Commenti sul Club Rosa
Tiziana Basile Tuttobene ha superato, da seconda, la Selezione per l’accesso al Club Rosa. E’ così entrata a far parte del prestigioso gruppo di giocatrici che per un anno seguiranno un percorso di allenamento tecnico e stage, al termine del quale una nuova Selezione stabilirà chi rappresenterà l’Italia nella Nazionale femminile.
Al suo ritorno in Sicilia, Tiziana ci invia i suoi commenti a caldo; segue una risposta della Redazione.
Dato l’interesse del tema, in fondo all’articolo sono aperti i commenti, per i lettori che desiderassero a propria volta intervenire.
 
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Tiziana Tuttobene

L’articolo di Tiziana Basile Tuttobene
 
– Tiziana ti andrebbe di giocare con me le selezioni del Club Rosa? La compagna con la quale mi sono iscritta non può venire. 
– No Marcella, grazie. Prima di tutto, cosa ci andiamo a fare e poi in 3 mesi già salirò a Salso 3 volte…
– Andremmo solo come allenamento per lo squadre. Comunque Ok.
 
Ma qualche giorno dopo penso e ripenso ed effettivamente mi rendo conto che l’idea di usare questo appuntamento per allenamento non è male. Unire l’esperienza di queste selezioni al fatto che giochiamo due sistemi diversi e ad Aprile dovremmo giocare insieme lo squadre signore nella massima serie comincia a prendere piede nei miei pensieri. Abitiamo a 100 km di distanza e questa occasione è davvero ottima. Ok andiamo.
 
Venti giorni di allenamento su BBO tra un turno ospedaliero e un altro (lei è anestesista), un Fiori forte con Senza Atout forte e Quadri preparatorio da mixare con un Fiori forte con Senza debole e Quadri naturale. Praticamente una tragedia. Arriviamo a Salso giovedì direttamente con le valigie sul tavolo. Le coppie sono 43, inizia la prima fase. Primo e unico obiettivo arrivare nelle prime 16 perché questo significava giocare poi le altre 60 mani circa, con le coppie migliori e quindi un allenamento ancora più valido. Raggiungiamo questo obiettivo e il sabato mattina ci apprestiamo a giocare la seconda fase. Nel frattempo avevamo analizzato una sequenza di fuori campo, una diversità negli attacchi, nel controgioco, e soprattutto nelle sequenze interferite che ci danno la conferma di quanto sia stato importante essere venute. La seconda fase è un po’ meglio: le prime 80 mani sono state un’ottima palestra. Risultato finale: seconde sulle 6 che verranno convocate per gli stages. Noi dentro e coppie del tipo Oliveri-Arrigoni fuori. Ne prendo una a caso perché è emblematico. Certo qualcosa in questo sistema andrebbe migliorato. Su due mani posso prendere due buoni risultati ma se gioco contro Oliveri-Arrigoni 10 mani consecutive mi fanno nera. E ne sono consapevole. Con Marcella ci chiediamo cosa fare. Non andremmo mai a giocare in Nazionale, siamo consapevoli che se anche gli stage futuri ci riservassero risultati incontrovertibili non andremmo mai a sostituire coppie del calibro Manara-Ferlazzo. Ma non perché ce lo negherebbe la Federazione! Siamo noi che ci tireremmo fuori da questa impossibile eventualità. E soprattutto responsabilità.
 
Forse sarebbe più produttivo per la Federazione riservare queste selezioni a giocatrici under 30 per iniziare con le migliori, un cammino biennale che possa davvero portare a un riciclo valido delle attuali coppie che ci rappresentano. Noi frequenteremo questi appuntamenti perché potranno darci sicuramente una marcia in più nel nostro sapere bridgistico e tutto ciò che sapremo potremo poi riportarlo ai ragazzi, ai nuovi allievi. Sarà una crescita per tutti. Se questo sarà compatibile con il cedere il nostro posto a un’altra coppia scivolando la classifica, lo faremo volentieri. L’esperienza è stata bella, la soddisfazione grande, ma la consapevolezza dei propri limiti infinita.
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Bridge d'Italia OnlineLa Redazione
 
Cara Tiziana,
per prima cosa complimenti per aver raggiunto… il punto di partenza. Conquistando l’accesso al Club Rosa, sei come un ragazzo che ha superato dei test di ammissione per l’università dei suoi sogni e ora può iscriversi e cominciare il suo percorso (la parte più faticosa e gratificante). Con questa metafora, vorremmo sottolineare due aspetti in cui non concordiamo con te.
 
