Dai Bollettini dei Campionati Assoluti a Squadre Miste 2013

Gabriella Olivieri, Grand Master FIGB, World International Master WBF, di Alessandria, è Campionessa Mondiale a Squadre Miste (Lille 2012).

Cominciamo dal principio: la licita. Qual è il tuo sistema preferito?

Il sistema preferito di ogni giocatore è… quello che conosce meglio.
Gabriella OlivieriPersonalmente gioco il sistema inventato dal mio “faro”, Benito Garozzo: base naturale, quinta nobile, Quadri quarto, con tantissimi relay che colmano le differenze di punti di vista. Permette alla coppia di avere una logica comune e di dichiarare con più tranquillità. Ho giocato anche Fiori Forte, e a volte lo rimpiango, ma per me questo sistema è superiore.
Comunque dipende un po’ anche dalla competizione: nei tornei a coppie conta molto dare il minor numero possibile di informazioni agli avversari.

E in controgioco?

Pari dispari, conti rovesci.

Lille, Agosto 2012. Transnational a Squadre Miste. Cosa si prova a vincere un Campionato del Mondo?

Vincere è sempre un’emozione meravigliosa. Senti un brivido che ti attraversa la schiena. In quel momento dimentichi tutto ciò che di negativo è accaduto durante il torneo e sei semplicemente felice.
Lì per lì credo di non aver nemmeno realizzato di aver vinto, perché mentre giochi la fatica, la concentrazione e l’impegno sono a livelli talmente alti che quasi non vedi l’ora di finire, comunque vada. Ricordo che ero talmente stanca che non sapevo più se sperare di vincere o di perdere! Naturalmente si va avanti, e andando avanti ci si sforza di dare il massimo, per cercare di conquistarsi una soddisfazione.
Nel complesso, la parte più difficile è stata proprio il Round Robin: tenevamo molto a qualificarci e una volta raggiunto il nostro obiettivo tutti gli altri risultati rappresentavano un extra e quindi abbiamo giocato con molta serenità.

Squadra Milner

Ci racconti qualcosa di questa esperienza?

E’ stata una cosa del tutto estemporanea.
Ho giocato in coppia con Reese Milner, uno sponsor americano. E’ un vero gentiluomo, affabile, cortese. Non avevamo mai giocato insieme. Pensa che mi ha consegnato il suo sistema la sera prima della gara e l’ho guardato durante la notte. Poi ci siamo accordati praticamente a un quarto d’ora dall’inizio.

Quando hai capito che avevate vinto?

Raggiunta la finale ho realizzato che avevamo buone possibilità, perché avevamo già scontrato i nostri avversari durante il Round Robin e avevamo vinto l’incontro. Inizialmente il nostro obiettivo era semplicemente qualificarci per gli Ottavi.
Poi man mano che la competizione proseguiva e vedevamo che si andava avanti abbiamo cominciato a crederci. La mia squadra è stata eccezionale sotto tutti i punti di vista. Oltre al Capitano, devo ringraziare i miei compagni. Era una formazione davvero cosmopolita, Meike Wortel è olandese, Jacek Pszczola polacco, anche se vive negli Stati Uniti, e poi naturalmente c’erano i giocatori americani, Petra Hamman, Hemant Lall e Reese.

Quali sono gli ingredienti che a tuo parere vi hanno portato alla vittoria?

Innanzi tutto lo spirito di squadra. Sembrava che giocassimo insieme da una vita. Sono persone straordinarie, sempre di buon umore e ottimiste. Immagina di uscire dalla sala con un brutto risultato, ti scusi con i tuoi compagnie loro sorridono e dicono “non ti preoccupare, noi abbiamo un’ottima mano, servirà a bilanciare.” Fantastico, no?

Poi è stato fondamentale saper controllare la tensione, non lasciarsi mai prendere dallo sconforto dopo un errore. Senza contare un grande rispetto reciproco.

