Tornando a casa dalla Vanderbilt a St. Louis e dagli White House juniors Internationals ad Amsterdam

Tra Domenica 24 e Martedi 26, i 18 italiani che si trovavano in giro per il mondo, distribuiti tra Stati Uniti e Olanda, sono tornati a casa.

Per la stragrande maggioranza di loro: tutti quelli di ritorno da Saint Louis dove avevano giocato la Vanderbilt e la metà di quelli di ritorno da Amsterdam e dalla White House Internationals, il viaggio di ritorno non credo sia stato dei più allegri.
Anche se con gradi di delusione diversi infatti, nessuno di loro aveva motivo di essere allegro visto come erano andate le cose. Gli unici che possono essere più che soddisfatti, direi anzi orgogliosi, di quanto hanno fatto, sono i quattro “pulcini” della Rosa dei Venti di Cagliari.

Cominciamo con gli “americani”. A St. Louis, erano presenti 10 giocatori italiani. Dano De Falco e Gabriella Olivieri, che giocano con una squadra, quella della moglie di Jimmy Cayne, che non ha grosse aspirazioni, non credo siano rimasti particolarmente delusi per la loro eliminazione: era nelle cose.
Ma gli altri 8, per ragioni diverse, avevano tutti valide ragioni per essere giù di morale. Molto simili i cammini delle tre squadre nelle quali giocavano e molto alto, anche se per ragioni diverse, il livello di delusione. Le due coppie della Nazionale: Lorenzo LauriaAlfredo Versace e Giorgio DuboinAntonio Sementa, hanno ottenuto il peggior risultato da quando i quattro giocano insieme nella squadra di Cayne: eliminati negli Ottavi di Finale ed eliminati da una squadra, quella americana di Grainger composta probabilmente da bravissimi giocatori ma sicuramente da illustrissimi sconosciuti.

L’eliminazione è maturata nel corso del secondo dei quattro tempi di gioco quando Duboin, Sementa, Cayne e Seamon sono stati letteralmente cappottati dai loro avversari. Rimane loro la magra consolazione di aver vinto 3 tempi su 4 (Lauria e Versace escono di scena imbattuti), ma questa eliminazione assolutamente inaspettata, brucia e brucia molto.Forse ancora di più brucia quella subita, sempre negli Ottavi, dall’altra coppia della Nazionale, Norberto Bocchi e Agustin Madala. Giocando con i Turchi Tokay ed Okay contro Nickell, dopo aver preso un buon margine di vantaggio, essere stati rimontati ed aver messo in atto una controrimonta, sono usciti per un solo punto perdendo l’incontro per 132 a 131.
Brucia di più perché se è vero come è vero che giocare alla pari, in quattro, contro la supercorazzata dei Meckwell & Co. è motivo di vanto soprattutto considerando che due dei quattro giocatori, i due turchi, pur eccellenti, sono pur sempre dei non professionisti, è altrettanto vero che uscire da una competizione per un miserrimo imp, è una cosa che fa male indipendentemente da contro “chi” si sia perso. Il fatto che si sia giocato molto bene non so se aumenti o diminuisca la delusione.

Ma credo che l’eliminazione più dura da digerire da parte loro, sia stata, sempre negli Ottavi, quella dei Fantunes, Fulvio Fantoni e Claudio Nunes. Infatti è stata un’eliminazione a “scoppio ritardato”, visto che la loro Monaco per un lungo periodo di tempo dopo la fine dell’Ottavo, risultava vincitrice contro la squadra della Auken e che solo molto tempo dopo la fine dell’incontro, un reclamo presentato dagli avversari degli Helgness (Geir Helgemo e Tor Helness) nel corso del secondo tempo di gioco, è stato accolto costando ai monegaschi il passaggio del turno.
Del reclamo parleremo più avanti, per ora mi sembra doveroso sottolineare come sia sbagliato che un reclamo presentato in un determinato momento venga discusso… 40 board più tardi. Detto questo, va anche detto che Monaco non è riuscita a gestire il grosso margine di vantaggio accumulato nella prima metà del match. Per la fortissima squadra monegasca svanisce così il sogno di conquistare la “Triplice Corona” (3 National a seguire).

Rosa dei VentiI ragazzi della Rosa dei Venti (Roberto Sau, Alessandro Pruna, Alberto Racca, Alessandro Calmanovici)

La delusione più grande – anche se in contemporanea con la soddisfazione più grande: Oro e Argento nel Coppie – non arriva però da St. Louis ma da Amsterdam.
Da qui infatti tornano i nostri quattro ragazzi della nazionale Junior che erano partiti per l’Olanda mirando al massimo risultato. La squadra non ha giocato al meglio e non solo non ha centrato l’obiettivo più alto, ma non si è aggiudicata nemmeno un premio di consolazione. Dopo una partenza non buona, un buon momento nella parte centrale dello Swiss di qualificazione, risalita la china, è incappata in una pesante sconfitta contro i “cuginetti” della Rosa dei Venti. Quando si sono incontrate, le due squadre italiane erano al secondo (Rosa dei Venti) ed al sesto posto (Italia Junior) e quindi entrambe in grado di entrare tra le prime quattro, ovvero in Semifinale. Questa sconfitta ha, di fatto, segnato l’uscita di scena dei ragazzi di Rinaldi.

Ma la vittoria dei giovanissimi non è comunque bastata a farli entrare tra le quattro semifinaliste. Ancora secondi prima dell’ultimo turno di gioco, sono poi usciti dalle quattro per un niente. Questo nulla toglie però, al valore dell’impresa che hanno compiuto giocando alla pari, anzi, a qualcosa di più, contro tutte le più forti squadre europee e qualche illustre ospite extraeuropeo.
Se il bridge fosse non dico una scienza esatta, ma almeno un qualcosa di simile, questi risultati dovrebbero far pensare ad un presente non brillante per il bridge italiano, ad un futuro immediato altrettanto poco felice e, al contrario, ad un futuro più lontano ricco di grandi soddisfazioni.
Ma il bridge, che in questo caso si comporta esattamente come tutti gli altri sport, scienza esatta non è. Per fortuna! Altrimenti sarebbe già morto e sepolto. E quindi non è affatto detto che 1 + 1 faccia sempre 2. Il che, tradotto, significa che non è affatto detto che le coppie italiane che non hanno ottenuto risultati a St. Louis, non li otterranno a Bali dove si giocherà la Bermuda Bowl e che i nostri juniores non faranno mirabilie ad Atlanta, dove si giocherà il Campionato del Mondo di categoria.

La prova più lampante di quanto sto dicendo ce l’hanno data, ad Amsterdam, proprio i nostri juniores che, dopo aver giocato male nello squadre, hanno, a distanza di poche ore, surclassato tutti gli avversari nel coppie. Speriamo che si riveli scienza esatta per quanto riguarda i nostri cadetti e che, in futuro, questi possano darci delle soddisfazioni addirittura maggiori di quelle che ci hanno dato negli White House Juniors Internationals.