ha fatto di meglio, quanto meno in termini di piazzamento (l’evento al quale ha partecipato, bisogna dirlo ad evitare accuse di piaggeria, era di livello modesto) aggiudicandosi il Monday Evening Side Swiss Teams, e vincere è comunque una bella impresa, specie considerando che le squadre partecipanti erano ben trentasette, e che comunque non c’erano restrizioni alla categoria degli iscritti.
Infine Cima-Giubilo, stakanovisti dei Bracket KO, che troviamo in un’altra semifinale.
Per concludere, gli accoppiamenti di oggi della Spingold, con riferimento alle squadre che contengono giocatori nostrani. L’impegno più serio è senza dubbio quello di PATRICIA CAYNE, dove milita Dano De Falco, che deve affrontare la nazionale cinese (a proposito di quello che vi dicevo ieri sulla grave imperfezione del meccanismo di seeding), seguito da quello di LAVAZZA, che se la dovrà vedere con HINZE, una formazione che, a dispetto del numero 53 del seeding, presenta quattro ottimi giovani interpreti, tra i quali Kevin Rosenberg, rampollo di Debbie e Michael. Non dovrebbero invece soffrire troppo CAYNE (con Lauria-Versace, 8), opposto a SCHOLLARDT (57), ZALESKI (con Garozzo, Manno e Sementa, 15) contro KOLESNIK (50), e MONACO (Fantoni e Nunes, 3) contro HARTUNG (62).