central_park2

L’Apolide e il Cronista passeggiavano, chiacchierando del più e del meno, per la 5th Avenue costeggiando Central Park. Agli occhi del Cronista questo era un’oasi deliziosa e profumata che, tutte le volte che si era recato per lavoro a New York, aveva trovato sempre più attraente e avvolta in un fascino misterioso. Per l’Apolide invece il Central Park non era nemmeno degno di uno sguardo, perché quando una volta disse “E’ come l’orto di zia Marta” scatenò una pesante discussione. E ognuno dei due viveva con le proprie idee, come è normale che sia.

Il Cronista guardò l’orologio e suggerì all’Apolide “Acceleriamo il passo, perché da qui al Cavendish Bridge Club, alla terza Av. dobbiamo ancora camminare parecchio”. L’Apolide brontolò qualcosa di incomprensibile e allungò il passo così alle 4.00 p.m. puntuali i due si presentarono al Club. Ritardare quando avevi avuto l’onore di essere invitato da The King in persona, non era pensabile.

Presentazioni di rito, solite battute sull’Italia, solite sciocchezzuole finché The King presentò il suo partner The Boss, uomo dalla dubbia fama, che riusciva a farsi i segni anche da solo, e si sedettero al tavolo verde. Con fine squisitezza, tipica di un riccastro yankee, the King chiese “Si gioca in $ o in €?”

I $ furono la moneta sulla quale si trovò l’accordo e la partita ebbe inizio. Prima smazzata, primi fuochi di artificio.
Tutti in prima dichiarante Est, prepotente per natura.

Dopo il double di The Boss, con tanto di tono urlante e pugno sul tavolo, ciò che denotava la sua chiara origine del Montana, il Cronista sentì un brivido freddo lungo la schiena. Temeva che L’Apolide avesse messo subito la partita sul piano della rissa. L’attacco di CuoriK mostro all’Apolide le carte della sua linea:

2014_01_18_m30

L’Apolide pensò, quasi rassegnato, a una 4-0 in atout che lo avrebbe condannato al down, ma non era nel suo carattere la vena del pessimismo e, tutto sommato, si pentì di non aver piantato un Surcontro con due pugni sul tavolo. Lui non era del Montana, ma farsi intimidire da uno come The Boss non era nelle sue corde.

Come sempre fece tante valutazioni che lo portarono a fare il piano di gioco corretto. Il Contro di Est era un tentativo di mettere in soggezione l’Apolide e quindi le carte potevano essere distribuite in maniera imprevedibile, ma ormai Sud era convinto che le atout fossero al massimo 3-1 e quindi lo Slam, probabilmente, gli avrebbe permesso di raggranellare la prima parte del suo consueto gruzzoletto, mentre il Cronista respirava a fatica, il che era abbastanza naturale, essendo il morto.

Come si può vedere le dodici prese sono di battuta, con le Picche divise umanamente 2-2, ma qualcosa non lo convinceva. Ma l’Apolide, ricordò il suo grande amore del passato, Nanaya polinesiana stupenda morta tragicamente, la vera causa del vagabondare del nostro, che gli sussurrava sempre all’orecchio, al momento giusto, i pericoli incombenti. L’Apolide aveva perso l’amore, ma questo segreto gelosamente custodito, lo accompagnava con successo in tutte le sue avventure bridgistiche.

La vocina di Nanaya gli bisbigliò: “Attento alla prima presa”…
E l’Apolide comprese subito, mentre un timido sorriso gli apparve, solo per un attimo, sul suo volto sempre gelido come una maschera dell’antico Teatro Greco.

Con le atout divise restava il problema del sorpasso alla QuadriQ, ma con le atout 3-1 era bene non impegnare, sull’uscita, l’CuoriA del morto! Quando chiamò la carta “small”, il Cronista ubbidì, impallidendo visibilmente. Taglio di mano del CuoriK e battuta immediata di PiccheA e PiccheK e, quando Est non rispose al secondo giro di atout, l’Apolide ringraziò Nanaya, e si avviò al trionfo udendo nettamente una marcia trionfale, che, peraltro, era solo nella sua immaginazione.

Incasso immediato di FioriA e FioriK e messa in presa di Ovest con Picche8 per il PiccheJ di Ovest. Se Ovest fosse tornato a Cuori per il morto, su CuoriA e FioriQ sarebbero scomparse le due perdenti a Quadri di mano e se lo stesso Ovest fosse invece tornato a Quadri la festa sarebbe in ogni caso finita.
Questa la mano completa.

2014_01_18_m31

Albeggiava quando The Boss imprecava alla sfacciata fortuna degli italiani che avevano un grosso fondo schiena, mentre The King firmava un lauto assegno, in $, come pattuito.

Il Cronista, non aduso, anche per la sua professione che richiedeva, almeno formalmente, grande rigore, si limitò, rivolto a The Boss, a dire “La differenza è che noi abbiamo il fondo schiena dietro e la testa davanti nella parte alta del corpo, mentre lei ha il fondo schiena davanti e si siede sulla testa, tal da strizzare quel piccolo cervello del quale è dotato”.
Il Cronista, per prudenza, mormorò la frase in italiano e the Boss, che non aveva capito nulla, assentì, sghignazzando, con un paio di scossoni di testa e con un ridicolo “Oh yes, oh yes!”
Contento lui di ragionare col fondo schiena e sedersi sulla testa…