Ieri pomeriggio ero a fare un torneo presso il Circolo *** e la dichiarazione è stata:

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Io ero in Sud e ricevo l’attacco di piccola Picche. Avendo al morto Qx ed in mano AJx chiaramente incasso le due Picche ed avrei voluto tagliare al morto, dove ho solo Quadri4 e Quadri2, la terza; la licita mi fa pensare che ci sono sei carte di Picche in Est e per Ovest sarebbe facile tagliare con una cartina di atout, quindi ho scelto un’altra linea di gioco. Ho giocato la mano andando -1 e con grande sorpresa mi sono accorto che Est aveva soltanto quattro carte di Picche! Ho chiamato l’Arbitro *** facendo presente la cosa ed in risposta mi ha detto che tutti possono sbagliare e che la giocatrice era una neofita, cosa puntualmente smentita dal risultato, visto che in un torneo di 15 tavoli ha vinto la linea! Ora, visto che gli avversari giocavano la quinta nobile e che le licite, a quanto ne so, devono seguire i sistemi licitativi, come è possibile licitare per due volte un palo quarto? Mi sembra che ciò, oltre ad essere scorretto, possa creare un grave danno agli avversari, infatti la giocatrice in Est difficilmente avrebbe avuto la possibilità di licitare due volte e probabilmente avrei giocato facilmente 2Quadri.
In attesa di una risposta invio cordiali saluti.
Pietro Togni (TGR013, Nuovo Bridge Insieme)

Caro Pietro,
cominciamo dalla fine: un giocatore è libero di interpretare ogni mano, da un punto di vista tecnico, come vuole, e questo include il ripetere un colore quarto, se questo è ciò che la sua valutazione lo porta a credere sia la soluzione migliore per la sua linea.
Non si può quindi affermare, in questo contesto, che “gli avversari ne sono danneggiati”, perché, altrimenti, si potrebbe sostenere la stessa cosa di giocate brillanti, ed altrettanto vincenti, come compressioni, messe in mano e via declinando. Molto semplicemente, il Suo avversario nella circostanza ha fatto la cosa a lui più propizia, e, almeno nel caso, ha avuto ragione nel risultato ottenuto.
Del tutto fuori luogo, poi, è il termine “scorretto”, che presuppone una violazione di norme etiche che nel Suo caso non sono minimamente coinvolte.
Ben diverso è il discorso, se si vuole criticare la licita avversaria da un punto di vista tecnico: la sequenza che Lei riporta è certo gravemente sbagliata, e nessun esperto la prenderebbe mai in considerazione, ma, come dicono gli inglesi, non si può “argue with luck”, ovvero discutere con il successo. Si può, al massimo, prendersela con la dea bendata, o con le caratteristiche anatomiche degli avversari, ma non certo invocare il regolamento, il quale non è stato in alcun modo violato.
Infine, per quanto riguarda le considerazioni dell’Arbitro attinenti alla forza dei giocatori coinvolti, non posso che lasciare le stesse a chi le ha profferite, tuttavia, le ricordo che le stesse erano irrilevanti ai fini dell’intervento del direttore di gara, e che, come dimostrato dal suo caso, i Suoi avversari sembravano godere dei favori della capricciosa fortuna.
Cordiali Saluti,
Maurizio Di Sacco

Caro Maurizio,
ti ringrazio vivamente di avermi fatto comprendere tante cose sul bridge, che ancora ignoravo! Che ingenuo ero stato a credere che la Carta delle Convenzioni e l’indicazione del sistema di licita nei tornei servissero come uno strumento di trasparenza per essere informati sul valore delle dichiarazioni degli avversari e non qualcosa privo di valore quando l’unica cosa importante è “la libertà di interpretare ogni mano, da un punto di vista tecnico, come vuole, e questo include il ripetere” in modo scorretto (dal Dizionario Garzanti della lingua italiana: agg. che ha degli errori, non corretto, inesatto) rispetto a quanto previsto dal suo sistema di licita “un colore quarto, se questo è ciò che la valutazione lo porta a credere sia la soluzione migliore per la sua linea.” Ciò mi porta ad intendere che sarò finalmente libero dai legacci di un sistema che ho dichiarato di usare e potrò interpretare ogni mano secondo l’estro del momento! Anche se, devo dire la verità, non capisco come questo comportamento possa essere paragonato alle “giocate brillanti, ed altrettanto vincenti, come compressioni, messe in mano e via declinando” però ci sto lavorando sopra e spero di comprenderlo in tempi brevi. Anche il fatto che “il termine scorretto, presupponga una violazione di norme etiche che nel mio caso non sono minimamente coinvolte” mi risulta ancora oscuro, ma riflettendoci meglio probabilmente in futuro capirò. Mi sembra invece del tutto ovvio “criticare la licita avversaria da un punto di vista tecnico” tanto l’importante è il risultato comunque ottenuto, “non si può ‘argue with luck’, ovvero discutere con il successo.”
Vorrei sottolineare che il compagno dell’avversaria che ha dichiarato 1Picche e successivamente 2Picche, benché avesse quattro carte di Picche in mano non ha ritenuto di intervenire nella dichiarazione il che sembra piuttosto particolare!
Questa tua risposta mi ha aperto una finestra del tutto nuova sui regolamenti di bridge, non più barriere insormontabili che nel caso siano disattese espongono ad interventi arbitrali di censura e di punizione, Viva la Libertà!
Se sarai paziente nei miei confronti ti sottoporrò d’ora in avanti tanti altri casi di interpretazione per arrivare a conoscere pienamente cosa sia il Bridge moderno, il Bridge alla Maurizio Di Sacco.
Cordiali saluti.
Pietro Togni

