La giornata di giovedì, ed in particolare il pomeriggio, è stata molto interessante da un punto di vista arbitrale, dato che ha presentato, in serie “Eccellenza” Open, diversi casi “da manuale”, e questo sia da un punto di vista regolamentare che – ed è l’aspetto più rilevante per quello che riguarda la didattica – dal punto di vista dell’approccio dell’arbitro al problema, quando venga chiamato al tavolo.
Quest’ultimo aspetto è l’argomento principale del lavoro della Scuola Arbitrale nell’anno 2013, argomento di pari dignità, se non maggiore, rispetto allo studio accurato delle Norme.

Il dichiarante ha vinto l’attacco di QuadriA in mano con il 7(!), e ha mosso Picche, che Nord ha vinto per proseguire a Cuori.
Sud ha preso e ha continuato a Fiori, vinto in mano dal dichiarante con il K.
Ovest ha eliminato le atout, ed è risalito al morto con l’FioriA per riscuotere il PiccheK. Fin qui tutti d’accordo – le versioni dei due partiti al tavolo convergono – ma da questo punto in poi sorge una disputa che l’arbitro deve dipanare in maniera accurata, perché, come vedremo, i dettagli degli accadimenti sono cruciali, da un punto di vista regolamentare, per prendere una decisione in un senso, o nell’altro.
Vediamo passo a passo l’intervento arbitrale, che vi presenterò in forma di sceneggiatura: di volta in volta vi descriverò che cosa l’arbitro vede, e come deve agire in merito.
Lo scenario iniziale che si presenta all’arbitro è il seguente:

Scenario:
I giocatori hanno tutte le carte sparse sul tavolo, di fronte a loro, e concionano in maniera piuttosto agitata.

Arbitro:
Deve innanzitutto cercare tra i quattro giocatori quello che appaia più calmo, e cercare di eleggerlo quale primo interlocutore. È infatti fondamentale, anche per evitare di infastidire il resto della sala, cercare di riportare la situazione, se non proprio alla calma, quanto meno in un ambito più gestibile che non è invece quello di quattro persone che si danno sulla voce. È facile capire che senza questo risultato è difficile poi attingere tutti i fatti in maniera corretta.
Una volta fatto questo, chiede quale sia la materia del contendere. Questa domanda dovrebbe ottenere lo scopo di focalizzare l’attenzione di tutti su quello che viene detto, e permettere all’arbitro, da quel momento in poi, di indirizzare la sua indagine nella giusta direzione.

Scenario:
Ammesso che l’arbitro abbia ottenuto una risposta, quasi sempre – almeno nei paesi mediterranei! – ciascuno degli altri vorrà dire la sua.

Arbitro:
È il momento di mostrare una qualche autorità (ma mai, per nessun motivo, dovrà l’arbitro sconfinare nell’autoritarismo, mettendosi ad urlare o minacciando sanzioni), dichiarando in maniera pacata, ma ferma, che i giocatori dovranno parlare solo uno alla volta, e solo se, e quando, interrogati.
Ogni atteggiamento brusco dell’arbitro è controproducente, per cui dovrà parlare a bassa voce, scandendo le parole, e magari in maniera vagamente scherzosa (io uso a volte la frase: “parlate quando ve ne darò facoltà”, accompagnandola con un sorriso; bisogna far capire che è l’arbitro a comandare, ma che è intenzionato a farlo in maniera amichevole).
La mia statura (e, ahimè, la mole) agevolano, perché mi permettono di dominare la scena dall’alto, e con una qualche ingombranza fisica, ma non posso certo chiedere di crescere ed ingrassare 🙂
Posso però invitare gli arbitri ad appoggiarsi al sipario (se il sipario non c’è, di avvicinarsi comunque ad uno degli angoli), così da dominare la scena per quanto possibile, e fungere da separatore dei contendenti. Se la manovra ha avuto successo, almeno parzialmente, ora l’arbitro sa qual è l’argomento, a seconda del quale ci sono cose diverse da fare.

Scenario:
Nel nostro caso, si scopre che una linea sostiene di aver fatto una richiesta di prese, mentre l’altra nega la circostanza, ed afferma che il dichiarante si è tagliato una carta buona.

