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Un articolo di San Valentino. Buona lettura!

“Ti andrebbe di fare il torneo con me domani?”

Ecco, gliel’aveva chiesto. Tutto d’un fiato, approfittando del fatto che stavano osservando fianco a fianco a testa in su i risultati del torneo appena conclusosi proiettati sullo schermo gigante. Col naso per aria non era costretto a guardarla in viso. Non ce la avrebbe fatta altrimenti, a superare quella maledetta timidezza, che lo paralizzava ogni volta che aveva avuto l’intenzione di chiederglielo.

“Mi dispiace, non posso” aveva risposto, senza neanche degnarlo di uno sguardo, come se si rivolgesse al tabellone luminoso, che impietosamente riportava risultati, per quanto lo riguardava, non certo brillanti.

Doveva aspettarselo. In fondo l’indomani era una data speciale, il 14 febbraio, San Valentino. E dire che proprio per questo si era fatto coraggio e glielo aveva chiesto. Ma cosa pretendeva? Probabilmente per quel giorno era certamente già impegnata, anche se da quello che aveva saputo chiedendo in giro, con molta circospezione, non aveva nessun legame sentimentale stabile, per lo meno non ufficiale.

Era così immerso in questi pensieri, tra il frastornato e il deluso, che quasi sobbalzò quando lei continuò, sempre guardando il tabellone davanti a sé:
“Domani pomeriggio ho un appuntamento. Con una mia amica” aggiunse quasi a voler chiarire. Poi si voltò guardandolo dritto negli occhi: “Se vuoi, possiamo fare il torneo di domani sera.” Rimase ammutolito a bocca aperta, tanto che lei si affrettò ad aggiungere:
“Ma se non puoi, non importa, sarà per un’altra volta.” Farfugliò in fretta qualcosa all’indirizzo del tabellone, a proposito dei risultati, chiese scusa, non aveva capito bene.
Quando riemerse dallo stato confusionale, si rese conto che si erano già accordati per l’indomani sera. Poi lei dovette scappar via e non ci fu il tempo per parlare di nient’altro.

Il torneo serale dell’indomani stava per iniziare e lui, seduto al tavolo, guardava alternativamente l’ingresso della sala e il quadrante del suo cellulare, un po’ per controllare l’ora e un po’ nella speranza che squillasse. “Ma si erano scambiati i numeri di telefono?” Ora che ci pensava, gli sembrava proprio di no.

Mentre ormai venivano distribuiti i board e gli score, aveva perso ogni speranza ed era giunto alla conclusione che forse aveva frainteso i loro accordi o lei aveva avuto qualche impedimento improvviso oppure, anche se era doloroso riconoscerlo, gli aveva proprio tirato un bel bidone.

Uomo di poca fede!

Eccola apparire all’improvviso in fondo alla sala. Quasi non la riconobbe, abituato a vederla sempre in jeans e maglietta con i capelli raccolti. Era splendida: un vestitino rosso appena attillato, forse un po’ troppo leggero per quel rigido febbraio, e una cascata di capelli biondi che le incorniciavano il viso e i grandi occhi neri, e le ricadevano un po’ in disordine sulle spalle. Si sentì colpevole, un po’ per non aver avuto fiducia, un po’ perché non ci aveva proprio pensato, ad indossare qualcosa di elegante, tutto preso da quell’appuntamento troppo a lungo desiderato.

Lei lo raggiunse velocemente al tavolo, scusandosi per essere arrivata così tardi, ma aveva passato tutto il pomeriggio con la sua amica ed aveva avuto appena il tempo di fare uno spuntino e cambiarsi d’abito.

“Cosa giochiamo?” si chiesero quasi all’unisono. Lui compilò in fretta la carta delle convenzioni aspettando, man mano che procedeva, la sua approvazione o qualche suggerimento. Alla fine trascrissero il solito sistema che giocavano quasi tutti al loro Circolo: Nobili quinti, Quadri quarte, Fiori preparatorio anche di sole 2 carte e Senza Atout forte, con tutte le aperture di 2 forti e 2Fiori Crodo.
Un po’ “vecchia maniera”, ma andava bene così, con le solite convenzioni per Assi e Re e una normale Stayman. Tutto il resto “spontaneamente” naturale, si dissero ridendo.
La sorte li favorì lasciandoli in Sud (lei) e Nord (lui), a cercarsi con gli sguardi e a scambiarsi quelle poche battute consentite dalle brevi pause dei cambi.

