C’è un’espressione, usata ai limiti dell’abuso, che sarebbe sempre accuratamente da evitare in quanto quintessenza del sintagma cristallizzato: “Nella splendida cornice…”, con quello che segue circa il posto che ospita l’evento. Bisogna pur dire che, in occasione del “Città di Roma – Angelini” si fa una certa fatica ad evitarla. Come definire una sede di gara, dentro lo Stadio Olimpico, che si affaccia sul campo di gioco direttamente dalla Tribuna Monte Mario? Tempio dello sport, meraviglioso teatro, palcoscenico ideale. Indubbiamente è stato un bel colpo quello di aggiudicarsi tali spazi pregiati per il primo, speriamo di una lunga serie, “Città di Roma” (già confermato per l’anno prossimo). Ma se la sede è stata il fiore all’occhiello della politica federale, il ringraziamento particolarmente sentito va senza dubbio al Gruppo Angelini, che ha permesso tutto questo. Senza il generoso supporto di chi ama il bridge è difficile portare a termine un’organizzazione/impresa di tal fatta.

Dal verde del prato al verde del tavolo. La notoria ospitalità romana ha fatto in modo che, tra le 88 squadre che hanno partecipato a questa tre giorni, Roma sia stata territorio di conquista da parte dei team stranieri. Lo stile “Milano” ha consentito agli eletti di alta classifica di attraversare un buon panorama di formule, Swiss/Danese, girone all’italiana, KO. Questo approccio contribuisce a dare certezza ai risultati, sopperendo in parte all’alea che deriva dall’incontro breve. Mi spiego: non si vince per caso.

“A las cinco de la tarde” (un po’ prima e con un mood molto più allegro rispetto all’originale) di domenica 13, sul gradino più alto del podio è salita una formazione composta da campioni polacchi, lituani e israeliani: Vitas, con Vainikonis, Olanski, Gierulski, Skrzypczak ed i vincitori israeliani dell’ultima edizione del Cavendish, Fisher/Schwartz. Seconda la multinazionale spagnolo/turca/svedese di capitan Ventin (Wrang, Upmarc, Nystrom, Tokay) e terzi i bulgari denominati K1 (Nanev/Gunev, Aronov/Damianova). Menzione di merito per i giovani olandesi arrivati quarti (Hop, Wortel, Van Lankveld, Van Oen Bos) che hanno condotto il torneo fino alle ultime battute, cedendo solo alla fine. Come avete visto, quest’evento è stato impreziosito dalla consistente partecipazione internazionale, in aggiunta alla scontata presenza di tutti i nostri migliori giocatori.
Di siffatte manifestazioni ce ne vorrebbero tante, una al mese, in giro per l’Italia. La voglia di partecipare c’è tutta.