Imparare il Bridge in un giorno

La nuova frontiera dell’insegnamento del Bridge consiste nel trasmettere i fondamenti del nostro Sport della Mente nel più breve tempo possibile, in modo che gli Allievi possano da subito sedersi al tavolo e giocare. Anche in Italia diversi insegnanti stanno sperimentando, con ottimi risultati, questo metodo.
Come appare tutto ciò agli occhi di un cronista che non conosce il Bridge?
Scopriamolo in un articolo di John Przybys, giornalista del Review Journal di Las Vegas, che in occasione del National americano che si è tenuto nella sua città ha sperimentato, da studente, il seminario “Learn Bridge in a day?” (“Imparare il Bridge in un giorno?”, ndt). Traduzione a cura di Francesca Canali.
Si ringrazia Mike Hengel, direttore del giornale, per aver autorizzato la ri-pubblicazione su Bridge D’Italia Online.

“Ora,” dice Patty Tucker ai suoi studenti, “ricordate che potete fare una stresa in fuatout se il pimpante dichiara storiose e siamo in un mese che contiene la lettera ‘r’.”

Ok, non ha detto proprio così. Ma, per chi, come me, non sa assolutamente nulla di Bridge, ciò che ha realmente detto suona proprio come il famoso “Ciciarampa” di Lewis Carroll.

Patty Tucker è un’insegnante di Bridge e durante la sua lezione “Bridge in a day?” (“Bridge in un giorno?”) – sì, il punto di domanda fa parte del titolo – ha usato parole complicate. Il seminario tenuto da lei e da Melissa Bernhardt è durato sei ore e si è svolto all’Hotel Westgate di Las Vegas, in parallelo al National americano.

La cosa divertente è che, intorno alla terza ora di lezione, anche le parole più bizzarre che uscivano dalla bocca della maestra – come atout, presa, singolo – iniziavano ad avere un pochino di senso.

Per i Baby boomers (i nati durante l’esplosione demografica seguita alla seconda guerra mondiale, quindi fra fra il 1946 e il 1964, ndr),il Bridge è sostanzialmente ciò che Rob e Laura giocavano con gli Helpers (riferimento a “Van Dick Van Dyke Show”). Per i loro figli, che sono cresciuti in un’epoca di giochi elettronici e digitali, il Bridge è invece una specie di ufo, una noiosa attività da salotto vittoriano di quelli che si vedono nei film inglesi in bianco e nero.

Il poker – cugino molto distante del Bridge – ha assunto un aspetto accattivante di recente, mentre il Bridge ha perso gran parte del suo fascino pop, rimasto intatto solo agli occhi di chi lo pratica.

Bryan Delfs, Responsabile del settore insegnamento per l’American Contract Bridge League, l’associazione che ha organizzato il Campionato qui a Las Vegas, sostiene che considerando il numero di tesserati e gli iscritti ai tornei, il tasso di giocatori di Bridge negli Stati Uniti è cresciuto negli ultimi dieci o vent’anni.

Ma, aggiunge Delfs, il numero di Bridgisti non è comunque quello di 30 o 40 anni fa. La Tucker teme che il Bridge si sia lasciato sfuggire una generazione di potenziali giovani giocatori, perché nelle famiglie i giochi di carte hanno ceduto il passo ai computer, ai televisori e ad altri intrattenimenti elettronici e meno sociali.

“Ho imparato a giocare a Bridge all’età di 11 anni, quindi a metà degli anni ’60,” dice Delfs. “Io e la mia famiglia siamo cresciuti giocando a carte. Questo era il nostro svago. Gli amici venivano a trovarci e giocavamo tutti insieme, a qualunque gioco vi possa venire in mente, alcuni di questi ora non esistono nemmeno più”.

D’altro canto, Delfs ritiene che il Bridge sia pronto per essere rilanciato, dal momento che i baby boomers, ora in pensione, cercano nuovi passatempi e opportunità per socializzare. Oggi fra i principianti ci sono molte persone sole in cerca di qualcosa da fare.

“Molti di loro hanno imparato il Bridge anni fa, quando avevano una famiglia ed erano sposati,” dice Delfs, “quindi si tratta di una sorta di ritorno di fiamma verso un hobby che amavano ma che non potevano coltivare come avrebbero voluto perché impegnati a crescere i figli o a lavorare.”

Delfs ritiene che il modo migliore per imparare il Bridge sia… giocare a Bridge. La Tucker è d’accordo, ed è proprio in questo che consiste il programma “Imparare il Bridge in un giorno?”