Caro Pietro,
l’ironia è del tutto fuori luogo, dato che una lettura, anche rapida dell’Articolo 40 del Codice di Gara dovrebbe essere sufficiente a farti capire, senza gli sforzi paventati, quanto in realtà banali fossero le mie argomentazioni, le quali non sono per niente patrimonio del bridge moderno, quanto del bridge ab urbe condita.
Bisogna infatti dire che i moderni hanno imposto delle limitazioni ai sistemi permessi (ma non alla loro interpretazione) a partire dalla seconda metà del 1990, limiti divenuti poi più stringenti nel 1996 e, infine nel 2001 con la legislazione sulle brown sticker. Prima – la prima edizione del Codice è del 1929 – di limiti non ce n’era davvero nessuno, neanche da un punto di vista etico, dato che in quei tempi dorati, si dava per scontato di giocare tra signori. Un primo sforzo in materia venne fatto nel 1975, ma solo a partire dal 1987 – un’edizione del Codice che ha segnato l’inizio dell’era moderna, in materia di regolamenti – gli aspetti etici del gioco sono entrati tra gli Articoli (oltre ai principi generali, enunciati in molti punti, quelli più specifici sono adesso contenuti negli Articolo 72 del Codice di Gara, Articolo 73 del Codice di Gara, Articolo 74 del Codice di Gara), mentre prima erano esterni al Codice vero e proprio.
Nessun bridge alla Di Sacco dunque, ma bridge puro e semplice, da sempre.
Per quanto riguarda il termine “scorretto”, sono certo che una lettura meno superficiale del lemma, quale nel Garzanti o nel Devoto-Oli, consentirà di trovare laggiù quell’accezione negativa che era certo – ti prego di non offendere la mia intelligenza – nei tuoi intenti.
Per quanto riguarda le tue velleità di liberarti dai lacciuoli, sappi che non è buona idea, in generale, considerato che il tuo compagno, mediamente, non capirà un bel niente di quello che gli stati dicendo. Inoltre, sempre secondo il dettato dell’Articolo 40 del Codice di Gara, tue costanti deviazioni dal sistema diventerebbero, a breve, una consuetudine, e come tale soggette ad Alert ed opportuna spiegazione (cfr. Art. cit.).
Io discuto sempre volentieri e mi diverto a polemizzare, quando viene fatto con garbo, per cui non avrò difficoltà a replicare ad ulteriori domande, se necessario. Ti inviterei però a riflettere sul fatto che chi ti scrive è uno dei più autorevoli membri del WBF Laws Committe, ovvero uno di quelli che il Codice lo scrivono, e Capo Arbitro di quasi tutti i continenti (mi manca l’Africa), il quale, quindi, ha elevate probabilità di saperne più di te: in questi casi, ascoltare e cercare di capire, senza farsi trasportare dal livore verso gli accadimenti che hanno generato la tua lettera, è consigliabile.
In sostanza, si potrebbe dire che hai scritto pensando di avere ragione, ma con tuo disappunto ti è stato spiegato che hai torto. Succede, e non di rado, che persone nella tua stessa condizione ringrazino del tutto sinceramente per le spiegazioni, mentre tu hai scelto un’altra strada (per il momento, spero). Se poi ti venisse il dubbio che la mia sia una difesa d’ufficio dell’Arbitro in questione, ovvero “di casta” per usare una terminologia d’attualità, ti invito ad andare a leggere le migliaia (circa 3000) lettere pubblicate negli anni: in un buon due terzi dei casi lo scrivente ha avuto ragione, tra i quali, in un caso recente, uno che si riferiva proprio all’Arbitro del tuo, di caso (ti invito a chiederglielo, per conferma).
Mi rimane, infine, di discutere il tuo ultimo punto, quello sì di un qualche interesse, ovvero la strana combinazione delle carte in mano avversaria, perché avere dei dubbi in merito era perfettamente legittimo.
Ebbene, a distanza, ovvero senza una conoscenza dei personaggi e della situazione ambientale, non posso che limitarmi ad un’analisi superficiale, che ti offro volentieri:
– Una coppia che conosca la mano, o che utilizzi metodi illeciti di segnalazione (nel primo caso, violando Articolo 16 del Codice di Gara, paragrafo C, nel secondo, Articolo 73 del Codice di Gara, paragrafo B) ha altri modi per inserirsi in licita, senza destare sospetti con una sequenza così fuori dagli schemi come quella citata.
– Non è davvero comprensibile perché il rispondente non abbia appoggiato (questo elemento, nella tua prima lettera non era esplicitata, anche se, rileggendola, vedo che era deducibile): se una critica si deve rivolgere all’Arbitro – sempre che davvero non abbia fatto quello che seguirà – è il non avere rivolto domande ai protagonisti, ovvero non avere indagato più a fondo sulle ragioni di quello strano comportamento di entrambi i tuoi avversari.
– Una qualche indagine meritava anche la situazione ambientale, ovvero bisognava cercare di capire se la mano potesse essere oggetto di una conoscenza pregressa.
– Tuttavia, è ben possibile – ma, di nuovo, si entra in un argomento che richiede conoscenze ambientali che non ho – che i giocatori in questione siano dei veri principianti, del tutto ignari di quello che fanno, e nessuno meglio dell’Arbitro poteva dare un giudizio in merito (pur rimanendo valide le riserve già espresse prima).
Concludendo: in assenza di elementi certi che permettano in generale, o permettessero nello specifico, di sindacare sotto il profilo etico la sequenza degli avversari, aveva ed ha pieno ed universale valore ciò che ho già scritto nella precedente risposta. Tuttavia, nella circostanza erano certo presenti elementi di legittima suspicione, ed indagare i medesimi rappresentava l’unica strada percorribile per sindacare il risultato.
Con viva cordialità,
Maurizio Di sacco