Squadra Articolo

Eravamo ai Mondiali del 2011 in Olanda e parlando col mio capitano Carlo Mosca, persona straordinaria –se non lo conoscete già dovreste farlo, mi venne da dire che ero felice di giocare in quella nazionale anche perché sentivo la presenza di un grande spirito di squadra.

Carlo mi fece vedere una realtà differente. Secondo lui, indipendentemente da quanto succedeva nel nostro caso –un gruppo in cui vigeva effettivamente un’atmosfera di amicizia, in un team formato da “professionisti” lo spirito di squadra poteva anche non esistere. Sono le coppie che contano; può anche non esserci alcuna amicizia ma tutti cercano di fare il loro dovere al massimo. E non ha senso litigare durante una competizione che va comunque portata a termine nel modo migliore. Poi si vedrà. In effetti sappiamo che è la coppia che gioca a bridge, è la coppia che vince o perde, è la coppia che può andare incontro a conflitti, tensioni o litigi.

Ma per giocatori come noi che non sono “professionisti” e aspettano un anno per venire a Salso per mettersi in pista con la loro squadra le cose andranno allo stesso modo?

Vi ricordo intanto che tra dilettanti e “professionisti” esiste una grande differenza che non è data solo dall’aspetto economico ma anche e soprattutto dal fatto che noi dilettanti giochiamo (o dovremmo giocare) non solo per vincere ma principalmente per divertirci. E’ vero che il bridge è un gioco di competizione e che lo stress della competizione sembra portar via il divertimento ma non dobbiamo permettere che sia così.

Se alla fine di un incontro duro non ammettiamo con noi stessi che indipendentemente dal risultato è stato bello affrontare i problemi
e le tensioni che il bridge ci ha dato, beh… ci sono tanti giochi più rilassanti e tante attività più sane. Capisco anche le arrabbiature, ma momentanee per carità!

In quest’ottica la squadra deve essere fatta da amici ed anche l’eventuale coppia “estranea” deve diventarlo. Perché ad esempio non essendo dei “professionisti” i ritmi di gioco possono essere diversi.
Tizio non vuole giocare la mattina? Adattiamoci. Caio venerdì sera ha deciso che deve andare in quella trattoria a mangiare prosciutto e gnocco fritto? Tizio sarà presente. E Sempronio? Sempre al tavolo? No, lui non rinuncia al riposino pomeridiano…
Tutti piccoli problemi che un clima di amicizia fa facilmente superare.

E’ però evidente che in questo contesto il capitano deve esserci e farsi sentire. Deve rincuorare la coppia che ha avuto un pessimo turno serale (capita a tutti) e dovrà giocare la mattina dopo, convincere l’esperto che, anche se la sua coppia gioca meglio, non può essere sempre in campo e così via.
Ma neppure il capitano più bravo può fare miracoli se non è riuscito ad infondere o a rafforzare quello che si chiama lo spirito di squadra: la capacità da parte di tutti i componenti di sostenere la coppia in difficoltà, di accettare di modificare i turni per aiutare gli altri, di smorzare le critiche, di rimanere vicini anche se le cose non dovessero andare al massimo.

Vi sembra un discorso trito e pieno di buonismo? Forse. Ma non ho mai visto nessuno divertirsi in una squadra che litiga di continuo.
E concludo quindi augurandovi di divertirvi molto in questi Campionati. E di non pensare solo al bridge ma anche al fatto di essere in una festa sportiva che vi dà la possibilità di rivedere ed abbracciare gli amici di tutta Italia.

Con molta invidia e tristezza perché dopo almeno trent’anni sarò assente (ma vi seguirò sul web!)

Un abbraccio a tutti