L’incontro degli ottavi di finale – turno tragico per i colori italiani, vista la contemporanea sconfitta delle tre squadre che ne contenevano – tra Monaco e Auken non si è deciso al tavolo da gioco, ma a quello della giuria, in un epilogo che si è trascinato dietro un gran numero di polemiche, ed ha rinfocolato il già nutritissimo partito americano che delle giurie vuol fare a meno (proprio a Saint Louis il Comitato Esecutivo dell’ACBL ha votato in merito, e le giurie sono sopravvissute per 13 a 12!).
Nel cancellare i Comitati di Appello (CA), gli statunitensi si unirebbero ad un gruppo che oramai copre quasi tutto il globo (e del quale l’Italia è stata capofila, abolendo le giurie già nel 1998), ed include, da quest’anno, anche le due principali organizzazioni internazionali: la World Bridge Federation e la European Bridge League.
Con questo, non voglio necessariamente criticare l’operato del CA americano nella circostanza, il quale, è bene dirlo subito, ha agito in vacanza di un appropriato giudizio arbitrale, vacanza dovuta ad un difetto di comunicazioni tra giocatori e arbitri.
Constatazione, questa, che ci riporta ad un tema a me caro: i giudizi arbitrali non possono che essere migliori di quelli dei CA, come larghissimamente dimostrato negli anni, ma solo se il giudizio dei primi viene offerto nella pienezza delle informazioni, e previa consultazione con esperti in materie tecniche.
In quest’ambito vi offro un resoconto abbastanza semplice, a titolo più che altro di cronaca.
I più interessati ad ogni risvolto regolamentare, potranno invece leggere l’approfondimento che verrà pubblicato sulla rivista cartacea, nel numero di Aprile-Giugno.
Ma veniamo ai fatti, quali accaduti al tavolo:
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18/19 Bilanciati
Spiegato da Helgemo come un generico forcing, che non escludeva la quarta di Picche, ma da Helness, al contrario, come un forzante “senza” quattro Picche. Da qui la difformità nella spiegazione seguente, ovvero:
Helgemo ha spiegato a Welland che Helness aveva negato sia 3 Cuori che 4 Picche, mentre Helness, ovviamente, aveva spiegato a Sabine Auken che 4 Picche ci potevano essere, fermo restando che erano state negate 4 carte di Cuori.

Vediamo ora il gioco, avendo cura di notare gli accordi di scarto di Nord-Sud, elemento che sarà cruciale nell’ambito della decisione arbitrale.
Welland ha attaccato con il 5Picche (la seconda dall’alto con cartine), che Sabine Auken ha vinto con l’Asso mentre Helness forniva il J.
La Auken ha proseguito con l’8Quadri (come sopra), per il K di Est, ed il 6 di Sud.
Auken-Welland chiamano con la piccola, e scoraggiano con la alta, così che il 6Quadri poteva essere letto da Sabine Auken come una carta incoraggiante nel caso fosse la più piccola (se il 5 si fosse trovato in Est), oppure come una carta neutra.
Inoltre, come dimostrato dalla loro Convention Card, NS tendono a scartare Lavinthal.
Helness ha ora continuato con il 9Cuori, coperto dalla Q e dal K, e si era arrivati al redde rationem: quando Sabine ha scelto di persistere con una Quadri, non c’è stato più rimedio. Helness ha infatti ripetuto Cuori, pronto a mettere l’Asso se Sud avesse lisciato, così da massimizzare le sue chance di protezione dal fianco pericoloso; Welland ha tuttavia semplificato le operazioni inserendo il J, e più tardi il norvegese ha reclamato 10 prese, assommando 3Cuori, 3Picche e 4Quadri.

Adesso, è il momento di ricostruire i fatti, a cominciare dalla chiamata dell’arbitro in poi, perché in merito agli stessi ho letto molte inesattezze, a partire dal supposto ritardo con cui l’appello sarebbe stato presentato;
fatti che ho potuto ricostruire intervistando via email qualche protagonista, inclusi gli arbitri ed il presidente di giuria (Adam Wildawski è il rappresentante dell’ACBL presso il WBF Laws Committee, ed ho quindi molta familiarità con lui; ha rappresentato gli USA nella Bermuda Bowl del 2009, ed è dunque un giocatore di primissimo piano).
Lungi dall’essere stato richiesto solo al termine dell’incontro, il reclamo era invece stato proposto immediatamente dopo la fine del tempo dove l’incidente si era verificato, il secondo dei quattro.