Qual è l’insegnamento più importante, da tenere presente, mentre si gioca a Bridge?

I brutti risultati sono delle opportunità

Sicuramente è cruciale non sottovalutare l’avversario, per quanto debole possa essere. Poi bisogna saper dimenticare le mani negative. Anzi, con l’esperienza si impara che a volte i brutti risultati si trasformano in un vantaggio: l’avversario pensa “ho incassato 1100, perfetto” e comincia a rilassarsi. A quel punto magari inciampa e non chiama uno Slam.

Qual è stata la tua vittoria più soddisfacente? Perché?

Ogni vittoria per un motivo o per l’altro va considerata soddisfacente. Io però non mi accontento mai…
Penso più ai risultati che non ho ottenuto che a quelli che ho ottenuto.

Cosa vorresti vincere?

Un campionato mondiale femminile.

Qual è il miglior pregio del tuo Bridge?

Forse riuscire a non preoccuparmi delle mani negative. Poi, anche se ammetto che a volte mi arrabbio esageratamente con loro, credo di riuscire a instaurare molta complicità con i miei compagni. Penso di riuscire a trasmettere questo concetto: siamo uniti contro l’avversario.
E comunque, se esagero poi chiedo scusa…

Quali sono i tre giocatori che consideri più forti in assoluto? Perché?

Benito Garozzo è il mio faro

La pole position è del mio maestro, Benito Garozzo. Per me è il più forte in assoluto. Non si accontenta mai, anche all’apice della sua carriera ha sempre cercato di migliorarsi. E’ la persona che in assoluto ha dato di più al Bridge, sotto tutti gli aspetti. Ha rivoluzionato il nostro gioco introducendo nuovi sistemi dichiarativi e trasformato il naturale in naturale-artificiale. Se tu vai negli Stati Uniti e racconti di giocare questo sistema ti guardano come fossi un UFO. Non sono ancora evoluti come noi.
Benito è stato anche il mio coach nella nazionale femminile. Lavora senza sosta, perché è immensamente innamorato del Bridge.

Ma mi avevi chiesto tre nomi? Vediamo… Ci sono giocatori che è divertentissimo angolizzare, come Helgemo, Meckstroth e Rodwell.
Zia Mahmood ormai fa un po’ troppo la star, ma ricordo la prima volta che l’ho visto, ai mondiali in Giamaica. Il suo nome era sulle prime pagine di tutti i bollettini perché il suo gioco era veramente unico.
Tutti i miei compagni hanno contribuito a farmi migliorare. Senza dubbio Dano De Falco è stato fondamentale nella mia formazione. E’ un giocatore strepitoso e lo dimostrano anche i risultati che ha ottenuto.

Con chi vorresti giocare un campionato?

Anche se so che non darei il meglio di me stessa perché sarei in soggezione sarebbe un enorme onore giocare un campionato proprio con Benito.
Comunque sono molto contenta di tutto ciò che faccio, anzi… abbastanza contenta.

Ci racconti una mano memorabile che hai giocato?

Sì, ma non memorabile per il gioco, quanto per l’aneddoto che ci sta dietro. Riguarda proprio il Transnational di Lille.
Miller mi aveva istruita circa il suo sistema e mi aveva spiegato che quando dichiarava di avere una mano di rovescio io dovevo necessariamente interrogarlo sulla distribuzione.
Durante i quarti di finale, però, in una mano avevo 5 carte a Picche di K e 4 carte a Quadri di KQ.
Miller ha dichiarato di avere la mano di rovescio con 5Picche e 4Cuori io, guardando le mie carte, non trovavo proprio l’utilità di interrogarlo e ho preferito uscire dal sistema e dichiarare le mie carte. Il mio compagno ha recepito il messaggio e abbiamo chiamato 6Picche, anche se non si dava pace per questo bypass del sistema. Quando ha capito le motivazioni è stato molto contento, anche perché è proprio grazie a questo board che siamo passati alla fase successiva.