Per la prima metà del torneo i board passarono senza infamia e senza lode. Mani presumibilmente medie si alternavano con qualche buon risultato e qualcun altro non esaltante. Lei si dimostrò tecnicamente più preparata, ma a dire la verità, pur cercando di mantenere la massima attenzione al gioco, entrambi non erano affatto interessati ai risultati. Si era instaurata tra loro una sorta di indecifrabile intesa, che aumentava piano piano e sembrava divenire più profonda ad ogni mano.

Finché arrivò il fatidico board n.14.
Al loro tavolo era giunta una coppia che frequentava abitualmente il Circolo e che conoscevano bene. Lui, un giocatore attempato molto bravo, esperto un po’ arcigno ma mai saccente e sempre disponibile a dare consigli e spiegazioni, era in compagnia della sua abituale compagna, anch’ella un’ottima giocatrice.
Dopo i convenevoli di rito, tanto per rompere il ghiaccio commentò:“Ecco il board di San Valentino” e lui la guardò negli occhi, come a voler sottolineare.

Erano in zona contro prima e toccava ad Est, l’esperto, che passò.
Lei aprì di 1 Fiori, allertato, ma nessuno chiese spiegazioni e lui si ritrovò con questa mano:

Picche AKJ    Cuori AJ7    Quadri AQ542    Fiori 74

C’era odore di Slam e forse non solo del Piccolo. Era sciocco fare salti, tagliando dei livelli, così preferì annunciare 1Quadri in attesa di sviluppi. 2Fiori replicò lei. A questo punto non sapeva proprio che pesci pigliare. Saltare a 6SA? Chiedere gli Assi? Ciò che gli serviva erano informazioni più dettagliate sul fit tra le due mani per un eventuale Grande. Decise di fare una dichiarazione comunque forzante, che non comprometteva nulla e dichiarò 2Cuori. Gli arrivò un inaspettato 3Cuori.

Cercò di immaginare la mano che aveva di fronte: una lunga di Fiori (erano state ripetute), non fit a Quadri (2 cartine?), nessun fermo a Picche, un buon appoggio a Cuori, ma non di 4 carte perché avrebbe potuto annunciarle a livello 1.

“Tagliamo la testa al toro, senza tanti arzigogoli” si disse. Sapeva che avrebbe potuto concludere direttamente a 6SA, come probabilmente il resto della sala, ma era il miglior contratto? Avrebbero anche potuto esserci 6Fiori o 6Quadri e non 6SA, o addirittura un Grande Slam. Non voleva certo lasciarsi sfuggire l’occasione di fare bella figura. E poi gli piaceva prolungare quel duetto licitativo.

Avrebbero dovuto esserci almeno 32-33 PO e 2 quinte sviluppabili, sufficienti per lo Slam, e controlli di primo o secondo giro in tutti i colori. Si trattava solo di verificare se c’era il Piccolo o il Grande Slam. Ma come?
Allora cominciò, quasi come un automatismo, a chiedere gli Assi, anche se non molto convinto che fosse la strada giusta.

Al suo 4SA ricevette la risposta scontata di 5Quadri, 1 Asso. Poteva ancora raddrizzare le cose con qualche dichiarazione estemporanea? Non vedeva via d’uscita. Rassegnato chiese il numero di Re con 5SA. Non sapeva bene cosa si aspettasse, ma la risposta fu piuttosto deludente: 6Cuori, 2 Re. Certo che una apertura con solo AKK sembrava un po’ leggerina, in zona. Ma se anche i Re fossero stati 3, si rese conto che non aveva elementi per decidere per un Grande Slam. Anzi, a pensarci bene, forse era meglio che i Re fossero solo due. Poteva esserci la sesta più o meno chiusa di Fiori e Re e Dama di Cuori, ma anche così il Grande dipendeva da troppi fattori favorevoli, come la completa autonomia delle Fiori o una loro divisione ed un sorpasso, da indovinare a Quadri o a Picche, per arrivare a 13 prese.
Comunque il Piccolo Slam a Senza avrebbe dovuto avere ottime probabilità di riuscita. Bisognava accontentarsi.