La dinamica della proposizione stessa dell’appello è del tutto rispondente ai canoni americani.
Nell’ACBL il numero di reclami alla giuria è altissimo, e non c’è da stupirsene: chi ha avuto torto, prova ad avere ragione in seconda istanza, e sebbene da qualche anno si sia tentato di scoraggiare questa pratica, inserendo il meccanismo del “warning for appeal without merit” (Ammonizione per appello immotivato) , di fatto si è fatto un buco nell’acqua.
Prima di tutto, si tratta di un semplice buffetto sulla guancia: si avverte cioè l’appellante di non farlo più, o, altrimenti, potrebbe perdere il diritto di fare un terzo(!) appello, dopo due “warning”.
Inoltre, le giurie hanno la sgradevole tendenza a non qualificare mai gli appelli come “without merit”! Per aggiungere ludibrio all’onta, in un KO, dove un appello è evidentemente senza prezzo dato che l’appellante non può fare niente di peggio che perdere, prassi vuole che reclamare sia considerato pressoché obbligatorio, e dunque per niente censurabile.
Il dialogo tra l’arbitro e NS è dunque da vedersi nell’ottica di cui sopra: entrambe le parti sapevano bene che qualunque fosse stata la decisione finale, la stessa sarebbe finita in appello, se solo avesse avuto importanza per il risultato.
Per giunta, al termine del tempo in esame, e dunque dopo 32 delle 64 smazzate previste, MONACO conduceva 93 a 11, e nessuno poteva mai immaginare che AUKEN avrebbe vinto 71 a 11 l’ultimo tempo!
Il dialogo con l’arbitro è stato quindi quanto mai stringato: tutto ciò che Sud gli ha detto al tavolo è che avrebbe potuto attaccare a Cuori con l’informazione giusta, aggiungendo poi qualcosa relativamente a scarti diversi solo alla fine del tempo.
L’arbitro ha ribattuto che dato l’argomento precedente aveva interrogato gli esperti solo in merito all’attacco, e che nessuno lo aveva preso in considerazione.
Welland ha proposto immediatamente appello, e gli è stato risposto che, come da prassi, il reclamo sarebbe stato discusso solo alla fine, e solo se del caso.
Dopo cena, Welland è tornato dagli arbitri, ed ha chiarito meglio il suo punto relativo a scarti differenti: avrebbe scartato il 10 Quadri, carta nettamente scoraggiante, e non il 6.
Dato il ritardo nel presentare questo argomento, e stante il possibile appello, la decisione iniziale non è stata però modificata.
Non corrisponde quindi al vero che Auken-Welland abbiano deciso l’appello solo a cena, ed è solo parzialmente vero che giusto lì abbiano trovato l’argomento che doveva farli vincere.
È vero che la materia è stata affrontata in maniera molto superficiale con gli arbitri, ma di questo ho già dato giustificazione (ed ancora più netta sarà, in merito, la giuria), e ciò che sto cercando di fare qui non è sindacare il merito tecnico della decisione – merito affidato ad esperti, e quindi, per definizione, corretto (senza dire che fosse giusto: lascio al lettore il formarsi un’opinione al riguardo) – bensì la sola legittimità procedurale della stessa, una volta inseritala nel corretto alveo regolamentare.

Ecco dunque gli argomenti di Welland, quali presentati alla giuria:

  • Egli è giocatore molto fantasioso, ed a dispetto di quanto detto dagli esperti, avrebbe davvero potuto attaccare a Cuori. Avendo letto la cronaca di tutti i National americani dal 1983 ad oggi, posso testimoniare che Welland è davvero un giocatore molto creativo, tuttavia, faccio moltissima fatica a credere che avrebbe potuto attaccare a Cuori dal J terzo, nel colore quinto del morto, colore che si sapeva essere diviso 3-3, a meno che lo scopo non fosse quello di ingannare il dichiarante in merito alla situazione favorevole del colore (possibile, conoscendolo).
  • Se avesse saputo che il dichiarante poteva avere quattro Picche, e dunque che il 10Picche del morto poteva costituire un rientro, avrebbe avuto due alternative quasi certamente vincenti: inserire il JCuori al primo giro nel colore, o scartare il 10Quadri, anche in questo caso al primo giro.
  • In merito al JCuori, non lo aveva inserito perché lo stile di coppia prevede una stretta Lavinthal sulla prima mossa del dichiarante (curioso che tale principio valga anche nella circostanza!).
  • Per quanto attinente al 10Quadri, anche in questo caso aveva paura che la compagna gli assegnasse valori a Picche, e dunque non a Fiori.
  • Se avesse messo il JCuori, Sabine sarebbe rientrata in mano due volte, e se pure avesse giocato Quadri la prima volta, sarebbe stato quanto mai banale muovere Fiori la seconda, se non altro perché avrebbe visto il 5Quadri al secondo giro, ed avrebbe così saputo che il compagno non aveva precedentemente inteso incoraggiare.
  • Se avesse scartato il 10 Quadri,  la compagna avrebbe avuto da subito un quadro perfetto della situazione dei valori in giro, e tornare Fiori sarebbe stato ancora una volta  facilissimo,  già quando in presa con il  K Cuori

