SchonbrunnIl palazzo di Schonbrunn

Anno nuovo a Vienna, ormai una tradizione per il Cronista il concerto di Capodanno dell’Opera. Ma quest’anno, in attesa del primo bridge del 2014, anche l’Apolide, ospite con il Cronista di Frau Nannerl, aveva dovuto, obtorto collo, ascoltare le divine note del grande Johann Strauss padre, culminanti nella splendida ed eccitante Marcia di Radetzky.

Radioso e felice il Cronista, con l’animo pieno di tanta splendida musica, impenetrabile l’Apolide che ormai indossava la stessa faccia in ogni occasione.

Dopo una non breve passeggiata, l’Apolide e il Cronista superato il Palazzo della Holfburg, giunsero al Castello di Schönbrunn residenza di Frau Nannerl, deliziosa ospite.

I convenevoli di circostanza, il tè, le presentazioni e si formarono quattro tavoli della nobiltà viennese dove i nostri due eroi, per la verità, si sentivano un po’ fuori posto. Ma il fascino dell’Apolide aveva convinto Frau Nannerl a invitarlo con il Cronista.

Le prime tre smazzate furono insipide e nemmeno degne di essere raccontate, ma alla quarta mano avvenne un colpo che, se non vi avessi assistito, non avrei mai creduto possibile.

Frau Nannerl, gentile e di nobile stirpe, ma un po’ distratta, fra un pasticcino e l’altro, seduta in Est, commise l’errore, durante la licita della mano seguente, di fare un commento che non sfuggì al nostro Apolide.
Le carte che l’Apolide, come sempre seduto in Sud, si trovò fra le mani non erano per niente male. Eccole

Picche AKQJ7653    Cuori 4    Quadri J53    Fiori 9

L’Apolide si accorse di non essere il dichiarante, e quindi ne approfittò per valutare come gestire la mano, mentre Nord, il Cronista, iniziò le danze le cui soavi note musicali, vi riporto:

L’Apolide, con il doppio singolo a Cuori e Fiori, non la fece lunga più di tanto e chiesti gli Assi, planò al contratto di 6Picche.
Questa la mano completa. Dich. Nord. Tutti in prima:

Große Fische, grosso pesce, che, più o meno corrisponde ai nostri Boccaloni del Ticino, memore del vecchio detto asburgico “Non star basso e tira l’Asso” non esitò a intavolare l’FioriA che era l’unico attacco che, in effetti, batteva quello Slam, se seguito dal ritorno a Cuori, ma quando vide cadere il FioriK di Frau Nannerl, entrò in una crisi mistica, pensando anche di ritirarsi in meditazione nel convento di Robhengrau.

Quel FioriK era un singolo? No di certo, perché l’Apolide, in tal caso, avrebbe dichiarato alla cieca lo Slam senza il controllo di Fiori. Indicava solo un bel “continua perché ho la sequenza a Fiori di Q e J”? Era un preferenziale per un ritorno a Cuori?

Große Fische si trovava in grande ambascia e pensò di ritornare a Fiori per il taglio di Sud. Ora l’Apolide ben sapeva che il QuadriK era sicuramente in Est e quindi fare l’impasse a Quadri era fuori discussione.

Una compressione su Est sembrava impensabile, perché Est scartava dopo Nord e quindi poteva proteggere il colore non scartato da Nord. In altri termini, nel finale a 4 carte se Nord, battendo tutte le atout, avesse conservato CuoriAK10 e QuadriA Est avrebbe seccato il suo ormai inutile QuadriK custodendo CuoriQJ9, mentre se l’Apolide avesse lasciato al morto CuoriAK asciutti come il Po in periodo di secca, con QuadriAQ, Est si sarebbe comportato di conseguenza mantenendo il QuadriK secondo e CuoriQJ per il down sicuro.

Ma l’Apolide cominciò a canticchiare il “nessun dorma” della pucciniana Turandot e Frau Nannerl sospettò una tremenda fine della sua difesa, soprattutto per quel precedente imprudente commento, del tipo “se li fa mangio il tavolo”.

Guardate infatti cosa fece l’Apolide, i cui occhi per la prima volta vidi pieni di un dolce amore per il bridge, quel sentimento che non conosceva per gli esseri umani.
Pagata la prima presa dell’FioriA, tagliò il ritorno nel colore, quindi incassò l’QuadriA – Colpo di Vienna – e rientrò in mano battendo gli ultimi giri di atout per questo finale a quattro carte:

Quando Sud batté il Picche3, l’ultima atout, indicata fra parentesi perché carta comprimente, il morto scartò il Quadri10 e Est rimase senza difesa.

Pensate: questo colpo di Vienna io me lo sono goduto a Vienna a Capodanno! Incredibile davvero.

A Große Fische, che non si era ben reso conto di quanto accaduto e aveva borbottato a Frau Nannerl che aveva sbagliato gli scarti, il Cronista, fino ad allora silente, spiegò che in realtà il Colpo di Vienna è una manovra preparatoria con la quale si trasferisce una minaccia in un colore, da una delle due mani del dichiarante, all’altra che, dall’origine, ne è priva.
Il trasferimento della minaccia si effettua mediante la riscossione di un onore che deliberatamente concede il controllo di quel colore ad uno degli avversari che, da quel momento, è soggetto alla pressione portata dalla minaccia costituita dall’onore immediatamente inferiore presente nell’altra mano della linea giocante in attacco.

Frau Nannerl si ripromise di non commentare mai più le mani al tavolo, anche se non aveva capito che il Colpo di Vienna, fra i tipi di compressione, è fra i più semplici, soprattutto dopo una fase licitativa come quella avvenuta al tavolo. Per l’Apolide era stato come giocare a carte viste.