Appena inizia la lezione, gli studenti si mettono intorno ai tavoli da Bridge allestiti nella sala conferenze. A ciascun tavolo siedono quattro neofiti, assistiti da un insegnante/mentore volontario che traduce per loro i concetti che la Tucker e la Bernhardt – entrambe di Atlanta – spiegano, proiettando delle slide su mega-schermo.

La Tucker, che segue questo metodo dal 2010, dichiara che lei e la Bernhardt hanno molto a cuore la sopravvivenza del Bridge e il coinvolgimento di nuovi giocatori.

Un significativo ostacolo, aggiunge, è che il Bridge è “l’unico gioco che non può essere imparato in un’ora.”

“Gli scacchi sono difficili, e vengono sempre paragonati al Bridge, ma in venti minuti si possono imparare le basi e ci si può sedere a giocare,” dice. “Gli scacchisti naturalmente rabbrividiscono di fronte a chi sa le regole da mezz’ora, ma questo non ha importanza, il fatto è che ci si può sedere e giocare, anche se male. Per il Bridge è diverso, 20 o 30 minuti o un’ora non bastano.”

La lezione è un distillato di nozioni di Bridge per principianti. Gli studenti imparano anche qualche rudimento di storia del Bridge – un fatto curioso: essendo un gioco in cui i compagni devono utilizzare dei codici per scambiarsi informazioni sulle proprie carte, le spie sono state fra i primi ad appassionarsi – le basi del gioco della carta e il meccanismo della dichiarazione.

La lezione non risulta pesante, e si risparmiano agli studenti informazioni troppo complicate di logica e strategia. Ma, dice la Tucker, al termine del seminario si è pronti per giocare.

“Certo, il livello non è alto, ma si è pronti per giocare,” dice la Tucker. “E questo è il nostro obiettivo.”

L’età dei partecipanti varia da ragazzini sotto i dieci anni a pensionati, più o meno equamente divisi fra uomini e donne. Al termine della prima ora, la maggior parte delle persone pare aver compreso tutto. Alla fine della seconda ora, si comincia a vedere qualche espressione enigmatica. Dalla terza ora in poi, inizia a sembrare una lezione di chimica di metà semestre (tante formule… e nessuno ci aveva preannunciato che si sarebbe parlato di matematica).

Ma gli studenti capiscono. E, cosa più importante, si divertono.

Non mancano le battute tipiche dell’ambiente.

“Come dice mio marito a proposito delle dichiarazioni di Slam, qui l’aria si fa pesante,” esclama la Bernhardt, raccogliendo le risate della platea.

E anche spunti filosofici:

“La licita”, dice la Bernhardt, “è una conversazione”

Parole comuni assumono significati non comuni.

“Io sono il morto. Io metto la mia mano sul tavolo,” dice un giovane giocatore, intendendo con ciò qualcosa di totalmente diverso dal comune intendere.

In particolare, si percepisce che molte persone che, inizialmente, tastavano riluttanti l’acqua con l’alluce, finiscono per tuffarsi dentro al Bridge con entusiasmo. Se continueranno, avranno trovato un hobby e un divertimento che può durare per tutta la vita.

Patty Gatens di Las Vegas adora i giochi di carte e finora ha giocato soprattutto a pinnacola. Non ha mai provato il Bridge, ed è stata spinta qui da un’amica che però alla fine non si è presentata. La Gatens però è rimasta. E’ entusiasta dell’organizzazione della lezione, con un tutor a ogni tavolo.

“E’ bello avere qualcuno pronto ad aiutarti, altrimenti alla prima incomprensione si finirebbe per perdersi,” dice.

Nicole McAllister, di Las Vegas, siede di fronte a suo figlio Timothy, di 12 anni. I due, quindi, stanno giocando in coppia insieme.

“Sono un totale principiante”, dice, “mentre Timothy ha già le basi, ma non molto di più.”

Perché sono qui? “Mio marito è un esperto giocatore,” spiega. “Così vorrei capire meglio di che parla con i suoi amici quando siamo a cena.”

Anche Timothy apprezza la lezione.

“Non basta mica giocare una carta qualunque,” dice. “Devi pensare al significato di ciò che fai e collaborare con il tuo compagno anche quando non hai niente da dichiarare.”

La Tucker sostiene che i ragazzini abituati a giocare a videogiochi che richiedono logica, capacità decisionale e strategia si appassionano facilmente al Bridge e si lasciano affascinare dalle sfide di questo gioco.

Un’altra grande qualità del Bridge è che ciascuno può giocare, dice la Tucker. “Non importa quanto tu sia bravo o scarso. Tutti giocano”, precisa. Non ci sono barriere socioeconomiche, né culturali. Tutti possono giocare. Tutto ciò di cui hai bisogno sono un mazzo di carte e quattro giocatori. Non serve neanche il tavolo.”

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