Veniamo ora alle considerazioni d EO:

  • Helgemo-Helness non poterono presentare alcuna dimostrazione in merito a chi avesse ragione nel fornire le spiegazioni a NS. Tuttavia, ammisero che ad essersi sbagliato doveva essere Helgemo.
  • EO dissero che coprire il 9Cuori era tutt’altro che scontato, perché qualora il dichiarante avesse cominciato con il doubleton 109 questo avrebbe avuto l’effetto di farlo indovinare.
  • Inoltre, EO fecero notare come Nord, che sapeva che Est poteva avere quattro Picche, avesse difeso considerando la sola ipotesi che Est ne avesse tre.

Adesso le contro argomentazioni di NS:

  • Con il dichiarante in possesso di nove prese, fargli indovinare o meno le Cuori era di poca importanza, e inoltre con 109 Est avrebbe quasi certamente cominciato col 10 proprio per attrarre un onore.

Nord aveva dovuto scegliere tra la terza o la quarta di Picche in Est, e gli scarti di Sud l’avevano convinta a seguire la prima ipotesi.

Veniamo adesso ai commenti della giuria in materia procedurale:

  • È vero che Sud non ha parlato del 10Quadri agli arbitri alla fine del tempo, ma non aveva alcun obbligo di farlo (sic!), potendo presentare poi le sue argomentazioni in appello, appello presentato al termine della sessione, e dunque in perfetto “orario” (questo commento della giuria conferma quanto sopra in merito alla dialettica “giocatori-arbitri-giurie”).
  • Inoltre, sebbene un giocatore renderebbe i suoi argomenti più forti se li presentasse già al tavolo, la loro validità in senso assoluto non può essere completamente inficiata se è possibile dimostrare un danneggiamento.
  • Ammesso che la difesa di NS sia stata imprecisa, non può essere qualificata come “serio errore”, e dunque non soggetta ad uno “split score”, ovvero ad un punteggio che penalizzi entrambe le linee.
  • Est avrebbe dovuto realizzare che era molto probabile che il compagno avesse fornito una spiegazione sbagliata, ed avvertire Sud in merito.
  • Tuttavia, ben pochi giocatori conoscono questo dovere, così che EO non dovevano considerarsi passibili di una penalità procedurale.
  • Welland aveva controgiocato in uno scenario dove Est aveva al massimo 3Picche, così che il morto non aveva rientri, e la difesa era sostanzialmente irrilevante.

Nel merito, la giuria ritenne poi che la difesa vincente era più probabile con la spiegazione giusta, e dunque modificò il risultato in 3NT-1.
Dato che Monaco aveva guadagnato 10 IMP nella mano, a fronte del 4Picche-1 dell’altra sala, il board risultò pari. Il punteggio alla fine del secondo tempo cambiò da 93-11 a 83-11, e quello finale da 137-131 per MONACO a 131-127 per AUKEN.

Fin qui i fatti, con giusto qualche breve nota.
Ora vi propongo una spiegazione tecnico-regolamentare, incastonata nel contesto ACBL.
Già ampiamente detto delle diversità tra il nostro mondo, causate dall’esistenza dei Comitati di Appello, veniamo ad un altro aspetto peculiare, ovvero una parte del Codice di Gara utilizzata dall’ACBL e non dal resto del mondo.
In tutto l’universo “non ACBL”, in caso di punteggi arbitrali trova applicazione (anche) l’Articolo 12 del Codice di Gara (12C1c), ovvero quell’Articolo che permette di assegnare punteggi ponderati, secondo equità.
In soldoni, di attribuire una qualche probabilità ai diversi, possibili eventi che avrebbero potuto verificarsi senza l’irregolarità, e far sì che queste probabilità, a seguito di un calcolo che per il momento vi risparmio, si riflettano sul punteggio finale.

Nell’ACBL, invece, trova applicazione 12C1e, Articolo scritto proprio ad uso e consumo di quell’organizzazione:

(e) La Regulating Authority può, a propria discrezione, applicare al posto di (c) tutte, o parte, delle seguenti procedure:
(i) Il punteggio attribuito in luogo di quello conseguito realmente è, per la linea innocente, il più favorevole tra quelli che avrebbero avuto una ragionevole probabilità di verificarsi nel caso non fosse avvenuta l’irregolarità.
(ii) Per una linea colpevole il punteggio attribuito è il più sfavorevole tra quelli verosimili.