Arbitro:
In ogni caso di richiesta di prese – anche solo potenziale, come nella circostanza – la prima cosa che deve fare l’arbitro è chiedere ai giocatori di riordinare le proprie carte, e disporle, tutte, sul tavolo di fronte a loro. Questa manovra, oltre a permettere di creare le condizioni per fare un’indagine sui fatti che sia la più accurata possibile (non di rado, la soluzione di un caso di R&C non risiede nel finale, ma nelle carte giocate molto prima del finale stesso, e ci sono casi dove la soluzione proviene dalla licita, la quale andrà quindi chiesta), ha anche il grande merito di impegnare i giocatori in un’attività che richiede la loro attenzione, e quindi di calmare le acque. Inoltre, rilascia l’impressione che l’arbitro sa il fatto suo, e che è quindi in grado di padroneggiare la situazione.
Se qualche giocatore dovesse obbiettare (tipicamente), che conta solo il finale, bisognerà semplicemente chiedergli, per favore, di continuare nell’operazione richiestagli. È il momento di chiedere chi ha chiamato l’arbitro, e perché.

Scenario:
Qualche volta ciò che si otterrà sono quattro giocatori che fanno simultanee dichiarazioni: uno dirà “io”, e gli altri “sì, ma non conta, ti spiego io”!
Qualche altra volta, un semplice “sì”.

Arbitro:
Sia come sia, l’arbitro si deve rivolgere a colui che ha chiamato, ed è questo un elemento cruciale. Sebbene possa poi risultare che avevano ragione gli altri a dire che “non contava” chi avesse chiamato, non far parlare per primo il chiamante avrebbe l’effetto di farlo quasi sicuramente innervosire, e spesso di innescare una reazione a catena che incendierà di nuovo la discussione. Bisogna procedere con metodo se si vuole mantenere la situazione sotto controllo.
È il momento di chiedere quali fossero i motivi della chiamata.

Scenario:
nel nostro caso, Sud dice che il Dichiarante ha mosso il PiccheK dal morto, tagliandolo con il Quadri2. Nel mentre Ovest (il morto) se ne sta quieto, Est scatta a dire che lui non ha tagliato il PiccheK, ma che ha deposto sul tavolo il Quadri2 dopo aver reclamato tutte le restanti prese.

Arbitro:
non deve prestare attenzione ad Est (ma, naturalmente, deve contestualmente registrare cosa è stato detto), e dopo averlo ammonito a parlare solo al suo turno, magari rassicurandolo con un: ”non ti preoccupare, avrai ampia facoltà, in seguito, di esporre la tua versione dei fatti e le tue ragioni. Tuttavia, ti prego di parlare solo quando te le chiederò io”.
Bisogna ora chiedere a Sud di descrivere ciò che ha visto. Se l’arbitro conosce il Codice, sa che è cruciale capire la tempistica degli eventi. Vediamo quali sono i punti rilevanti.
In sostanza, bisogna arrivare a capire se, al momento nel quale il Quadri2 ha toccato il tavolo, Est avesse già, o meno, effettuato una richiesta di prese (tutte). In caso affermativo, infatti, l’Articolo 68 del Codice di Gara paragrafo D ci dice che il gioco era già cessato, e che il Quadri2 non ha lo status di carta giocata.

[message_box title=”Intermezzo: il Codice – Articolo 68 del Codice di Gara” color=”blue”]

GufoPer quanto attenga affermazioni o azioni che costituiscono una richiesta o concessione di prese nell’ambito di questo Codice, bisognerà fare riferimento a prese diverse da quella in corso. Se ci si riferisce a prese successive:

A. Definizione di richiesta
Qualsiasi affermazione riguardante il fatto che un concorrente vincerà uno specifico numero di prese è una richiesta di quelle prese. Un concorrente, inoltre, fa una richiesta mostri le sue carte (a meno che, dimostrabilmente, non fosse sua intenzione fare una richiesta – come, per esempio, se il Dichiarante espone le sue carte dopo un attacco iniziale fuori turno, nel qual caso troverà applicazione l’Articolo 54, e non questo).
(…)

D. Il gioco cessa
Dopo qualunque richiesta o concessione di prese il gioco termina (ma vedi l’Articolo 70D3). Se c’è accordo riguardo alla richiesta o concessione, trova applicazione ’Articolo 69; se viene contestata da qualsiasi giocatore (morto incluso), si dovrà chiamare immediatamente l’Arbitro e l’Articolo 70 troverà applicazione. Nessuna azione potrà essere intrapresa in attesa dell’arrivo dell’Arbitro.
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Scenario:
Sud afferma che ha visto giocare il «K dal morto, che il compagno ha seguito, e che il Quadri2 è stato deposto sul tavolo. Non ha udito menzionare alcuna richiesta, né ha notato gesti del dichiarante che potevano indicare la volontà di farne una. Aggiunge anche: “è ovvio che se avesse reclamato tutte le prese, gliele avremmo date”.

