L’occhio critico di un ex allievo appena entrato nel mondo dell’agonismo, lettore vorace, giornalista televisivo affermato, su pubblicazioni, didattica, divulgazione e insegnamento, argomenti di discussione cogenti da sempre. Sono graditi pareri in merito.

Fahrenheit_ev

Sono stato sempre un amante dei giochi di carte fin da ragazzino e quindi presto anche il bridge mi ha affascinato.
Tanti anni fa provai ad accostarmi da autodidatta e comprai Invito al bridge di Luigi Firpo. Il titolo era esattamente quello che cercavo, il contenuto ed il modo di proporlo (roba da iniziati ad una setta segreta, altro che invito!) furono repulsivi e mi hanno fatto ritardare di 25 anni l’avvicinamento al nostro – consentitemelo… – gioco.

Sono infatti diventato allievo (a 49 anni!) solo nel 2009, convinto dalle insistenze di un’amica che da molto tempo mi incoraggiava a provare.
Superata la fatica dei primi mesi di corso, dove si intravede assai poco della bellezza del gioco, me ne sono ovviamente innamorato grazie anche alla capacità di coinvolgimento del mio maestro Mario Guarino, che ora è colpevole del fatto che vi annoi con qualche piccola riflessione.

“La pubblicistica italiana sul bridge è carente e anziana”

Ciò premesso, dico che sono curioso di natura ed amante dei libri ed ho dedicato questi anni a provare ad approfondire un gioco che mi piace molto.
Errore grave da allievo: leggere rischia di far uscire da un sentiero che va percorso con una guida e non gironzolando qua e là senza criterio rischiando di aggiungere al proprio bagaglio informazioni eccentriche rispetto al sistema che si sta apprendendo. Ma non voglio parlare di questo. Voglio invece sottolineare come sia carente o almeno anziana e poco aggiornata la pubblicistica italiana sul bridge.

Visualizza la scheda del libro su AmazonNegli ultimi dodici mesi, se si esclude Bridge e cervello di Franco Caviezel, in materia tecnica è uscito solo il libro di Gianpaolo Rinaldi (Giocare a bridge. Regole, tecnica, strategie per vincere, Mondadori).

Immobile la benemerita Mursia, che ha in catalogo oltre un centinaio di titoli: la casa milanese sta pensando più a smaltire il magazzino (assai invecchiato) che ad aggiungere nuovi volumi.
D’altra parte non sono molti quelli che si avventurano a scrivere. Ne sa qualcosa Giorgio Rivara che alla fine ha pubblicato in proprio il suo Dietro la quinta, annunciato in precedenza e mai uscito per i tipi di un editore genovese.

Per chi si vuole accostare da principiante al nostro gioco di moderno c’è proprio il libro di Rinaldi e poi il deserto, salvo titoli archeologici o amatoriali.

Visualizza la scheda del libro su IBSE’ mai possibile per uno sport che ha dato all’Italia medaglie come la scherma?

La realtà è invece che se non ci fosse internet la “conoscenza” di bridge sarebbe affidata da noi quella di base quasi solo alle dispense dei (pochi) corsi allievi, quella agonistica a una serie di volumi in maggioranza parecchio datati ed alla tradizione orale di chi “sa”. Pazzesco, no?

Pensate, se non lo sapete ve lo dico e/o confermo io, che non esiste neanche un manuale curato dalla Federazione che contenga gli elementi base del gioco, dichiarazione e movimento delle carte.
Per la verità ce n’è una vecchia edizione, ormai introvabile, che risale al 1991. Non voglio mettere il dito nella piaga della polemica sulla Quinta Italiana, ma per come la vedo io è indispensabile fornire a chi si accosta al bridge qualche strumento comune di conoscenza e di studio. E magari anche qualche approfondimento. Sennò la Federazione che ci sta a fare? E lo dico con affetto e stima per Gianni Medugno.

Per dare questo supporto in fondo basta poco. Sarebbero sufficienti due librini da 100 pagine ciascuno, editi proprio dalla Figb, e magari disponibili per le scuole in raccoglitori ad anelli: ogni lezione una dispensa da aggiungere. Esagerando si potrebbe preparare anche un quadernetto pre-agonistico con qualche nozione e convenzione in più. Chi studia vedrebbe crescere piano piano la propria conoscenza che non sarebbe più affidata a foglietti volanti che potrebbero sempre affiancare i volumi istituzionali con le integrazioni del proprio maestro.
Qui invece anziché raggiungere questo traguardo di base siamo fermi al problema 1NT forcing. Roba da concilio di Nicea…

La tecnologia ha reso le pubblicazioni editoriali alla portata di tutti. I programmi di impaginazione consentono di lavorare agilmente libri anche molti complessi (e i nostri pieni di diagrammi lo sono) e di conservare tutto il materiale magari da rifondere poi in volumi più complessi.

