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In Dicembre, i bambini ogni giorno aprono emozionati una casellina dei loro Calendari dell’Avvento. Da quest’anno grazie alla nostra rivista online anche l’adulto ha la sua sorpresa quotidiana. Clicca per scoprire la finestrina di oggi e gustati la tua sorpresa di bridge.

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Il nuovo Direttore della rivista Bridge D’Italia è Vincenzo La Novara. Milanese, con la passione per la scrittura, Vincenzo in passato ha scritto un libro di bridge e, inoltre, a titolo volontario articoli per Bridge D’Italia Online. Ecco uno dei prodotti della sua penna, che contiene inchiostro mischiato con una delicata goccia di umanità… Il quadro che illustra l’articolo è stato proposto dallo stesso Vincenzo.

Ho ucciso la partita libera

quadroLa diaspora bridgistica estiva è finita anche quest’anno. Settembre ci riconduce in processione alle maliziose distribuzioni dei simultanei, alle recriminazioni sulle fallite finali di Coppa, alle speranze prima delle suddette finali, ai nuovi Campionati.
Si ritorna alla consuetudine e mentre si favoleggia di settime scartinate, ci si accorda sulle Texas e si cercano nuovi partner nessuno menziona, nemmeno lontanamente, un ricordo, men che meno, un rimpianto sulla scomparsa della signora Libera, Partita Libera.

Sono pochi coloro che tra gli attuali frequentatori di tornei l’hanno conosciuta, quasi nessuno l’ha frequentata e persino il giudice D’Avossa ha dimenticato di aprire un fascicolo sulle responsabilità legate alla sua morte.

Ebbene, il rimorso mi rode ed ho una confessione da fare: l’assassino sono io.
Quando ero giovane il bridge era rappresentato da un esiguo numero di tornei alternato a lunghe serate di chouette.
Il tasso di gioco, vale a dire la dimensione dell’azzardo monetario, non era importante e normalmente si giocava a livelli molto bassi, prevaleva il piacere di giocare, la tecnica specifica e come al solito serviva un po’ di culo, che non guasta mai.
Un pomeriggio di questo mese di agosto, di passaggio in una nota località di villeggiatura, identica a qualunque altra, memore di un passato che fu, mi sono recato nello stesso albergo che ho frequentavo per molti anni, alla ricerca delle sensazioni del passato.
Ho ritrovato la stanza in cui si giocava e sono entrato: due tavoli sopravvisuti, somma dell’età dei componenti di ogni partita: trecento cinquant’anni.
Volti come il mio, passati attraverso il tempo, mi hanno riconosciuto e salutato calorosamente abbandonando sul tavolo le carte, visibilmente consunte, a metà del gioco.
Lì ho esortati a finire la smazzata in corso rimandando i saluti.
Il dichiarante giocava 2 cuori con 28 punti sulla linea, ma non aveva interesse a trovare il contratto migliore essendo già segnato.
Più tre. Sessanta sotto, novanta sopra.
Dopo i convenevoli di rito sono stato invitato ad entrare nel tavolo.
E’ stato in quel momento, nelle false parole di scusa inventata per non rimanere, nel diniego a tornare in quella dimensione che ho capito con dolore che avevo ucciso la compagna della prima parte della storia del bridge: la Partita Libera.