Edgardo Gulotta

Edgardo Gulotta, romano, giornalista televisivo a La7 dove conduce il Tg Night Desk, trasmissione di approfondimento su temi di attualità, è anche un bridgista.
Guardatelo mentre parla con i politici suoi ospiti: quando concludono il loro intervento, Edgardo estrae un Contro in zona, ovvero una delle sue domande ficcanti. O almeno – dice lui – ci prova…

Edgardo Gulotta al tavolo da bridge

Quanto al bridge mette subito le mani avanti e dice di essere un giocatore modesto (“gioco da pochi anni, non credo di essere la persona giusta da sentire: al tavolo mi diverto molto ma ahimè non vinco mai”) e come unico suo merito afferma di avere una vasta biblioteca di libri di bridge (“non facendo troppo bene al tavolo, provo a fare benissimo come collezionista” scherza) ma intanto accetta di rispondere (“anche se di solito le domande sono abituato a farle…”) a qualche curiosità “interdisciplinare” di Bridge D’Italia Online.

Una domanda egoista: come si diventa bravi giornalisti?

Direi esattamente come si diventa bravi bridgisti: prima di tutto si deve essere appassionati, poi si deve essere curiosi e infine non si deve smettere mai di studiare.

Un clima politico complicato. Pressioni europee, poche riforme, instabilità. L’Italia si trova in un impasse? Dal tuo punto di vista, come si evolverà la situazione nei prossimi mesi e anni?

L’Europa non sta tanto bene e sicuramente l’Italia sta anche peggio. La colpa è di una crisi economica che è stata la più pesante della storia. Noi fatichiamo più degli altri perché in questi anni non abbiamo fatto le riforme e ora siamo in drammatico ritardo che pesa con disoccupazione e impoverimento della società. Un momentaccio in cui troppi danno la colpa di tutto all’euro. E’ sbagliato: l’euro deve essere un punto di partenza, non di arrivo. Pensate dove saremmo se non ci fosse questo paracadute, non voglio nemmeno pensarci…

Parli mai della tua passione per il bridge in redazione? Ricordo che quando Enrico Mentana conduceva il Tg5 aveva annunciato che il bridge era uno sport olimpico commentando così: “forse lo metteranno nelle Olimpiadi invernali perché si gioca con la copertina.”
Sei riuscito a fargli cambiare idea?

In redazione sanno della mia passione certo! Però ammetto non sono riuscito a far cambiare idea al direttore…
Hai ragione su un punto: si parla troppo poco di bridge sui mezzi di comunicazione. Colpa dei giornalisti? Sicuramente, ma è anche colpa di noi bridgisti: ci sono sport e giochi che fanno pochi risultati ma hanno molto seguito. Noi (cioè gli azzurri) invece vinciamo tanto ma non cavalchiamo l’onda della popolarità. Che si può fare? Cercare di mettere il naso fuori dai circoli allargando la nostra base e la strada è quella di questo secolo: essere forti, fortissimi nel web. Noi lo siamo? Temo di no.

Cerchiamo un nesso fra bridge e giornalismo. Secondo te il bridge potrebbe avere un appeal televisivo, come ad esempio altri giochi (sto naturalmente pensando al poker)?

Domanda giusta. Credo che contro il poker perderemo sempre. Lì il gioco è facile e molto popolare, le regole sono limitate, la mano dura molto poco, si capisce subito chi ha vinto e chi ha perso. Da noi è tutto molto più complicato. Forse se si giocasse con il sistema barometer (tutte le coppie alle prese con la stessa mano) l’appeal televisivo crescerebbe. Ma è quel che vogliamo? Ecco, il problema è che ci piace la nostra lentezza, i dieci minuti a mano, e tutto il resto. Giocare a bridge richiede tempo e passione. Il nostro sicuramente non è un divertimento usa-e-getta.

Sei d’accordo con le Selezioni per la Nazionale? Inoltre, è giusto che sia stata una “scelta di governo” o avresti preferito un referendum?

La scelta va bene: mette tutti in competizione per una meta prestigiosissima. E’ giusto che sia una scelta di chi dirige la federazione, chi comanda sceglie! L’unica precauzione che avrei è che i trial siano lunghi abbastanza da garantire che non pesi la fortuna ma che alla convocazione arrivino davvero i più bravi. Fra i quali dovrebbe esserci sempre almeno un giovane, anzi, un giovanissimo…

Parteciperai alle Selezioni? Perché sì o perché no?

Mi vuoi mettere in imbarazzo? Alle selezioni partecipano i migliori: mi divertirò molto a guardarli giocare. E poi a tifare per chi vincerà e rappresenterà l’Italia.

Matteo Renzi e Antonio Sementa

Matteo Renzi è il nuovo segretario del PD. A parte la sua somiglianza con Antonio Sementa, se Renzi fosse un bridgista, secondo te, che sistema giocherebbe?

Spero un sistema naturale, quindi abbastanza intuitivo. Con poche convenzioni: la politica è già complicata. Per farle tornare interessante è indispensabile che chi la fa provi a farsi capire davvero dai cittadini. Sono i bizantinismi che scoraggiano, indispettiscono ed allontanano. Se rinuncia a questi sarà già a metà dell’opera.

Qual è il tuo campione di bridge preferito e perché? C’è una domanda che vorresti porgli?

Garozzo. Ho la fortuna di incontrarlo ogni tanto in qualche circolo romano. E’ un monumento vivente del bridge ma si diverte ancora e non fa pesare mai il fatto di essere il campione dei campioni, sennò non si troverebbe tutte le sere a giocare anche contro avversari modesti come me. Cosa gli chiederei? Cosa pensa quando fa un errore: sono curioso di capire come un maestro convive con questa realtà che fa parte del gioco.

Libri di Bridge di Edgardo Gulotta

Ti diverti a collezionare libri di bridge. Qual è il tuo preferito e perché? Puoi esprimere anche più di una preferenza…

Il preferito è sempre il prossimo che leggerò. Compro molto più di quello che riesco poi davvero a leggere. Avere quei libri mi dà una sensazione di sicurezza, della serie qualcuno che ha risolto un certo problema c’è di sicuro, si tratta solo di scoprire chi è! E per questo da ogni libro cerco di trarre anche un solo consiglio che non dimentico. E libro dopo libro spero anche di migliorare, anche se c’è il rischio di fare la fine di personaggi famosi di questi volumi come l’esperto sfortunato e gli altri… Leggere fa bene, giocare è meglio.