In quell’ambito non è dunque permesso dare un punteggio mediato, ma solo dare interamente torto, o interamente ragione ad uno dei due partiti (è però possibile dare interamente torto ad entrambi, nel caso il partito innocente abbia contribuito al proprio danno via un serio errore).
Da notare inoltre che la modifica contro il partito colpevole è da effettuarsi se solo un risultato diverso sia semplicemente verosimile, e non necessariamente probabile.
Ciò premesso, bisogna però notare che questa è l’unica differenza che c’è tra l’ambito ACBL ed il nostro, perché anche nel resto del mondo il Codice non chiede mai di sindacare il comportamento degli innocenti dopo l’infrazione (se non nel caso di errori gravissimi, slegati dall’infrazione, o di azioni azzardose collegate o meno all’infrazione medesima), e men che meno quello precedente.
Quaggiù come là tutto ciò che conta è la risposta alla domanda: “che cosa sarebbe potuto succedere senza l’infrazione?”, e questo nell’ottica di una protezione pressoché totale del partito innocente o, se vogliamo, in quella della punizione dei colpevoli, i quali non possono mai guadagnare dalle loro infrazioni al Codice (attenzione però a non confondere le infrazioni al Codice con gli errori di licita o di gioco; questi ultimi non sono mai penalizzabili!).
È inoltre vero anche nel nostro mondo ciò che la giuria ha affermato in merito al presentare in ritardo l’argomento vincente.
Un giocatore al tavolo può benissimo non avere, sul momento, la lucidità per capire che cosa sarebbe accaduto senza l’infrazione, e questo perché è ancora sotto l’effetto, nel caso, della spiegazione sbagliata, e dei ragionamenti ad essa conseguenti.
Se, dunque, un argomento porto a caldo è più convincente di uno “ritardato”, è anche però vero che questo non inficia del tutto il diritto di presentarlo perché, alla fine, ciò che conta è sempre e solo la risposta alla domanda “che cosa sarebbe potuto accadere senza l’infrazione?”.

Riassumendo, tutto ciò che il Comitato di Appello doveva chiedersi era:

  • Se mai NS avessero difeso in maniera “clamorosamente erronea, ovvero azzardosa”.
  • Se la difesa corretta fosse o meno verosimile, data a Sud la spiegazione giusta.

La risposta alla prima domanda è davvero banale: considerato che il tipo di errore che viene considerato quale paradigmatico per qualificare come “serio errore” un’azione del partito innocente è la renonce, è di tutta evidenza che NS non possono essere considerati, nel caso, come due ai quali è caduta per errore una carta di mano.
Ha inoltre pieno valore ciò che la Giuria stessa ha puntualizzato: dal punto di vista di Welland il dichiarante non poteva comunque fare la mano.
Per quanto attiene alla seconda lascio a voi la scelta, tuttavia, come anticipato il giudizio finale proviene da esperti veri, e nel valutare ricordo che si deve superare ogni antipatia per le eventuali imperfezioni di NS al tavolo. Ciò che conta non è ciò che è successo, che anzi va dimenticato, ma ciò che sarebbe potuto accadere senza l’infrazione.
Dovessi giudicare io, direi che il Comitato di Appello, nell’ambito dei regolamenti e delle dinamiche ACBL ha raggiunto una decisione corretta.
Quello che è comunque certo è che la decisione non si possa qualificare come scandalosa.

Altra storia è chiedersi che cosa sarebbe successo in altro ambito, ovvero se la Giuria avesse potuto applicare 12C1c:
(c) Al fine di perseguire l’equità, e a meno che la Regulating Authority non lo proibisca, un punteggio arbitrale assegnato può essere ponderato in modo da riflettere la probabilità di verificarsi di un certo numero di potenziali risultati.

Chiedevi da soli se avreste considerato le diverse ipotesi, ciascuna con una qualche sua probabilità.
Io vi offro il calcolo nel caso aveste assegnato il 50% di probabilità a 3NT-1, ed il 50% a 3NT+1:

  • EO avrebbero guadagnato 10 IMP la metà delle volte, e fatto mano pari l’altra metà.
  • Questo porta ad EO +5, e quindi ad un risultato finale pari a MONACO 132 AUKEN 131

Dato che in ballo c’erano 10 IMP, il calcolo è facilissimo anche cambiando le percentuali.
Intrigante sarebbe stato dare ad EO il 40% di probabilità di realizzare 3NT, perché questo avrebbe portato ad uno spareggio!
Vi lascio adesso con una domanda: nel caso di un KO, siete sicuri che 12C1c sia meglio di 12C1e?
Ve lo chiedo invitandovi a riflettere su questo: se si applica 12C1c, ci sono situazioni dove al partito innocente, causa l’infrazione, viene di fatto impedito di vincere!