Caro BDI Online,
Giugno è il mese in cui chiudono le scuole ed anch’io sospendo l’attività didattica, presso il Circolo Eremitani di Padova, così nel concedermi due lunghi mesi di vacanza, nell’ultima estate trascorsa ho iniziato a fare alcune considerazioni ma non per valutare in quale ameno luogo di vacanza poter trascorrere i giorni di riposo, bensì sul fenomeno Burraco.
Perché la fortuna di un gioco di carte di combinazione non è stata determinata da un bel gioco come la Canasta?
Per giocare a Canasta ci vogliono tre mazzi di carte, bisogna contare i punti durante il gioco e non solo a fine partita, inoltre per conquistare il tallone delle carte scartate ci vuole abilità; in pratica, per giocare un torneo di Canasta, sarebbe necessario fare prima un breve corso, mentre per partecipare ad un torneo di Burraco basta sedersi e giocare, anche senza averci mai giocato prima.
Ma allora non sarebbe possibile proporre un gioco di carte impostato sulla cattura, simile al Bridge, che possa essere giocato in torneo, subito e senza averci mai giocato prima, in pratica senza la necessità di dover fare prima un corso?

Ecco come ho trascorso la mia estate del 2014: a studiare la storia del gioco del Bridge, iniziando dalla fine del XIV secolo, quando nella Pianura Padana nasceva il gioco del Trionfo, importato poi in Inghilterra dai soldati inglesi della Compagnia Bianca del Falco che combatterono in Italia per le Signorie che pagavano meglio: dai De Medici, ai Carraresi, ai Visconti.
In Inghilterra questo italico gioco si trasformava nel Whist e con diversi passaggi, in quasi 600 anni di storia, dal Whist al Bridge-Whist, dall’Auction Bridge al Plafond Bridge, sino ad arrivare al primo novembre del 1925, quando nella motonave Finlandia del miliardario americano Harold Stirling Vanderbilt veniva giocata la prima partita di Contract Bridge.

Avevo così il quadro completo per creare, come in un mosaico, un nuovo gioco di cattura che potesse essere giocato subito in torneo, con soli 5 minuti di spiegazione.
Impostate le prime regole di questo nuovo gioco, c’era la necessità di testarlo con un gruppo di giocatori e l’occasione si presentò a fine agosto, durante una “zingarata bridgistica romagnola”, dopo due giorni di cultura, ottima cucina e buon Bridge, grazie soprattutto alla grande ospitalità degli amici bridgisti romagnoli, nel pomeriggio del 28 agosto, in un locale di Ferrara, tipo bistrot parigino, in attesa dell’inizio della bella festa dei Buskers, dodici amici eremitani hanno potuto testare il gioco, trovandolo divertente ma non certamente come il Bridge.
Quindi qualche necessario ritocco, un altro test al Circolo e alla fine, convinto che questo gioco potesse andare bene, non restava che affrontare una sala di burrachisti, per proporre un’alternativa al loro facile gioco di combinazione con un altro altrettanto facile gioco di prese a cattura.
Sabato 8 novembre mi veniva concessa questa possibilità, presso un Circolo di Golf in una bellissima località immersa tra i “mammelloni” dei Colli Euganei.
Pazienza se per sfruttare questa possibilità ho dovuto ritirare la squadra dalla semifinale di una Coppa Italia, “ubi maior, minor cessat”.
Così sabato mattina 8 novembre mi sono buttato a capofitto su internet, alla ricerca di immagini, per creare una serie di slide che potessero velocemente illustrare il gioco ai partecipanti, anche se ancora non sapevo se mi sarei trovato di fronte solo quattro o cinque giocatori, ai quali proporre solo una partita libera.
Sabato alle ore 11 ero già pronto con il seguente documento, realizzato con carattere Times New Roman 36, per essere ben visibile durante la proiezione.

