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Dopo cinque anni di assenza, la giovane campionessa è tornata nel mondo del Bridge

Irene Baroni

At the end of the day, some you win, some you don’t
So I’m glad that I’m here with some friends that I know
Always there with a smile, saying you’re not alone
Singing La, La, La, Que Sera…

Alla fine della giornata, qualche volta vinci, qualche volta perdi.
Quindi sono felice di essere qui con gli amici che conosco
Sempre presenti con un sorriso, a dirti che non sei solo
A cantare La, La, La, Que Sera…
(Justice Crew – “Que Sera”)

Nell’estate del 1983 una famosa coppia di Bridgisti, Franco Baroni e Angiolisa Frati, ha portato al Circolo di Brescia il proprio miglior risultato. Nonostante le medaglie e la fama già conquistate, il loro successo più prezioso non era ricoperto d’oro ma di una tutina di ciniglia. E’ così che il mondo del Bridge ha visto nascere e crescere Irene Baroni.
Scoprire qual è il proprio indirizzo nella complicata mappa del mondo è operazione che può richiedere molto tempo. Nata dalle persone giuste e nel posto ideale per sviluppare il suo incredibile talento naturale per le carte, ad Irene sono stati risparmiati molti anni di ricerca. Così, nel 2009, appena concluso il suo periodo juniores, nella sua cameretta erano già esposte 14 medaglie d’oro nazionali e un argento europeo. Le menti brillanti, però, sono sempre a caccia di opportunità: nel 2010 Irene ha salutato il mondo del Bridge per dedicarsi al poker, gioco la cui popolarità era esplosa in quegli anni. Adesso questa parentesi si è conclusa: Irene ha deciso di tornare definitivamente al Bridge e ci spiega le motivazioni.

Perché avevi deciso di prenderti una pausa?
Nel 2009 ho iniziato a giocare un po’ a poker online, attratta prevalentemente dall’idea di guadagnare soldi facili. Me la cavavo bene. Verso la fine dell’anno una compagnia che gestiva un sito di poker mi ha offerto una grossa sponsorizzazione. Ho deciso di provare, sapendo che eventualmente sarei stata in tempo per tornare sui miei passi.

In cosa consisteva l’offerta che hai ricevuto?
Ci sono diverse forme di guadagno nel poker. In quel periodo, i siti per il gioco online tendevano a offrire uno stipendio annuale ai migliori giocatori perché partecipassero per conto loro ai tornei dal vivo, come testimonial. Altri invece chiedevano che il pokerista trascorresse un determinato numero di ore collegato alle loro piattaforme.
Nel corso di questi cinque anni di poker, ho avuto tre ingaggi, il più remunerativo consisteva in un forfeit annuale molto cospicuo. Tuttavia, la cifra includeva le iscrizioni ai tornei, i costi di viaggio, vitto e alloggio; a tutto questo dovevo provvedere autonomamente e le spese ammontavano addirittura a due terzi dell’intero forfeit. Partecipare agli eventi di poker è costosissimo, ma se vincevo avevo diritto di tenere il premio.

Qual è stata la tua vittoria più importante?
Il torneo più importante l’ho vinto a Baden. Il primo premio era di 34.000 Euro. Pochi giorni prima ero arrivata seconda in un torneo femminile, a Londra, mentre nel torneo di Baden ero l’unica donna iscritta.

Gus Hansen, campione di poker e appassionatissimo di Bridge, ha dichiarato che chi conosce il Bridge ha una marcia in più rispetto agli altri quando prova a giocare a poker. Concordi?
Assolutamente sì. Per quanto mi riguarda, il Bridge mi ha aiutata tantissimo nelle dinamiche di pensiero, nel prevedere le mosse dell’avversario e nel management dello stack, vale a dire capire quando è il momento di investire e quando quello di ritirarsi.

Queste abilità sviluppate con il Bridge sono state applicate da Irene al tavolo ovale, ma anche nella sua vita, quando ha capito che era il momento di allontanarsi dal poker:
Dopo anni buoni ho iniziato a non vincere più. A quel punto è facile scivolare: c’è chi, per cercare di recuperare, investe molti soldi e finisce per perdere molto più di ciò che ha guadagnato. Quando sono rimasta senza sponsorizzazione, ho deciso di non rischiare soldi miei e quindi di smettere. Per i pokeristi sono tempi duri: non solo il livello si è alzato molto, e quindi vincere è sempre più difficile, ma le piattaforme online non offrono più stipendi, perché non ne hanno più guadagno in termini di ritorno di immagine. Pensa che attualmente alcuni fra i più forti giocatori italiani di poker, come Alessio Isaia, Dario Minieri e Dario Alioto sono senza sponsor, in pratica disoccupati.

Nel mondo del poker, tempo, vittoria e anche denaro sembrano avere un significato relativo:
Alcuni sono talmente ricchi da non sapere neanche a quanto ammontano i propri capitali. Anche chi non nasce miliardario si lascia prendere la mano se in poco tempo riesce a vincere molto e rischia di perdere il senso della realtà. Un giorno, fuori da un casinò, ho visto un petroliere pakistano giocare con Alessio Isaia (un noto pokerista, ndr) a una strana partita di “bocce”. Chi si avvicinava di più al boccino vinceva, solo che quelle che lanciavano non erano normali bocce, ma fiches da 5000 euro.

Come è stato il tuo stile di vita in questi anni?
Viaggiavo tantissimo, ad esempio nel 2011 ho trascorso ben 10 mesi fuori casa. I ritmi erano sballati, andavo a dormire all’alba e mi svegliavo di pomeriggio.

Nel mondo del poker Irene ha conosciuto Davide Costa. Il pokerista è diventato il suo fidanzato, ma ora anche lui ha smesso. Proverà a giocare a Bridge come Irene?
No. Davide, come molti altri, si è avvicinato al poker perché attratto dai possibili guadagni. Non è come me, che invece ho la passione per le carte. Se ci fossero più premi nel Bridge probabilmente proverebbe, ma le cifre del poker non sono raggiungibili nel nostro sport, anche se chi riesce a fare del Bridge una professione, con la direzione, l’insegnamento, o con ingaggi in qualche squadra, può poi contare su un introito molto più stabile e sicuro.

Come cambia la strategia nel poker e nel Bridge?
Nel poker giochi fondamentalmente sull’errore dell’avversario: devi sperare che lui passi quando tu sei in bluff, e che carichi il piatto quando tu hai il punto forte. Al contrario, nel Bridge devi giocare come se l’avversario facesse sempre la scelta giusta. La strategia quindi è opposta, e infatti credo mi ci vorrà un po’ per riadattarmi.

Quali sono i vantaggi del Bridge rispetto al poker e vice versa?
Il poker ha il vantaggio di essere molto più rapido da imparare e che i premi in palio attirano continuamente giocatori. Nel Bridge però la fortuna non conta e questo è quello che lo rende unico al mondo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sono tornata a Roma e ricomincerò a dare lezioni di Bridge ai miei vecchi allievi. Spero anche di insegnare in qualche circolo. Inoltre, Davide e io vogliamo fare un po’ di esperienza di cucina e di gestione di locali per aprire, un giorno, un ristorante tutto nostro.