Caro Maurizio,
ti disturbo per un chiarimento su un articolo del Codice. Me ne dà l’opportunità un episodio verificatosi ieri sera durante il simultaneo light del lunedì presso il mio circolo (Desio).
Durante il gioco del board 5, qui sotto illustrato, contro una coppia di Signore in E/O:

Seduto in Nord apro di 1Picche, Est dice 2SA allertato come bicolore minore almeno 5/5 (era la prima volta che le vedevo utilizzare un intervento convenzionale in bicolore e, come purtroppo fa la maggior parte delle coppie, non avevano una carta delle convenzioni da mostrare…), Sud rialza a 3Picche, Ovest Passa ed io chiudo a 4Picche che resta il contratto finale.
Dopo l’attacco di QuadriA seguito dall’FioriA, Est ha continuato con l’atout, ho preso in mano, ho giocato piccola atout per il morto, su cui Est ha scartato una Cuori (!) e una Quadri dopo una seconda battuta di atout.
Io “trionfalmente” ho mosso piccola Cuori sulla quale ho passato la Q che Est ha catturato con il K: diavolo di una donna, penso, ha seccato il K secondo di Cuori! 
Continua il gioco e scopro che il CuoriK non era affatto secondo ma la bicolore 5/5 di Est era rossa e non minore.
Non avendo analizzato accuratamente la mano, ritenendo di aver subito un danno o dalla “chiamata sbagliata” di Est oppure dalla “spiegazione sbagliata” di Ovest, ho chiamato l’arbitro, il quale, dopo aver appurato, anche con il mio contributo (conosco da anni sia Ovest che la sua assoluta buona fede), che la spiegazione di Ovest era stata giusta mentre era stata sbagliata la chiamata di Est, ha confermato, tacitando le mie perplessità con il richiamo all’Articolo 75 del Codice di Gara, paragrafo C, il risultato al tavolo di 4Picche fatte. 
Un’analisi più accurata mi ha convinto che, “anche giocando al meglio delle mie capacità” non sarei riuscito mai ad evitare di perdere una presa a Cuori e perciò non avevo subito danneggiamento alcuno.

Esposti i fatti, ecco infine i quesiti.
a. Quale è il discrimine mediante il quale un arbitro può decidere se, in un episodio come quello descritto, ci sia stata una “spiegazione sbagliata” (Articolo 75 del Codice di Gara, paragrafo B) oppure una “chiamata sbagliata” (Articolo 75 del Codice di Gara, paragrafo C)?
b. Nel caso della “spiegazione sbagliata” lo scarto da parte di Est al secondo giro di atout di una Cuori invece di una inutile Quadri, potrebbe essere visto come un tentativo di sviamento conoscendo la convinzione del dichiarante di giocare contro una bicolore minore?
c. E’ probabile che la differenza di attribuzione, 75/B oppure 75/C, sia nella presenza o meno della carta delle convenzioni (che quasi nessuno mostra, anche se mi pare sia obbligatoria in tutti i tornei simultanei) o c’è qualche altro motivo che mi sfugge?

Ti ringrazio anticipatamente per la tua, come sempre “illuminante”, risposta e ti saluto cordialmente.
Claudio Benevento (BND077, Bridge Club Desio)

Caro Claudio,
nel Codice non esiste alcuna definizione precisa, in merito alle condizioni alle quali l’arbitro deve applicare l’Articolo 75 del Codice di Gara paragrafo C al posto del paragrafo B, se non ripetuti richiami (Articolo 20 del Codice di Gara, Articolo 21 del Codice di Gara e Articolo 40 del Codice di Gara) al considerare una spiegazione sbagliata, e non il contrario, in assenza di prove. In sostanza, non ci viene detto che cosa costituisca una prova.

Tuttavia, esiste una ben consolidata prassi, in merito alla quale mi sono ampiamente dilungato in occasione di un articolo (della serie “Appelli Famosi”) su Bridge d’Italia di un annetto fa (Luglio/Agosto 2011).

Eccoti la parte rilevante:

Quali sono le vie che l’arbitro deve dunque percorrere? Quali gli strumenti a sua disposizione? Fondamentalmente tre nella pratica di livello medio-alto, più un quarto, anche se scivoloso, a livello di Circolo:
1. Ovviamente, una prova scritta, a fronte della quale non ci può essere discussione di sorta. Seppure raramente, i giocatori sono in grado di produrre documentazioni sufficientemente ampie da permettere di individuare il passaggio incriminato, sebbene “di nicchia”, e questo può accadere anche se il materiale in questione non è immediatamente disponibile. Nella pratica di alto livello, non è raro che una coppia vada a prendere il sistema in camera, o in macchina, o lo produca accendendo il computer, magari, come mi è accaduto di recente, scaricandolo da un sito internet dove era stato appositamente situato. Naturalmente, poi, anche a livello più basso, quando l’informazione cercata sia relativamente semplice, questa si troverà sulla Convention Card. Ma questo è vero – o almeno lo è spesso – quando si giochi un Campionato, o comunque una manifestazione di grado elevato, ma non è certo altrettanto vero al Circolo.
2. Sempre partendo da un documento scritto, le inferenze che si possono trarre dallo stesso. Accade di sovente che da una serie di indizi si possa ricavare una prova per via deduttiva, come quando siano presenti nel sistema passaggi licitativi che trattino tutte le possibili mani del caso tranne una, e quella, in mancanza di altri spazi, non possa che descriversi in un solo modo. Oppure, perché siano presenti sequenze utilizzate in situazioni analoghe, e si possa stabilire che la struttura del sistema è tale che quella logica non può che applicarsi anche al caso in questione. Come si può facilmente capire, all’arbitro vengono richieste in questi casi una ragguardevole capacità di analisi, ed una cultura bridgistica non indifferente. Se non le possiede, è bene che faccia fare questo lavoro ad esperti e si rifaccia poi alle loro conclusioni.
3. In assenza di prove scritte, la logica bridgistica. Approccio possibile, ma proprio per la vacanza documentale, da utilizzarsi solo in casi eclatanti. La fattispecie è quella tipica di quei casi nei quali si possa affermare con certezza che un giocatore abbia fatto una licita assurda, o in evidente contrasto con la struttura generale degli accordi di coppia altrimenti, ed altrove acclarabili, per poi fornire la spiegazione relativa ai propri intenti, e quindi alle proprie carte; nondimeno, certamente sbagliata da un punto di vista della logica del gioco, e/o del sistema impiegato.
4. Solo a livello di Circolo, la conoscenza personale della coppia e/o del giocatore. Approccio pericolosissimo, perché rischia di creare gravi disparità di valutazione tra i giocatori conosciuti dall’arbitro e quelli invece non altrettanto noti, i quali potrebbero a buon diritto lamentarsene. Il direttore di gara, quindi, pur essendo nel lecito, deve avere grande confidenza in quello che sta facendo, ed il pieno controllo della situazione “ambientale”.

Cordiali Saluti,
Maurizio Di Sacco