“Basta con ‘che giochiamo?’! La domanda giusta dovrebbe essere: ‘cosa aggiungiamo?'”

Ma torniamo al punto. E’ giusto che ci sia una base comune sulla quale ognuno innesta le convenzioni e i gadget che desidera.
Il che giochiamo? prima di un torneo con un compagno occasionale non dovrebbe esistere o quasi.
La domanda giusta dovrebbe essere cosa aggiungiamo?.
D’altra parte quando si è agonisti ma non campioni internazionali il gioco non ha poi bisogno di essere esageratamente convenzionale. Certo è che l’aggiornamento sulle novità ha bisogno di essere indirizzato e spiegato.

Da noi è l’opposto. Per chi impara (e a bridge non si smette mai) non c’è nulla, neanche l’urticante Invito al bridge dei miei tempi. E c’è pochissimo anche per chi gioca già.
Volete il paradosso dei paradossi? L’ultima pubblicazione italiana in materia di convenzioni è l’ottimo GhelliGiordano, che risale al 1994. Da allora qualcosa è cambiato ma a nessuno negli ultimi quasi 20 anni è venuto in mente che potrebbe essere utile dedicarsi ad aggiornare un’opera del genere. O magari riscriverla proprio. Anzi, forse sarebbe opportuno pensare a qualcosa che rinunci al carattere enciclopedico per spiegare non 300 convenzioni dedicando ad ognuna mezza pagina ma le 50 più usate e moderne con tutti gli sviluppi e le varianti. Scommetto che per i numeri del nostro bridge sarebbe un piccolo successo editoriale.

“La FIGB dovrebbe dare impulso a una propria pubblicistica, eventualmente attingendo dalla letteratura straniera.”

Qui abbiamo parecchi campioni ma pochi divulgatori. Per questo credo che il patrimonio della conoscenza dovrebbe essere in qualche modo divulgato dalla Federazione che in assenza di iniziative private ha il dovere di dare impulso ad una propria pubblicistica. Oltretutto questa serve a far crescere la popolazione di chi gioca offrendo strumenti di approfondimento altrimenti difficilmente reperibili.
Il compito più difficile della Figb è quello di selezionare attentamente i contenuti. Che dovrebbero essere originali. Ma siccome il meglio è nemico del bene, si potrebbe far ricorso anche a traduzioni di ottimi testi stranieri, i cui diritti credo siano facilmente raggiungibili.
Ve ne sono mai capitati fra le mani? E’ diventato un mio piccolo hobby mettere insieme una biblioteca di bridge aggiornata ed ho ormai diversi volumi in inglese. Se ne sfogliate qualcuno vedrete com’è sempre didattico l’approccio di chi scrive. Linguaggio semplice, tutta la materia esposta in forma chiara con i relativi esempi e le eccezioni. E in fondo al capitolo sempre un breve riassunto dei concetti appena appresi. Sintetici e chiari. Certo, loro giocano cosette differenti da quelle di moda dalle nostre parti (e voi sapete quanto siamo gelosi del nostro campanile), ma hanno anche il merito di far uscire 20-30 libri l’anno fra novità e edizioni aggiornate. Insomma alimentano con grande continuità il fuoco della conoscenza e socializzano progressi e novità.

Scheda del libro su AmazonUn esempio per tutti: il sistema giocato dai nostri Fulvio Fantoni e Claudio Nunes è stato raccontato per gli anglosassoni da Bill Jacobs in Fantunes revealed (Master Point Press, 2012) ma non ancora in italiano da un italiano.

In inglese peraltro trovate libri per tutti gli aspetti del bridge: qui da noi – faccio un esempio – il gioco della carta resta ancorato al monumento dei Quaderni di Trezel ma di didattico, cioè da offrire a chi impara, c’è poco o niente.
Come volumi sulla carta d’attacco: in italiano zero assoluto. E se c’è qualcosa, è ancora quello che ha in catalogo dai gloriosi anni settanta (e quindi sempre più difficile da trovare) sempre lei, la Mursia, che surfò l’onda dei fasti del Blue Team. Stagione lontana, e anche se gli azzurri sono tornati a vincere tanto, ancora oggi potete trovare molti più saggi sulle varianti del Fiori Forte che libri sulla Quinta Nobile.

Lo dico a chi ha orecchie per ascoltare: fate qualcosa! Date a tutti la possibilità di migliorare. Fate girare la conoscenza, aggiornata e disponibile in italiano. Magari si potrebbe cominciare dando vita ad una collana di Quaderni, i Booklets anglosassoni, 32-48 paginette intense dedicate ad un solo tema circoscritto. Incoraggiate chi ha voglia di scrivere (con competenza) di bridge o cercate il meglio sul mercato senza frontiere del mondo. Soprattutto pensate a chi ha voglia di imparare e di fare progressi.

Magari un’altra volta parleremo del gioco online…