Franco Caviezel, il medico federale, parla a cuore aperto agli Allievi. Questa lettera precede un incontro che il dottore terrà mercoledì sera al circolo di Padova per proporre agli allievi più ‘esperti’ un interessante progetto: fare da tutor agli allievi nuovi. 

“messo t’ho innanzi: omai per te ti ciba”
Dante Paradiso Canto X

A Bridge sono purtroppo un autodidatta (e si vede…).
Ho cominciato a giocare con un gruppo di amici durante l’Università a Padova.

Prima, ero un patito del poker ed anche un vincente ma non mi piaceva l’idea di un gioco che per essere avvincente doveva comportare il rischio di perdere denaro o amicizie.
Con gli amici di Padova si giocava a qualsiasi gioco di carte e quando era il momento di studiare veramente me ne tornavo a Mestre dalla mamma. Quando scoprimmo il Bridge fu un colpo di fulmine per tutti noi. Lo imparammo su una specie di bignami e giocavamo molto male ma giocavamo. Soprattutto avevamo capito lo spirito del gioco e ben presto cominciammo a fare duplicati, usando buste di carta invece dei boards.
In questo modo facevamo mattina, cosa utilissima in un certo periodo quando dovevo andare a vedere autopsie (brrrr) per avere le firme necessarie per l’esame di anatomia patologica. Arrivavo alle 8 munito di occhiali scuri ed anestetizzato dal Bridge e dal sonno e con gli occhi semichiusi riuscivo a superare il brutto momento.
Con la laurea (stranamente a tempo debito) il gruppo si sciolse e si concluse un periodo felice della mia vita.

Per fortuna a Mestre nel mio tennis club esisteva un gruppo di Bridgisti a cui mi aggregai e dopo qualche tempo iniziai a fare i tornei che si svolgevano nel circolo insieme ad un amico molto simpatico.
Non prendevamo mai ma questo amico aveva un’abitudine ottima: il giorno successivo al torneo prendeva gli scores e li studiavamo per capire gli errori fatti. In seguito ebbi sempre la grossissima fortuna di trovare partners sempre più forti da cui cercavo di imparare tutto. E questo mi fece progredire.

Insomma non sono mai stato un allievo, certamente però non ho mai smesso di cercare di imparare. Anche quando sento parlare giocatori in teoria meno esperti li sto ad ascoltare fino in fondo. E sono sempre pronto a criticarmi quando qualcosa non è andato bene ed a chiedere pareri ai bravi; a questo proposito non smetterò mai di ringraziare i compagni della nazionale senior dove ho trovato nuovi amici. Anche alla mia età quindi continuo ad imparare e continuo a vedere come ci possano essere vasti territori da esplorare. Il fascino del Bridge è anche questo e vorrei trasmettervi queste sensazioni…

Come avete visto il mio approccio al Bridge è stato subito legato alle competizioni e non ho mai pensato a periodi di apprendistato precedente. Per me la competizione era sinonimo di gioco; forse ero abituato a questo dal tennis che giocavo da ragazzo o forse “aggredire” l’avversario al tavolo faceva da compenso alla mia innata timidezza.

Per voi allievi il percorso è diverso e sicuramente migliore. Ricevete un insegnamento completo: dichiarazione, gioco della carta e controgioco, regole. Mi ricordo nei primi tornei quando continuavo a fare l’impasse con Qxx di fronte a Axx e mi stupivo di non guadagnare prese… (incidentalmente ho appena scoperto che Rodwell, il noto giocatore americano, lo chiama “impasse cinese”).

Ma l’insegnamento non è tutto: essendo riconosciuti come allievi venite ad assumere uno status speciale che vi permette di giocare in tornei solo per voi o per coppie formate da un allievo ed un esperto, in campionati nazionali federali o godere di classifiche riservate.

Una specie protetta verrebbe da dire. Mi vengono in mente i cuccioli di lupo che devono seguire la caccia appena possibile per poter imparare a sopravvivere, ma all’inizio vengono protetti dal branco per non diventare loro stessi prede. D’altronde il branco non può permettersi di perdere i piccoli; finirebbe per estinguersi. Così è per il mondo del Bridge che pian piano morirebbe senza nuovi adepti.

Quindi sentitevi pure importanti, tanto più quanto più vi dedicate al Bridge. Se invece per voi dovesse essere un passatempo occasionale… ma non sareste qui a leggere queste righe.

A differenza dei cuccioli di lupo che devono crescere in fretta, nell’uomo l’apprendimento ha tempi molto più lunghi, basta confrontare quanto tempo ci mettono i due cuccioli ad imparare a camminare. In ogni caso la fase di apprendimento “legalizzata” in uno status riconosciuto non deve durare troppo. Non si può affrontare il torneo solo se si è dei giocatori provetti. Ho già detto che se si è mentalmente disponibili a farlo l’apprendimento dura tutta la vita ed inoltre la bravura è sicuramente legata anche all’esperienza.

So bene che per qualcuno iniziare a fare tornei è una specie di trauma. Questo può dipendere da vari fattori: una mancanza innata di sicurezza o di spirito competitivo, giocare in una situazione dove contano anche aspetti di regolamento, a volte non facilmente comprensibili, talora purtroppo la maleducazione degli avversari.
Per quanto riguarda regolamento e maleducazione non esitate a chiamare il direttore che sicuramente vi sarà amico. Per quanto riguarda invece gli altri aspetti (mancanza di sicurezza) vorrei farvi notare che a differenza del Bridge che si giocava 30 anni fa o giù di li quando tornei e campionati erano meno frequenti e si giocava spesso tra amici per il gusto di farlo o con piccole poste ora i tornei sono divenuti quasi l’unico modo di giocare. Certo un tavolino si può sempre combinare ma si va controcorrente. Tutto ciò per dire che essendo il torneo la routine del gioco non c’è motivo di temerlo. E ricordatevi sempre che è un gioco!

Presso l’Associazione Bridge Padova si è creato un folto gruppo di allievi che sta per tuffarsi nel mare delle competizioni, ricco di onde. Come dicevo in precedenza, coloro che fanno questo passo non devono essere abbandonati anche se non saranno più allievi ma dovranno comunque essere seguiti con un occhio di riguardo. Rispetto a quanto accaduto negli anni precedenti questo gruppo è molto compatto e molto attivo. Di più, ha capito che l’importante non è solo giocare ma anche stare insieme e divertirsi. Bravi. Molto bravi. Così bravi che mi è venuto in mente un progetto per loro…

Dovranno accogliere i prossimi allievi e fare loro da tutor. Accompagnarli e seguirli nei primi tornei, far superare loro le prime paure ed incertezze, consigliarli non tanto dal punto di vista tecnico (ci sono i maestri per questo) ma comportamentale e ricordare loro quanto divertente può essere il Bridge giocato in serenità.
Ma ne parleremo meglio nel nostro incontro.