Bridge D'Italia

In attesa che il primo numero della rivista federale cartacea raggiunga i tesserati, Bridge D’Italia Online incontra Enzo La Novara, il nuovo direttore.

Puoi presentarti ai nostri lettori?

Enzo la NovaraMi chiamo Vincenzo la Novara, però preferisco che mi si chiami Enzo, come fanno gli amici, o Enzino come fa mia zia.
Sono nato a Roma il 23 maggio 1950; mia madre si trovava lì di passaggio, poi ho vissuto sempre in Lombardia. Non sono iscritto né a Facebook, né a Twitter… pertanto per altre informazioni è indispensabile parlarmi direttamente.

Cosa pensi del mondo online?

Ci credo molto, è il presente, è il futuro. Però penso che bisogna servirsi e non farsi usare dalla tecnologia. Inoltre non amo polemizzare e non voglio perdermi in fiumi di discussioni.

Come è avvenuto il tuo incontro con la FIGB?

Non ho mai rivestito incarichi in Federazione in precedenza. Da quando ho cominciato a giocare a bridge il mio desiderio è sempre stato quello di dirigere un giorno Bridge D’Italia. Ciascuno di noi ha un sogno e questo è il mio. Quando è stato necessario cercare il sostituto di Franco Broccoli, con il quale sono in ottimi rapporti, che aveva dato le dimissioni, mi è stato proposto di essere il nuovo direttore e ho subito risposto di sì.

Anche se sei al tuo primo incarico in Federazione, il mondo del bridge non è certo un ambiente nuovo per te…

Direi proprio di no! Gioco da quasi 45 anni, non sono nato campione e il mio gioco si è costruito nel tempo.
Invece, ho esperienza nel campo redazionale del bridge. Scrivo da tantissimo tempo: ho iniziato a produrre articoli per Bridge D’Italia nel 1975 e ho continuato per tre o quattro anni. Poi ho trovato una collaborazione retribuita con una rivista medica che aveva al suo interno uno spazio riservato al bridge e ho curato questa pagina per undici anni.
Nel frattempo, nel 1981 e nel 1982 ho lavorato nell’ufficio stampa del Trofeo Campari, a cui ha collaborato anche l’attuale Presidente della Federazione Gianni Medugno. Ho anche fondato il giornalino di Milano, che veniva distribuito dall’Associazione Milano Bridge e che poi Bruno Sacerdotti Coen e Luca Marietti hanno continuato a seguire.
Insomma, ho quasi sempre scritto di bridge, per me o per altri, gratis o a pagamento.

Sei anche autore di libri. Ci parli delle tue pubblicazioni?

Ogni tanto sento l’irrefrenabile esigenza di scrivere qualcosa, così ho scritto una decina di libri, di cui due trattano di bridge. Regalo i miei testi agli amici, non li ho mai venduti. Quelli a tema bridge si intitolano “Vivendo bridgiando” e “La crociera del Caine”.

Cayne? Come il miliardario americano famoso sponsor di bridge?

No! L’allusione è al film “L’ammutinamento del Caine”, con Humphrey Bogart. Nessun riferimento bridgistico… nel titolo.

Oltre al bridge ti dedichi a qualche altra attività professionalmente?

Sono da sempre un imprenditore, ho una azienda che si occupa di chimica per il settore tessile.

Quali modifiche pensi di apportare a Bridge D’Italia?

Intanto vorrei precisare che ho sempre atteso con impazienza l’arrivo in casella della rivista e l’ho sempre letta con piacere. Chiaramente nel corso del tempo alcuni numeri sono riusciti meglio di altri, ma questo è normale.
Il nuovo Bridge d’Italia non farà cronaca, farà storia, non diffonderà notizie, farà commenti, non griderà nei titoli, ma spiegherà tra le righe, dovrà essere ragionato come una poesia, meditato, ricordato, e spero anche riletto.
Ci vorrà qualche mese, per il primo numero non ci saranno molti cambiamenti perché il tempo a disposizione è troppo poco. Devo consegnare il primo numero tra un mese e non si sa ancora a quale tipografia, in più il nuovo progetto grafico richiede lo studio di molti particolari.
La tipologia di lettori è estremamente varia, dagli agonisti agli allievi, accontentare tutti allo stesso tempo è difficile, spero però che tutti sentano propria almeno una parte della rivista.
Mi batterò affinché la pubblicazione della rivista sul sito avvenga solo molto tempo dopo il suo arrivo nelle case.

Hai già pensato al tuo primo editoriale?

Sì, ci ho già pensato. Allo stesso tempo, però, non mi piace “mettere via” le cose, perché poi diventano vecchie…. Credo che quando si ha qualcosa in mente lo si debba dire in quel momento, che è il momento giusto. Quindi, adesso ci ho pensato, ma, dato che uscirà fra un po’ di tempo, facilmente lo cambierò.

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