Ecco perché gli economisti ci studiano

Maurizio Fiaschetti

Il prof. Giancarlo Marini e il dr. Maurizio Fiaschetti, del Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università Tor Vergata di Roma, l’anno scorso in via sperimentale hanno effettuato uno studio sui tratti comportamentali dei bridgisti. Questa ricerca ha suscitato tale interesse nella comunità scientifica internazionale che è stato chiesto loro di approfondirla. Hanno dunque approfittato dei Campionati a Coppie a Salsomaggiore per somministrare un questionario a giocatori volontari.

“Sono diminuiti i giocatori di bridge:
è per questo che il mondo è in crisi.” (G. Akerlof)

Vorreste dare il premio Nobel all’autore di questa frase? Troppo tardi…

George Akerlof, premio Nobel per l’Economia nel 2001, nel suo libro “Animal Spirits” raffronta il poker e il bridge. Nel testo afferma che la scelta dei giochi di carte praticati nel tempo libero è lo specchio della società:

“Il cambiamento culturale che prese il via a partire dalla fine degli anni ’20 si manifestò anche nella scelta dei passatempi. Durante gli anni ‘30, cioè nel periodo della Depressione, il gioco del bridge sbocciò letteralmente. Dal 1941, con la fine della Grande Depressione, un sondaggio condotto dall’Associazione dei Produttori Americani di Carte rilevò che il bridge era diventato il gioco più popolare, praticato addirittura dal 44% delle famiglie statunitensi. Si tratta di un gioco di coppia, in cui è necessario cooperare – un’attività sociale, che fin dall’inizio veniva frequentemente raccomandata anche come metodo per trovare amici o addirittura fidanzarsi.
Era considerato anche un ottimo modo per migliorare la socialità (sebbene di tanto in tanto potesse essere la causa della fine di amicizie o di divorzi). Solo occasionalmente veniva giocato per denaro.
Nella prima decade del XXI secolo il bridge attraversa un serio declino; viene visto come un passatempo per anziani ed è praticato da pochi giovani. Al contrario, il poker – e specialmente la sua variante Texas hold’em – ha un ampio seguito. Questo, a differenza del bridge, è un gioco individuale, in cui hanno molta importanza il “bluff”, la dissimulazione e il sangue freddo. Solitamente si pratica per denaro.
Naturalmente sappiamo che potrebbe non esserci alcuna correlazione fra quello che avviene al tavolo da gioco e ciò che accade nell’economia. Ma se fra i giochi di carte, che sono praticati da milioni di persone, si passa al “bluff”, non trovate scontato assumere che questo passaggio riguardi anche il mondo del commercio?”

Lo studio del Prof. Marini

Il prof. Giancarlo Marini è a capo del dipartimento di Economia e Diritto dell’ Università Tor Vergata di Roma.
Insieme al dr. Maurizio Fiaschetti, suo dottorando, ha somministrato in questi giorni un questionario ad alcuni giocatori impegnati nel Campionato.
Lo studio è volto a dimostrare scientificamente che la pratica del bridge plasma molti eterogenei tratti del carattere.
Il progetto è l’evoluzione di un lavoro di ricerca iniziato l’anno scorso, quando il professore e il suo assistente hanno elaborato un questionario, proposto sul sito FIGB, a cui hanno aderito circa 840 giocatori. Una volta analizzati i dati ottenuti, il prof. Marini e il dr. Fiaschetti hanno condiviso i risultati con Games and economic behavior, la più autorevole rivista di teoria dei giochi del mondo. L’editore, E. Kalai, si è dimostrato estremamente interessato a questo studio e ha incoraggiato il professore ad approfondirlo.
La parte più complessa, e fondamentale, è eseguire la ricerca nel rispetto dei rigidi protocolli richiesti dalla comunità scientifica, affinché le conclusioni non siano un punto d’arrivo ma di partenza.

prof. Giancarlo Marini e dr. Maurizio FiaschettiIl prof. Giancarlo Marini e il dr. Maurizio Fiaschetti

Dal documento al monumento

L’eventuale ufficiale riconoscimento del nostro gioco come uno straordinario strumento per migliorare doti sociali, strategiche, di apprendimento e logiche, potrebbe concretizzare i sogni del prof. Marini, che punta a integrarlo nei programmi di studio universitari.