Arbitro:
Bisogna ora dare la parola ad Est.

Scenario:
Est afferma di aver detto “sono tutte mie” prima di esporre il Quadri2 , e poi un’altra Quadri, nell’intento di continuare a mostrare tutte le sue rimanenti carte, così da provare che erano davvero tutte sue. Gli avversari obiettano.

Arbitro:
Prima di tutto deve ricordare che ciascuno deve parlare al proprio turno, facendo rimarcare come ognuno avrà diritto di replica, e poi deve passare agli altri due protagonisti. Nel farlo, dovrà evitare, per quanto possibile, domande dirette, perché a queste i giocatori sono preparati a mentire (anche, e anzi spesso, inconsciamente). Meglio invitare ad una generica descrizione di cosa hanno visto, perché nell’esprimersi con parole proprie, è più facile che si lascino sfuggire una qualche indecisione nei punti cruciali, così da permettere all’arbitro, che non ha la fortuna di avere una telecamera che registri gli eventi (ma in qualche evento WBF la telecamera c’è!), di “annusare l’aria”, e formarsi un’opinione sul livello di veridicità di ogni affermazione. Si badi bene: almeno in questa fase, non bisogna mai, per nessun motivo, accusare un giocatore di mentire. Anche se ne è convinto, l’arbitro può al massimo mostrare un qualche scetticismo, e comunque in termini bonari. Essenziale è il linguaggio del corpo – che deve comunicare, per quanto possibile, rilassatezza e attenzione – ed altrettanto essenziale è cercare di mantenere un contatto visivo con chi è in quel momento interrogato. Cominciamo dal morto.

Scenario:
Il morto – incidentalmente colui che è apparso il più tranquillo di tutti – afferma che il suo compagno, invero, non ha mai detto “sono tutte mie”, e che, anzi, non ha aperto bocca. Tuttavia, ha però esposto tutte le sue carte, tenendole aperte in mano, di fronte a sé, prima di depositare sul tavolo il Quadri2 e la Quadri successiva.

Arbitro:
il racconto ha un’elevata probabilità di essere vero, perché Ovest ha appena smentito il compagno in un punto che, dal suo punto di vista, poteva essere risolutivo, senza sapere (con ogni probabilità, non trattandosi di un arbitro), che esporre le carte equivale a dire “tutte mie”! L’indagine va però completata, ed è ora di dare la parola a Nord.

Scenario:
Nord afferma che Est ha mostrato le sue carte, ma che al contempo ha giocato il Quadri2.

Arbitro:
bisogna chiedere a Nord di spiegare, gesto per gesto, cosa ha visto.
Invitato a farlo, se le cose sono andate come sembra fino a questo punto (Est ha affettivamente scoperto le sue carte prima di esporre il Quadri2) difficilmente sarà in grado di fare una netta affermazione a suo favore, mentendo in maniera recisa e senza tradire emozioni. Se l’arbitro ha fatto bene il suo lavoro, bisogna inoltre ricordare che i giocatori non dovrebbero avere un’idea precisa degli aspetti regolamentari che stanno dietro all’indagine arbitrale, e dunque non sapere quale versione gli convenga offrire.

Scenario:
Nord alla fine conferma l’impressione precedente.

Arbitro:
La conclusione regolamentare è facile: Est ha di fatto richiesto tutte le rimanenti prese prima di esporre il ©2, il quale non è dunque mai stato giocato (qualificabile come tale).
La richiesta di presa era pertanto legittima, ed il risultato da iscriversi è quello di 3Quadri+2.

Conclusioni

  1. La conoscenza degli aspetti regolamentari permette all’arbitro di sapere quali indagini deve fare.
  2. La padronanza della situazione gli permette di svolgere le indagini medesime in maniera approfondita. 
  3. Un corretto approccio nei confronti dei giocatori evita di urtarne la suscettibilità, e li dispone meglio ai rapporti tra di loro, e a quelli con l’arbitro.