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Quando tutti i tavoli avranno terminato di giocare la mano e segnato i punti nello score, il Direttore del torneo darà il cambio dicendo:
“Cambio per il prossimo turno: le coppie Est-Ovest salgono di un tavolo invertendo le loro posizioni Est in Ovest ed Ovest in Est ed i board scendono di un tavolo”
Sabato 8 novembre alle ore 15 e 30, con piacevole sorpresa, erano stati preparati 10 tavoli e tutti poi completi, per questo primo torneo al mondo, di questo nuovo gioco, il TaroT.
Solo qualche difficoltà alle prime due mani, per spiegare nel dettaglio un paio di regole del raddoppio e della possibilità, in alcune mani, di giocare con il morto ma poi tutto è filato liscio e senza intoppi.

Così mentre le persone giocavano, io con grande soddisfazione pensavo:
“ecco senza aver fatto alcun corso, 40 persone stanno giocando a qualcosa di molto simile al gioco del Bridge”.
Ma la sorpresa maggiore l’ho avuta al Circolo Eremitani, quando nello svolgere la mia normale attività didattica, diverse persone che avevano partecipato al torneo di TaroT, volevano capire che tipo di gioco fosse il Bridge, così ho dedicato un paio di pomeriggi alla presentazione del gioco ed ora mi ritrovo con un corso di Bridge bello numeroso, così numeroso come non ricordavo da non so quanti anni ormai, addirittura superiore al mio periodo del CAS!

Non si tratta di un’espressione inopportuna, nel contesto di quello che sto raccontando, ma semplicemente del mio periodo d’oro, come insegnante di Bridge, quando era stato costituito, presso il Circolo, un Centro di Avviamento allo Sport, per l’appunto un CAS, e grazie alla collaborazione di un altro istruttore, la Signora Anna Sotti, intorno agli anni 2000-2003 si arrivò ad avere un gruppo CAS tra i più numerosi in Italia.
Ma allora si trattò di un gran colpo di fortuna, quando Aldo Gerli, allora ventenne, con il suo amico Giancarlo presero la decisione di seguire un corso di Bridge, in alternativa ad un corso di sommelier, facendo poi avvicinare al Bridge molti loro amici delle superiori.

Questa volta invece si è trattato della verifica di una precisa e forse indovinata scelta, nel far avvicinare delle persone al gioco del Bridge, attraverso un gioco più semplice del Bridge ma più avvincente del Burraco.
Attualmente il gioco del TaroT è qualcosa di molto simile al Bridge Russo, con la possibilità del “raddoppio” che è una specie di Contro ed in certe situazioni di poter giocare con il morto, ma ogni volta che propongo questo gioco mi rendo conto delle modifiche che potrebbero essere apportate, per renderlo ancora più avvincente, mantenendone la semplicità e l’immediatezza del gioco, nell’apprenderlo in 10 minuti, per poi poterlo giocare subito in torneo.

Chissà se può essere la strada giusta, per contenere il fenomeno Burraco che credo sia esclusivamente italiano?
L’Italia è la nazione che meglio ha rappresentato il gioco del Bridge, pertanto non può e non deve trasformarsi in una nazione di giocatori di Burraco.

Il gioco rappresenta uno dei bisogni primari dell’uomo, inserito nel proprio DNA e così conservato da più di 70.000 anni, attraverso il percorso di sopravvivenza e di evoluzione della specie.
Con il Bridge, inoltre, da recenti risultati di uno studio condotto in America dal 1985, è stato riscontrato che è possibile evitare le malattie mentali, con una percentuale del 74% (ancor meglio con il ballo al 76%).

In conclusione direi che nella vita non ci si dovrebbe accontentare di un gioco meno bello del Bridge, se poi dovessimo fare un calcolo delle maggiori percentuali, come in un piano di gioco nel Bridge, si potrebbe affermare che ballando e giocando a Bridge si smette di invecchiare con una percentuale di circa il 94% (76% + il 74% del 24%), praticamente quasi meglio di un ritratto di Dorian Gray.

Oscar Sorgato