Fu allora che il diavoletto del bridge ci mise lo zampino. Forse aveva pensato troppo, forse era troppo emozionato e non solo per lo Slam, fatto sta che senza rendersene conto, come ipnotizzato, estrasse e depositò innanzi a sé, invece del cartellino del 6SA … quello del 7Cuori!
L’avversario di sinistra passò velocemente e lui guardò impietrito gli altri cartellini verdi scendere al rallentatore davanti alla sua compagna e al suo avversario di destra.
Rimase col fiato sospeso in attesa della carta d’attacco che avrebbe decretato la sua debacle.

Queste erano le carte di Sud:

Picche 32    CuoriKQ10    Quadri 987    Fiori AK653

Dopo il passo di Est, lei aveva deciso di aprire di 1Fiori, anche se la sua mano era un po’ leggera, anche se erano in zona contro prima. Aveva una quinta affrancabile e 2-3 prese difensive e sperava in una rapida conclusione a Senza. Ma aveva sottovalutato le difficoltà di una ridichiarazione.
Sulla risposta di 1Quadri, in mancanza di un nobile quarto e di fermo a Picche, visto che le Quadri del compagno potevano anche essere solo quarte, non trovò di meglio che ripetere le sue Fiori.

Le arrivò un 2Cuori, rever forzante, che le complicò ulteriormente la vita.
Le Quadri del compagno continuavamo a poter essere ancora quarte e il suo appoggio di 3 cartine davvero troppo povero. Dichiarare Senza Atout senza fermo a Picche era escluso. Ripetere ancora Fiori sarebbe stato eccessivo con sole 5 carte, anche capitanate da Asso e Re. Poteva dichiarare Picche, il quarto colore, ma lo scopo non le era ben chiaro. Era evidente che lui stava indagando per ottenere più informazioni sulla sua mano e forse era meglio appoggiare le Cuori, mostrando dove aveva i punti, sicura di non ingannarlo sulla loro lunghezza di 4 carte già negata al primo giro.

Proseguì rispondendo diligentemente alle interrogative per Assi e Re. E fu alquanto sorpresa nel vedere il cartellino del 7Cuori del suo compagno. Si aspettava piuttosto una conclusione a Senza.
Rimase per qualche istante perplessa e indecisa, ma non poteva pensarci più di tanto, anche per non dar adito a sospetti di cercare qualche illecito aiuto. Ricapitolò velocemente la dichiarazione e si convinse che probabilmente stavano giocando nella 4-3, di cui il compagno era ben consapevole, e che volesse sfruttare in qualche modo delle possibilità di taglio. Non le rimaneva altro che passare.

L’esperto alla sua destra, dopo un impercettibile tentennamento, appoggiò innanzi a sé la carta d’attacco, correttamente coperta, e la scoprì dopo il via libera della sua compagna.
Era la FioriQ.
Mentre lei allineava le sue carte scoperte, lui riuscì a malapena a ringraziare, riprendendo a respirare.
Queste erano le due mani:

Board 14, E, N/S

1

2

Cercò di imporsi una calma che non possedeva, evitando di guardarla direttamente in viso. Lei aveva un’espressione tra il soddisfatto e l’interrogativo. Forse percepiva che qualcosa non andava. Forse non era un contratto di pura battuta. Infatti.

Recuperato un po’ di sangue freddo, non si diede per vinto e cercò di impostare in qualche modo un possibile piano di gioco.
C’erano solo 8 prese di testa. Se andavano bene i sorpassi a Quadri e a Picche si arrivava a dieci. Dove trovare altre 3 prese?

