Coppette_art

È divertente paragonare le 500 miglia di Indianapolis con il Torneo Individuale, la cui finale nazionale si è appena disputata nel week end dell’Immacolata a Salsomaggiore. In fondo si somigliano.

A cominciare dal nome: anche se uno proviene da indiano, indigeno (‘nativo sul luogo’) e l’altro da individuo (‘non diviso’).
Ci tuffiamo nel gioco di parole e li accomuniamo, anche perché in entrambi il concorrente si avventura in un anello nel quale gira vorticosamente in estrema solitudine e allo stesso tempo in chiassosa compagnia, facendo manovre al limite del regolamento, ma sempre col sorriso sulle labbra.

Solo nella massa. Col sospetto del tradimento nascosto in ogni sguardo, dove quello che alla prima mano credevi amico poi ti diventa perfido avversario nelle due successive.

Prima ti sorrideva bonario e ora ti guarda torvo (se ti va bene) perché non hai capito che gli dovevi dare il taglio o, peggio, ti sgrida per un errore che non di rado ha fatto lui.

Tu sei lì che cerchi di tenere il volante al suo posto senza allargare troppo in curva (dichiarazioni improvvide) per non finire in mezzo al pubblico (ludibrio), facendo solo i sorpassi (impasse) necessari, senza tamponare gli altri concorrenti per non finire anzitempo la gara e… che ti succede? Il destino bussa alla porta.

Giochi una mano antipatica col signor Rossi (nome doverosamente inventato) e succede il patatrac.
Antipatica? Come definireste una mano nella quale l’unico modo per tenere una decente percentuale attorno al 50, una volta in presa, siete costretti a partire di FioriK in un seme con sole cartine?
sorry_artBene, il mio cervello, che a volte prende il largo allontanandosi dal mio buon senso aveva deciso che era meglio non rischiare ed offrire un taglio al compagno (Rossi) giocando Picche. Il mio gheriglio cervicale con un solo minuto di riposo si sarebbe accorto che le carte di un seme sono sempre 13 e non possono diminuire a 12 quando fa comodo a lui.
Risultato: scarto di una perdente del giocante che incassa la surlevée e 0% a noi.
Discesa di 5 posizioni in classifica. Farfugliamento di là del sipario con rime tipo “…ecille” o “…one”, e così via. Ironia supplementare: avere come vicino di sipario un signor giocatore come Mauro Basile, che alla fine della mano, con la sua aria da cucciolo tenerone ti dice: “Non avevi visto lo scarto?”.

Cambio! Mi alzo e guardo in faccia il signor Rossi, lui si gira da un’altra parte e finisce lì. La mattina dopo mi presento fresco al turno di finale e lo incontro nel corridoio: “Buongiorno!”.
Niente ero diventato trasparente. Siamo nella stessa stanza, gli passo vicino. Vorrei dirgli due parole, ma continua a non vedermi. Insomma non sono riuscito a profferir verbo.

Finisce il Campionato e faccio un bilancio Anche se non grosse come quella descritta, le sciocchezze compiute raggiungono le dita di una mano, troppe direte voi e non scordiamo che altrettante se ne subiscono.

Ultima mano della sessione finale, ancora in difesa, seduto in Ovest, vado ad incassare una FioriQ, coprendo una cartina del morto Sud e vedendo un’altra cartina del giocante Nord; il mio compagno che fa? Me la taglia, poi, con una sola atout in mano è costretto a regalare il contratto.
Discesa di 5 posizioni in classifica. Si affaccia contrito dal buco del sipario e mi dice: “Scusa, non avevo visto che prendevi tu”.
Ingoio a fatica e penso al povero signor Rossi, poi mi riprendo.
No problem, amigo, è una cosa che ho messo in conto, siamo in formula Indy, le sportellate si danno e si ricevono, l’importante è restare nel giusto spirito di chi vuol vincere, certo, ma non rinunciando a divertirsi.

Per questo, finite le premiazioni, non mi preme scappare di corsa e resta la voglia di ringraziare. Cominciando da Babbo Natale Frola infreddolito e dallo staff arbitrale, che venerdì ci hanno accolto nella buvette gelata del “Pala”, al medico federale col quale mi sono complimentato per le parole affascinanti che sono di aiuto ai miei Allievi. Grazie anche alla signora del bar con i suoi caffè con la erre moscia dell’enclave fidentina.
Un saluto a tutti i corridori dell’anello infernale, al mio compagno dell’ultima mano e anche al signor Rossi, al quale do il merito di avermi spinto a scrivere queste righe, per chiedergli scusa, con la certezza che mi concederà il sorriso alla prima occasione.

Daniele Donati