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Il quarto episodio della saga di Luca Marietti “Diavolo di uno scozzese”, dedicato alla strepitosa letteratura tecnica dello scozzese Hugh Kelsey.

Continuiamo l’omaggio a Hugh Kelsey, senza dubbio uno dei massimi analisti di tecnica bridgistica di sempre.
Anche per oggi andrò sul morbido, rispetto allo standard dei suoi problemi; pian piano, seguendo il suo modo di ragionare, ci addentreremo in situazioni progressivamente più complesse.
Il tema è sempre lo stesso: porsi le giuste domande e visualizzare il possibile sviluppo del gioco.
Nel terzo problema una novità; il campo di battaglia sarà rappresentato dalla formula del torneo a coppie, in cui i canoni del bridge puro vengono stravolti, non più la stretta necessità di mantenere il contratto, ma quella di battere la sala.
La presa in più, il decino offerto dal gioco a SA, il down calibrato per battere il parziale a disposizione della linea nemica, tante variabili da valutare per decidere la linea di gioco.
Esaurito il preambolo, eccoci ai nastri di partenza.

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Contratto: 3 SA, per l’attacco di Ovest a Picche.
A prima vista una passeggiata, cinque prese nei nobili e almeno quattro in un minore.
Ma, ovviamente, un problema, quello delle comunicazioni.

Se iniziamo a muovere Quadri l’avversario liscia il primo giro, dopo di che addio ai rientri in mano.
Se partiamo a Fiori e il colore non è diviso 2-2 la faccenda andrà: presa e ritorno a Cuori, poi un liscio a Fiori e al terzo giro saremo bloccati al morto senza poter incassare le Picche.

Allora, proviamo a viaggiare su due binari.
FioriJ, CuoriA e Cuori; ora QuadriQ rilevata dal Re, e qui devono lisciare.

Rubata la presa nel colore rosso incassiamo una Picche e proseguiamo a Fiori.

Totale due Picche, due Cuori, una Quadri e quattro Fiori.

Vedete?
La prima impressione è spesso quella che conta, a soluzione spiegata sembra davvero una passeggiata.