“Il bridge ha un impatto enorme suBenefici del gioco del Bridgella mente degli individui. Insegno da molti anni e so come possa essere complicato recepire i concetti teorici alla base della teoria della probabilità. Ma quando per spiegare ci si avvale di esempi concreti estrapolati dal bridge, immediatamente gli studenti capiscono. E’ per questo che moltissimi studiosi, nei propri trattati, lo utilizzano per illustrare le loro teorie e addirittura Emile Borel negli anni ’30 ha pubblicato un libro intitolato ‘la teoria matematica del bridge’. Io vorrei che questo gioco venisse introdotto nelle università come supporto all’insegnamento delle altre materie.”
Il Professore vede al di là dell’aspetto matematico e statistico:

“Il bridge è dotato di una stupefacente trasversalità. Dovrebbe essere inserito in tutte le facoltà, adeguandolo alla materia di studio. Ad esempio potrebbe aiutare gli studenti di lettere nella comprensione degli aspetti inerenti la teoria del linguaggio, ma vedo delle applicazioni anche in campo medico e giuridico.”

L’ospite d’onore entra dalla porta principale

Come dovrebbe essere introdotto il bridge negli atenei?
Il Prof. Marini considera questo punto un aspetto fondamentale:

“Gli studenti sono assorbiti dalle attività curricolari. Inserire il bridge come materia opzionale non è sufficiente. Occorre integrarlo nei corsi principali.
Non dovete immaginare un’aula di studenti con le carte in mano. Pensate invece a un professore che spiega la propria materia, come ha sempre fatto, e che facendolo parla anche di bridge, perché questo è più che un gioco, è un universo in cui trovano applicazione le leggi teoriche fondamentali di numerose materie.”

Work in progress

I risultati della ricerca saranno definitivi completata l’elaborazione dei dati, fra circa due mesi. Anche senza i numeri alla mano, comunque, possiamo affermare con sicurezza che fra le caratteristiche dei giocatori di bridge c’è la curiosità. Per questo il Prof. Marini ha promesso che completata l’analisi dei dati ci svelerà il perché di certe domande, apparentemente bizzarre.
In attesa dei risultati definitivi, il professore e il Presidente della Federazione Gianni Medugno stanno già lavorando alla sensibilizzazione dei Rettori di diverse università italiane.
Queste ricerche hanno destato anche l’attenzione dei media, con grande soddisfazione del prof. Marini:

“Siamo molto contenti del riscontro mediatico del nostro impegno. Al corso di bridge pilota che tenemmo all’Università con Fulvio Fantoni iI tg5 dedicò addirittura un servizio nell’edizione delle 20.00. E’ invece un peccato che la maggior parte dei Mecenate del bridge italiano preferisca investire più sulla componente agonistica che sulla diffusione del gioco.”

Bill Gates“Tutti i giovani dovrebbero giocare a bridge, perché chi sa giocare a bridge sarà bravo anche in tutte le altre cose della vita.” (Bill Gates, imprenditore, appassionato di bridge)

 

Romain Zaleski“Tutto quello che sono, e come sono, lo devo proprio al bridge. Lo devo al fatto che è una scuola di formazione stupenda, molto superiore a quei corsi teorici svolti ex-cathedra da alcuni istituti. A bridge occorre infatti comportarsi in modo intelligente e razionale senza disporre di tutte le informazioni; occorre poi anche comportarsi in modo da ostacolare lo scambio di informazioni nel campo avversario. Occorre insomma agire correttamente, sempre valutando l’insieme delle probabilità di riuscita e di sconfitta rispetto all’obiettivo prefissato. Perdita di tempo il bridge? Io sono riuscito nella vita perché sono riuscito nel bridge. Non il contrario.” (Romain Zaleski, imprenditore)

Bob Hamman“La cosa più grandiosa del bridge è che tu sei in una situazione incerta, sconosciuta. Sai quali carte ci sono nel mazzo, ma non sai come sono disposte, e quindi non puoi avere certezze. E anche se non hai certezze, una delle cose spietate di questo gioco è che sei obbligato a licitare o a giocare una carta. Devi fare qualcosa, e quello che farai potrebbe essere sbagliato, quindi semplicemente fai del tuo meglio. E se sbagli, cosa che capita la maggior parte delle volte, devi essere in grado di fartene una ragione e passare al board successivo, perché altrimenti non potrai mai avere buoni risultati. Questa è una metafora della vita.” (Bob Hamman, imprenditore, campione di bridge)