Il primo: proibiresti a un over 30 di intraprendere un percorso nuovo? Se la risposta è sì, ti ricordiamo i nomi di alcune persone che hanno cambiato la propria vita e raggiunto l’eccellenza nella doppia carriera: il carpentiere/attore Harrison Ford, l’impiegata/autrice di “Harry Potter” Joanne K. Rowling e… il commercialista/numero 1 al mondo di Bridge Fulvio Fantoni.
Sicuramente la Federazione è consapevole che sia importante trovare un modo di riservare particolare cura ai giocatori fra i 25 e i 35 anni che, dopo un eventuale percorso juniores, rischiano di disperdere il proprio potenziale per l’assenza di una categoria di riferimento e dunque di tecnici che si prendano cura di loro. Chiudere le porte del Club Rosa agli over 30 (in questa Selezione tutti ad eccezione di Margherita Costa) avrebbe significato tagliare fuori, nella passata edizione, cinque sesti dell’attuale Nazionale femminile che, con la propria prestazione agli Europei di Opatija, ha definitivamente convinto della fondatezza e validità del “progetto Club Rosa”.
Sostenere i giovani è sicuramente un punto condivisibile, ma questo nell’ottica di farli crescere; a quel punto, spetterà a loro affrontare e superare il “test di ingresso” di una Selezione che dà a tutti la possibilità di mostrare il proprio valore.
Il secondo: perché scrivi che non andreste mai a giocare in Nazionale? Escludendo che il motivo sia il disinteresse verso la maglia Azzurra, dalle tue parole si evince che non ti senti all’altezza. Ma i responsabili del progetto non tireranno a sorte; la Selezione finale (che stabilirà quali, fra le 10 coppie del Club Rosa, rappresenteranno effettivamente l’Italia) sarà basata su criteri multipli, stabiliti dall’esperienza tecnica e agonistica, nazionale e internazionale, di coordinatore e coach. Per molti versi, da ieri siete già una squadra. Perché il progetto funzioni bisogna che ciascuno rispetti il proprio ruolo. Se da un lato è umano temere di non valere abbastanza, dall’altro accettare con entusiasmo e orgoglio le scelte del team è un presupposto sportivo. 
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Tiziana Tuttobene

 
Concordo su tutto. 
Poiché ho inviato la correzione troppo tardi quando l’articolo era stato già pubblicato (e grazie), la aggiungo qui:
più che under 30, intendevo dire over 26 e under 40.
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Daniele Donati

Daniele Donati

Cara Tiziana,
(in realtà non ti conosco di persona, ma il ‘cara’ è dovuto al fatto che spesso condivido quello che scrivi e poi per l’amicizia in comune con quel maestro di Bridge e di ironia che è Dario Attanasio), colgo l’opportunità di intervenire per comunicarti una sensazione emersa dal tuo scritto.

Mi colpisce la tua posizione riguardo alla possibilità che tu e la tua compagna siate o no in grado di rappresentare l’Italia in una competizione internazionale. Mi provoca il tuo realismo e umiltà, però con due sentimenti contrastanti.
Il primo è il piacere di vedere che esiste ancora qualcuno che sa dire pane al pane e vino al vino. In questo mondo nel quale uno si sente un dio solo per aver pubblicato un video con immagini offensive verso qualcuno, è così raro incontrare chi sa guardare la realtà senza farsi ricattare dai propri limiti.

I limiti: ecco la seconda sensazione che vorrei comunicarti. Io credo che quando andiamo a sbattere contro l’oggettività delle nostre difficoltà ci sia sempre lo spazio per dire: “non ci sto, voglio andare oltre”. In altre parole, io non voglio essere definito dal mio limite, ma dal mio desiderio, perché credo sia questo che mi renda pienamente umano.

Albert Camus, che amava il motto «Soyez réalistes, demandez l’impossible» (siate realisti, cercate l’impossibile) fa dire al suo Caligola: “Non sono pazzo e posso dire perfino di non essere mai stato così ragionevole come ora. Semplicemente mi sono sentito all’improvviso un bisogno di impossibile”. Sono certo che il mio autore preferito di Bridge, Franco Caviezel, del quale ho appena ammirato il suo pezzo del 5 marzo, La strada per il successo, possa essere d’accordo con me. Magari mi piacerebbe leggere anche un suo commento su questo tema.
A presto,
Daniele Donati

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Franco Caviezel

Franco Caviezel

Credo che il rimanere coi piedi ben piantati per terra, come fa Tiziana, e il cercare di migliorarsi continuamente non siano assolutamente in contrasto. Come dico sempre, il Bridge deve essere divertimento. E se sei un giocatore evoluto ma non professionista l’unico divertimento che puoi realmente avere ti sarà dato da un costante miglioramento e dalla ricerca di orizzonti nuovi. Altrimenti che senso avrebbe stare al tavolo? Se poi il destino e la bravura ti porteranno a livelli più alti…perché no?

Un abbraccio a tutti!
Franco Caviezel

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