Affrancare le Quadri era impossibile senza cedere la mano, mentre l’affrancamento delle Fiori, ammesso che fossero divise 3-3, da un lato offriva solo 2 prese in più, dall’altro era inutile perché sarebbero state prima o poi tagliate dagli avversari. Infatti, battere gli atout non era proprio il caso, dal momento che gli avversari ne avevano di più.
Ma un barlume di speranza si faceva strada nella nebbia.
L’unica alternativa percorribile era quella di incassare tutte le prese di testa nei colori laterali, in tutto 7 prese compresi i sorpassi, e realizzare separatamente i 6 atout, per un totale di 13 prese.

Occorreva però rispettare i tempi nell’incassare le prese di testa e nel fare i sorpassi, perché i rientri al morto al di fuori delle Cuori erano solo 2, Asso e Re di Fiori, uno per il sorpasso a Quadri e l’altro per quello a Picche.

Prese al morto di FioriA e fece immediatamente il sorpasso a Quadri. Rimasto felicemente in presa, ritornò al morto con il FioriK, fece il sorpasso alla PiccheQ ed incassò le altre due teste di Picche per scartare la terza Quadri del morto.
Siamo arrivati a questo finale, con Nord in presa:

3

Il proseguimento fu praticamente automatico. Tagliò al morto una Quadri e intavolò una Fiori su cui Ovest era impotente. Che rispondesse (Fiori 3-3) o tagliasse con l’8 o il 9 di Cuori il dichiarante avrebbe surtagliato, sarebbe ritornato al morto con il taglio di un’altra Quadri e ripartito con un’altra Fiori, riproponendo lo stesso tema del surtaglio.

Questa era la smazzata al completo:

4

Tante cose dovevano andare bene, divisione dei colori, sorpassi, e così era stato. Solo un attacco in atout avrebbe inesorabilmente condannato il Grande Slam, mentre qualsiasi altro attacco avrebbe consentito di realizzarlo, con la stessa linea di gioco. Dodici prese erano imbattibili, oltre che a Cuori, anche a Quadri o a Senza, ma solo a Cuori si potevano realizzare 13 prese, con attacco diverso dall’atout.

Mentre lei trascriveva il risultato, sotto una sfilza di 6SA, non poteva dimenticare il suo sguardo stupito ed ammirato allo stesso tempo. La soddisfazione di aver realizzato quel Grande Slam non era, però, neanche lontanamente paragonabile all’emozione che gli avevano suscitato quei suoi occhioni neri.

L’esperto si allontanò per il cambio, mentre la sua compagna faceva qualche commento riguardo l’attacco, gli atout, il “Grande Slam di San Valentino”.

Alla fine del torneo non si fermarono neanche ad aspettare i risultati. Non avevano importanza, comunque fosse andata, loro avevano già vinto.
La direttrice del torneo bloccò l’esperto prima che andasse via e gli chiese proprio di quel Grande Slam a Cuori. Perché non aveva attaccato in atout? Non era da lui sbagliare in quelle circostanze, anche se l’attacco che aveva fatto non era certamente criticabile.
L’esperto la guardò sornione con un mezzo sorriso tra il complice ed il colpevole:”A San Valentino le cose vanno sempre come devono andare” le rispose enigmatico, abbottonandosi il cappotto e avviandosi all’uscita con la sua compagna.

E i nostri due eroi? Li ritroviamo nella pizzeria appena fuori dal Circolo. Affollata anche a quell’ora da coppie di giovani e meno giovani intenti ad ingurgitare pizze di tutti i tipi e a trangugiare boccali di birra alla luce incerta di romantiche candele. Due tavoli più in là c’erano anche l’esperto e la sua compagna, che indirizzarono loro un cenno di saluto, contraccambiato, con i bicchieri appena riempiti di birra.
Da quella sera sono passati alcuni anni, anzi parecchi, ma ogni 14 febbraio c’è sempre un torneo a cui partecipano, e poi una pizza e una birra a lume di candela. Inevitabilmente arrivano a parlare di quella mano e dell’insperato aiuto, convinti ormai che non era stato un “errore” quello che gli aveva permesso di realizzare il loro straordinario, indimenticabile “Grande Slam di San Valentino”.

Ah, dimenticavo, non vi ho detto i loro nomi: Valentina e Valentino, ovviamente. Se ve li avessi detti all’inizio, non mi avreste preso sul serio.