Buongiorno,
volevo un chiarimento sul regolamento dei tornei locali.
Nei tornei di circolo è possibile effettuare aperture a livello di uno con qualsiasi punteggio? o esiste un punteggio minimo?
Se esiste un punteggio minimo (io ricordavo 8 punti per aprire a livello uno) e viene violata la norma, cosa deve fare l’arbitro?
grazie
Salvatore Iannone

Caro Salvatore,
con riferimento alla possibilità, o meno, di aprire a livello di uno, è necessario fare un distinguo:
a)  Se si parla di accordi di coppia, allora il limite è effettivamente pari ad otto punti.
Ovvero, non è possibile giocare un sistema che prevede di aprire sistematicamente a livello di uno con meno di otto punti, e questo perché in quel caso il sistema verrebbe classificato come HUM (High Unusual Method), e gli HUM non possono essere giocati in alcun ambito (non solo a livello locale, ma addirittura in nessuna competizione).
b)  Se, invece, l’azione in questione è estemporanea, vale a dire slegata dagli accordi di coppia, è permessa, ma tuttavia soggetta, nel solo ambito locale, alla legislazione sulle psichiche.
Un’apertura con meno di otto punti dovrà quindi essere giustificata da aspetti tecnici, quali la particolare distribuzione (ad esempio, una 66 o 75 nobile può essere giustificata anche con soli sei punti), e non avere quale unica motivazione la volontà di sviare gli avversari.
Dove l’ambito non sia invece locale, non c’è alcun limite, ma l’arbitro dovrà verificare che davvero di azione estemporanea si tratti (vedi in merito l’Articolo 40).

Cordiali Saluti,
Maurizio Di Sacco

Grazie della delucidazione però mi rimangono alcune perplessità.
Applicando il metodo della discrezionalità, anche in ambito locale, non si corre il rischio di demandare al singolo arbitro che in quel momento sta dirigendo il torneo di decidere in base alle proprie caratteristiche di gioco ed alla propria predisposizione?
Alcuni arbitri magari con mani con la 6/5 e 4 punti potrebbero decidere che l’apertura “estemporanea” è lecita ed altri invece potrebbero decidere il contrario.
Come si può discernere meglio la regolarità o meno del fatto? O è sufficiente essere certi che si tratti di una scelta estemporanea del giocatore e quindi diventerebbe comunque lecito in quasi la totalità dei casi, al limite anche con una 5/5/4.

Come deve comportarsi il direttore per essere certo di effettuare la scelta più corretta?

Il nostro non è un gioco che può essere ridotto a numeri, perché i punti non sono tutti uguali – quattro Fanti non fanno un Asso – e perché la distribuzione gioca un ruolo fondamentale.
In altre parole, non può prescindere da valutazioni di ordine tecnico.
Non è tuttavia l’arbitro, quando siano coinvolti aspetti tecnici, a dover valutare gli stessi: egli si dovrà affidare alla valutazione di esperti.
Che ci siano, poi, esiti diversi in contesti diversi è del tutto connaturato non solo al nostro sport, ma anche a molti altri, dove la valutazione tecnica sia prevalente sulla meccanica applicazione di regole deterministiche.
Né si può pretendere che un arbitro di livello locale sia in grado di esprimere lo stesso livello qualitativo di un arbitro nazionale o, come nel mio caso, Arbitro Capo della World Bridge Federation.
Gli arbitri vengono continuamente testati ed aggiornati – sull’argomento in esame esistono decine di pagine – per cercare di uniformarne le capacità, ma le differenze restano, ed è inevitabile che sia così.