La Finale del Campionato Societario 2013 è stata trasmessa in diretta su BBO. All’angolo, sotto il nome di dasim, c’era Enrico Guglielmi, il nostro… raccontatore di mani.

Si parte per il quarto tempo: Pescara è sotto di 72, e deve assolutamente rosicchiare qualcosa se vuole mantenere qualche chance. Per agevolare (?) il loro compito, comprensivi, quelli di Allegra sostituiscono Sementa con Ferraro, ricostituendo la coppia che tante volte mi stracciò da juniores. I pescaresi mantengono il loro turn over e quindi ripropongono la stessa formazione del primo turno, con Dix2 e Freddio-Mancini.

Alla seconda mano Ferraro si ricorda per l’appunto che è stato messo lì allo scopo di agevolare gli avversari, e con PiccheQ CuoriAKQ54 QuadriJ FioriJ98643, in favore di zona, rialza a 5 il barrage di Duboin di 4Quadri. Ora Freddio appare un po’ remissivo nel passare con PiccheAJ954 Cuori7 QuadriKQ10 FioriKQ107, ma noi cosa avremmo fatto trovandoci nelle sue mutande? Contrare per poi dire 5Picche sul semicerto 5Cuori? Oppure dirselo direttamente? Nel dubbio Freddio opta per la certezza di sporcare la sua colonna, che però in questo caso non è ovviamente la scelta vincente perché 5Picche sono al calduccio. Gli allegri – Bocchi nella fattispecie – possono introdurre le Picche un gradino sotto grazie al mancato rialzo di Di Febo (ma come criticarlo?) sull’analogo barrage del compagno, e tutto diventa più semplice. 11 MP recapitati franco destinatario a Torino.

La mano 5 sembra dare una chance a Pescara di riequilibrare il tempo, e invece si trasforma nel solito doppio score di parziali per Allegra. Ve la propongo tutta anche se non ha spostato molto, perché mi sembra emblematica di quanto sia facile e riposante giocare contro avversari del genere.

C’è ovviamente qualcosa di convenzionale nella sequenza di Duboin-Ferraro (a un comune mortale il passo di Giorgio con 15 e un buon fit appare molto prudente).

Ma guardate cosa fanno i loro compagni:

Norberto apre con 11 bilanciati in zona, e sul 2Fiori (immagino debole) di Madala trova ancora modo di annunciare il suo buon fermo nel seme avversario con 2SA. E’ quasi affascinante osservare i problemi che creano con la loro sfacciataggine agli avversari, che hanno 5Cuori sul tavolo ma lo scoprono solo al momento di imbustare. Certo, Di Febo avrebbe potuto intrufolare nella licita un 2Cuori, ma scommetto che 9 esperti su 10 al tavolo sarebbero passati con quelle carte nella stessa sequenza (posto come problema naturalmente è un altro paio di maniche…). En passant, battere 2SA è tutt’altro che facile e infatti sull’attacco Picche Bocchi tira cinque colpi di Fiori ed è quasi impossibile per la difesa tenere giusto. 8 MP a favore in una mano di swing potenziale avversario: niente male.
Molto meno interessante la mano successiva, anche se ancora più fruttuosa per i sempre più allegri: Freddio e Mancini hanno un’incomprensione e atterrano, anzi si schiantano a 6Fiori senza due assi, mentre Madala e Bocchi si fermano giudiziosamente a 5. Il punteggio nel tempo è 31-2 e il divario complessivo sale in tripla cifra: +101.
E piove sul bagnato, anzi diluvia: alla 9 tanto per cambiare doppio parziale mantenuto da Allegra ai due tavoli (Bocchi apre di 1SA con Picche87 CuoriKQ9 QuadriK10987 FioriQ107, alla faccia del SA debole…), e altri 7 MP.
Di nuovo, il finale offre un piccolo ricupero agli abruzzesi. Alla 11, una tantum, il SA debole di Bocchi fa perdere il fit a Picche, trovato senza problemi dai pescaresi che si riprendono almeno gli ultimi 7 punti. Alla 14 le carte sono

La mia impressione di ignorante è che l’originale scelta iniziale di Ferraro di non aprire forte inneschi una serie di decisioni a valle, tutte spiegabili, ma che allontanano sempre di più la coppia dallo slam. Ferraro dichiara una 6-5 certamente forte, ma penso che Duboin non se l’aspetti così forte quando decide di negare il fit terzo per privilegiare il fermo solidissimo a Picche. Così Ferraro logicamente riapre ma poi, sospettando di giocare nella 5-2 e di avere da qualche parte una perdente nera, si ammanta di pessimismo e sparecchia a livello manche. All’altro tavolo i Dix2 raggiungono il grande slam con una licita molto convenzionale ed evidentemente efficace.
La dea del bridge si vendica subito di essere stata così maltrattata e alla mano successiva infligge ai due torinesi una duplicazione di valori feroce a Fiori (AK per QJ) per cui il logico slam che chiamano con 32 e un fit nono è perfettamente infattibile. Inevitabile mano pari (anzi +2 per Torino causa 2 down nell’altra sala).
L’ultima mano ha il sapore della resa. Mentre Duboin e Ferraro trovano l’ennesimo parziale giusto a 2Quadri, Di Febo in chiusa con PiccheA98 CuoriA10542 Quadri65 Fiori542 sulla sequenza 1Quadri-1Cuori-1Picche forse un po’ sfiduciato decide di ripetere le sue brutte Cuori. Si impasta sulla chicane del compagno, e lo scherzo gli costa un 3 down in zona che riporta l’associato Allegra sopra i 100: 52-23 nel tempo e +101 di score totale.

Al termine del segmento Pescara annuncia il suo ritiro, motivato dall’evidente impossibilità di rovesciare le sorti in sole 16 mani. Sono costretto a ripetermi: non sono tanto gli swing a colpire, quanto il modo in cui si produce la differenza, piccola o grande che sia, fra i due tavoli. Nessuno squeeze, mai un colpo di fine mano da artista. Semplicemente il costante sforzo di mettere in difficoltà gli avversari e di complicare loro la vita. Mi sono trovato così molto spesso a solidarizzare con le difficoltà dei pescaresi, comuni mortali alle prese con situazioni desuete e difficili da governare nelle quali invece i loro avversari, in particolare i devastanti Bocchi-Madala, sguazzano come delfini in piscina. C’è stato forse anche un po’ di inconscio appagamento nel raggiungimento della finale; sta di fatto che, dopo una dignitosa e a tratti brillante resistenza nel primo segmento, l’incontro è apparso nel prosieguo senza molta storia.